Milan – Newcastle 0-0: qualificazione compromessa

Il Milan pareggia la partita più facile del girone della morte. 0-0 contro la squadra di quarta fascia, in casa, che non ha fatto altro che difendersi sia per attitudine, sia per una evidente differenza di tasso tecnico a nostro favore. Eppure il copione è sempre lo stesso: sterilità e ricerca ossessiva dell’1vs1. Davanti tiriamo tanto ma tiriamo male perché non creiamo spazi facendo girare la palla che gira sempre e solo lentamente – tatticamente il nulla ed il nulla continua a vedersi da ormai troppo tempo. A questo aggiungiamo una partita vergognosa di Leao che non viene nemmeno cambiato, costantemente in fuorigioco, mai a pressare l’avversario e sbagliando tutto lo sbagliabile.

Non saprei cosa dire se non fosse che i cambi confermano che non si capisce perché Musah non abbia giocato dall’inizio – è in compenso sparito Okafor che si era visto bene a Roma e non ha mai più giocato mezzo minuto. Ha fatto sorprendentemente bene Florenzi che è entrato per Calabria ammonito – il problema è che tatticamente dietro la partita è stata preparata anche bene senza costringere i terzini ad alzarsi e facendogli fare i terzini ma davanti male, molto male.

Io onestamente non so più cosa dire perché è evidente che in Champions se non ti lasciano i contropiedi non puoi affidarti ad azioni costruite a caso sperando nel rimpallo decisivo. Facciamo girare la palla male e troppo lentamente – e la facciamo girare senza personalità ritornando a Maignan appena ci fanno bu a centrocampo. Per me questa squadra con questo tecnico continua a non avere un futuro qualsiasi sia il risultato – a Furlani decidere fino a quando tirare la corda e fino a quando rischiare di compromettere la stagione.

Chiusura con il nostro vergognoso staff tecnico – la prima partita infrasettimanale arrivano tre infortuni: Theo, Maignan e Loftus-Cheek. Inammissibile ed inconcepibile una roba del genere che continua in maniera totalmente impunita coi responsabili ancora liberi di circolare. Pesante in particolare l’assenza di Loftus-Cheek che stasera stava dominando a centrocampo.

MILAN-NEWCASTLE 0-0

MILAN (4-3-3): Maignan (dal 81’ Sportiello); Calabria (dal 46’ Florenzi), Thiaw, Tomori, Hernández; Loftus-Cheek (dal 72’ musah), Kruni?, Pobega (dal 61’ Reijnders); Chukwueze (dal 61’ Pulisic), Giroud, Leão. A disp.: Mirante; Bartesaghi, Kjær; Adli; Jovi?, Okafor. All.: Pioli.

NEWCASTLE (4-3-3): Pope; Trippier, Schar, Botman, Burn; Bruno Guimaraes, Longstaff, Tonali (dal 73’ Anderson); Murphy (dal 63’ Wilson), Isak (dal 90’ Barnes), Gordon (dal 63’ Almiron). A disp.: Karius, Harris, Dummett, Lascelles, Targett, Hall, Livramento, Miley. All.: Howe.

Arbitro: José María Sánchez (ESP)

NoteAmmoniti: 40’ Calabria, 82’ Musah, 83’ Giroud, 89’ Krunnic. Recupero tempo: 5’ 2T.

Inter – Milan 5-1: cacciate quel ratto

Inammissibile il quinto derby perso di fila, il peggiore di tutti. Il Milan continua a prendere gol nello stesso modo contro l’Inter, ripetutamente, coi nerazzurri che si limitano a parcheggiare l’autobus e saltare con due passaggi lunghi tutta la nostra squadra sbilanciata in avanti per attaccare per poi trovarsi Lautaro e Thuram 1v1. Inammissibile dopo essere stati battuti 4 volte così continuare a giocare con la difesa a metà campo lasciandoti aspettare. L’Inter ha tenuto palla 10 minuti in meno del Milan e ha creato 10 occasioni da gol contro 8, cinque finite in rete.

Come gioca l’Inter l’hanno capito tutti, l’ha capito pure Pulisic che lo ha spiattellato sulla Gazzetta. Eppure eccoci qua – solito copione, zero accorgimenti, partita tutta preparata come voleva Inzaghi. Aperta tatticamente da un gol che è viziato da un fallo (ma lo sapevamo che con loro non avremmo mai avuto arbitraggi pari) e finita con l’Inter che si rende pericolosa ad ogni contropiede.

L’Inter è questa roba qua. Una roba tecnicamente modesta ma fisicamente performante – allenata benissimo. Difesa alta, recupero – spesso falloso e non fischiato – e contropiede. Si basano letteralmente su questa roba qua e li hanno letti tutti tranne lui. Li hanno battuti Udinese, Roma, Juventus, Empoli, Bologna, Monza, Spezia, Fiorentina – ma noi no. E attenzione a buttarla in vacca con la rosa proprio per queste sconfitte perché la Juventus, con cui noi abbiamo passeggiato, li ha saputi dominare lo scorso anno.

Io continuo a credere che questa squadra con Antonio Conte vince lo scudetto ad Aprile. Non esiste differenza di rosa che spieghi gli ultimi cinque derby. Non esiste. Non esiste differenza di rosa che giustifica 5 sconfitte contro una squadra che lo scorso campionato ne ha perse 13. Non esiste differenza di rosa che giustifica lasciare Thiaw e Kjaer contro gli attaccanti a 50 metri.

In campo c’è anche l’avversario e bisogna saperlo rispettare invece di continuare a impuntarsi col proprio gioco. Inzaghi lo ha fatto, Pioli continua con lo stesso copione ripetutamente senza importargli di adattarsi o del risultato finale. E riesce a perdere contro questa roba qua: recupero, contropiede, gol. Ripetutamente. Ora, se si vuole il salto di qualità è il momento di cacciare questo sbruffone. Ora – prima che sia troppo tardi.

P.s. scusate, mentre scrivevo il postpartita ho sentito che ha detto che “si tiene i primi 70 minuti“. La chiudo qua o non rispondo delle mie azioni

INTER-MILAN 5-1

Marcatori: Mkhitaryan 5′, Thuram 38′, Leao 57′, Mkhitaryan 69′, Calhanoglu 79′, Frattesi 93′

INTER (3-5-2): Sommer; Darmian, Acerbi, Bastoni (74′ De Vrij); Dumfries, Barella (63′ Frattesi), Çalhano?lu (80′ Asllani), Mkhitaryan, Dimarco (63′ Carlos Augusto); Thuram (dal 64 Arnautovic), Martínez. A disp.: Audero, Di Gennaro; Bisseck, Carlos Augusto, de Vrij, Pavard; Agoumé, Asllani, Cuadrado, Frattesi, Klaassen, Sensi; Arnautovi?, Sánchez. All.: Inzaghi.

MILAN (4-3-3): Maignan; Calabria (77′ Florenzi), Kjær, Thiaw, Hernández; Loftus-Cheek (86′ Musah), Kruni?, Reijnders (77′ Jovic); Pulisic (56′ Chukwueze), Giroud (77′ Okafor), Leão. A disp.: Mirante, Sportiello; Bartesaghi, Florenzi, Pellegrino; Adli, Musah, Pobega, Romero; Chukwueze, Jovi?, Okafor. All.: Pioli.

Arbitro: Sozza di Seregno.

I fischi a Donnarumma ed il calcio del popolo bianconerazzurro

Ci risiamo. La nazionale ha giocato a San Siro e come già successo in Italia – Spagna gianluigi donnarumma, minuscole volute, si è trovato nuovamente vittima di fischi e i giornalisti con lo smoking bianco si sono sentiti in dovere di moralizzare e spiegare a tutti come si deve fare il tifo. Giornalisti che sono stati i primi a caricare la gara chiedendo di non fischiare il portiere – ottenendo ovviamente l’effetto contrario. Donnarumma non fu fischiato lo scorso anno quando a San Siro si giocò Italia – Inghilterra di Nations League, semplicemente perché i giornalisti non avevano caricato tale partita. Se proprio vogliamo dirlo era tutto preparato per poter poi dare la colpa ai tifosi del Milan in caso di mancato successo.

Donnarumma non è nemmeno il primo giocatore della nazionale ad essere fischiato nella storia recente – toccò a Bonucci a giugno 2018 al termine della stagione in cui si trasferì al Milan, prima di tornare alla Juventus. Nessun giornalista osò sollevare questioni sul pubblico pagante bianconero che legittimamente fischiò un giocatore che tradì la propria maglia. Se in fondo vogliamo dirlo, il problema non è che si fischi un giocatore della nazionale, il problema sono i tifosi del Milan ai quali questo non può essere permesso.

Il vicedirettore di Sportmediaset
Il vicedirettore di Sportmediaset (RT poi rimosso)

I giornalisti che difendono donnarumma sono spesso simpatizzanti di Juventus ed Inter – non ultimo il vicedirettore di sportmediaset che spara il solito pippone moralista indossando lo smoking bianco spiegandoci col ditino perché alcuni tifosi non possono esercitare un diritto che ha pagato. I giornalisti in fondo sono gli stessi che pochi giorni fa hanno legittimamente attaccato Roberto Mancini per aver mollato la nazionale in medias res per andare a prendere i soldi arabi. Insomma, Mancini una scelta di soldi non può farla, Donnarumma sì.

Come ho scritto oggi su twitter i giornalisti sportivi dovrebbero avere ben visibile la squadra per cui tifano quando forniscono opinioni di questo genere – perché le lezioni di tifo da chi approfitta di una tribuna neutrale per fare il tifoso non le accetto. E nessuno dovrebbe accettarle. Ai signori giornalai non è chiaro, in fondo, che Donnarumma ha fatto uno dei gesti più brutti per chi ha una idea di calcio con dei valori – quello di lasciare a zero euro una squadra che gli ha dato tutto, che lo pagava 6 milioni l’anno e che si era accollato anche un fratello dai discutibili valori tecnici ad un milione l’anno.

I tifosi fischiano questo, fischiano questa idea di calcio ed è una idea che mi pare di capire che ai tempi della superlega non piaceva nemmeno a loro. Donnarumma è e sarà sempre marchiato quando metterà piede a Milano per quello che ha fatto – e lo sarà ad esempio in modo tale che nessuno osi più fare una cosa del genere senza assumersene le conseguenze.

Alla fine, in fondo, si tratta di questo. Conseguenze. C’è chi le accetta, come Bonucci o come Ibrahimovic quando cambia squadra. C’è chi piagnucola e scrive agli amici giornalisti, magari tramite procuratore. Poi c’è solamente chi è in malafede e moralizza con la sciarpa bianconera o nerazzurra addosso, magari attaccando Skriniar per la stessa scelta fino a qualche mese fa.

I fischi non certificano, quindi, quanto sia maleducato il pubblico del Milan – semmai quanto sia in malafede o prezzolata certa stampa e come chi dovrebbe difendere il sistema sia il primo a non aver mai mosso un dito quando i valori di quel sistema venivano a cadere allontanando appassionati.

Su Donnarumma – cari giornalai – non vi siete mai mossi, non lo avete mai incalzato per tempo quando nicchiava, eravate lì a sperare che se ne andasse e lo avete giustificato fino all’ultimo. Ora, anche voi, accettate le conseguenze delle vostre azioni. Mostrate un po’ di dignità e state zitti, in silenzio, a rosicare. Come dopo il gol di Rodri il 10 giugno.

Il problema derby

Nel ciclismo in questo momento il ciclista di punta del movimento è Tadej Pogacar. Non è il campione del mondo, non è il campione in carica del Tour de France ma è indubbiamente il faro del movimento. C’è però un altro ciclista – forte, ma molto meno forte – che è Jonas Vingegaard che si prepara per fare il tour de France, batte Pogacar e i suoi fan pretendono che questo venga riconosciuto indiscutibilmente come prova che è il numero 1 mondiale, rosicando ed attaccando chi non la pensa così. Perché parto con questo pippone sul ciclismo? Perché in Serie A succede la stessa cosa con gli interisti dove il Tour de France è il derby e la voglia di autocelebrazione e riconoscimento su chi è meglio di te per averlo battuto una o due volte l’anno è la stessa.

Per loro il derby è l’obiettivo, un po’ come l’Espanyol, l’Atletico Madrid o il Torino, per noi è solo un mezzo per cercare di vincere un trofeo. Non è infatti inusuale che quando noi vinciamo un derby pesante alla fine poi arriva il trofeo mentre le loro vittorie fanno spesso numero e non portano a nulla. In fondo, se ci pensate, sono proprio le tifoserie mediocri che cercano la rivalutazione sul singolo episodio e non sulla stagione quindi il loro folklore da ossessionati ed invasati è proprio quello che li caratterizza.

Il problema è che questo si trasmette ai giocatori in campo – che di fatto sono diretta emanazione dell’ossessione societaria e dei tifosi nei confronti del cugino bello e vincente. E’ un dato di fatto che per fortuna o purtroppo i nostri non sentono i derby come i loro dai tempi del primo Ibra. Questo, ogni volta, ci porta ad avere dei derby in salita – quando siamo molto meglio di loro come all’andata nello scorso campionato o al ritorno nell’anno dello scudo, vinciamo di misura e soffrendo. Quando siamo al loro livello come negli ultimi 4 non riusciamo mai a sbloccarla anche nei singoli episodi e finiamo sconfitti.

C’è forse una mancanza di responsabilizzazione della tifoseria a staff tecnico e giocatori nell’affrontare il derby? Forse, troppi tifosi si lamentano dicendo che l’Inter è molto più forte – eppure fuori dai derby i risultati sono simili, anzi, contro le altre big italiane, Juve e Napoli su tutte, probabilmente noi abbiamo fatto molta meno fatica dell’Inter. Semplicemente il modo di giocare dell’Inter si adatta molto al nostro modo di giocare, molto europeo e molto simile a quello del City che in finale ha faticato contro l’Inter – vincendo forse anche immeritatamente (ma godo ancora tre mesi dopo, anzi forse anche di più proprio per questo).

Il copione dei derby è sempre lo stesso: Inter compatta dietro, palla al Milan sempre sbilanciato, recupero alto e ripartenza. L’unica volta che Pioli ha provato qualcosa di diverso (il ritorno in campionato) è stato massacrato dai tifosi ma quello poteva essere un modo per giocare – con Leao davanti, però, non Origi. In quel derby infatti c’è una occasione per parte, Lautaro la segna, Giroud no. E’ proprio il segnare prima che porta all’Inter enormi vantaggi poi nella gestione tattica della partita come potersi mettere dietro e non subire quasi mai gol – gli stessi euroderby dipinti come dominati finiscono con possesso ed occasioni comparabili tra le due squadre nonostante una narrativa differente.

La Fiorentina ha dimostrato che se attendi l’Inter alta finisce male – non è un caso che l’Inter lo scorso anno ha faticato con le piccole (13 sconfitte) perché se non trova spazi a sua volta viene neutralizzata a meno che Dzeko non inventi qualcosa. Come preparare quindi il derby? Belli bassi cercando spazio, evitando di farsi pressare (spazzando invece che rischiare di perdere alto) e lasciando campo a Leao – un po’ come col Napoli al ritorno in Champions. Poi finirà come finirà non sarà certo un derby in più o in meno che cambia la storia tra una squadra che ha più del doppio delle Champions dell’altra.

In fondo alla fine per i professionisti delle linee di credito pluriennali ad interessi da strozzini, il derby è l’unica possibilità di riconoscimento che hanno. Battere il Milan, digrignarsi e mugugnare come scimmie per una settimana con post celebrativi dell’account che dice Milano siamo noi – potrebbe anche postare del terrapiattismo, sarebbe la stessa cosa. Poi c’è la realtà e fuori dalla nicchia del derby, in fondo, quel riconoscimento territoriale su Milano non glielo dà e non glielo darà mai nessuno. Un po’ come nessuno lo darà mai a Jonas Vingegaard.

Calendario scientifico

Ma lo avete visto il calendario degli anticipi e posticipi? Ma quanto è bello quel calendario? E’ per-fet-to. Un capolavoro di ingegneria. Se si fossero impegnati non sarebbero riusciti a farlo meglio. Ora, a parte parafrasare il direttore, nel giorno in cui Leao e Theo, quest’ultimo semifinalista Champions League e finalista del mondiale vengono esclusi dal pallone d’oro per Kane e Kolo Mouani, la Lega ha rilasciato – appunto – il calendario delle partite fino a Natale. Proprio da questo calendario possiamo dedurre delle cose – andiamo a vederle.

Giornata 5: Milan-Verona, sabato, ore 15.00 / Empoli-Inter domenica, ore 12.30. E’ una giornata che si gioca dopo la Champions League, per cui, ovviamente, chi gioca al sabato ne risente più di chi gioca la domenica. Penalizzazione Milan.

Giornata 6: Cagliari-Milan, mercoledì 18.30 / Inter-Sassuolo mercoledì, ore 20.45. E’ un infrasettimanale con gare abbordabili, quindi nessun vantaggio particolare.

Giornata 7: Milan-Lazio, sabato ore 18.00 / Salernitana-Inter, sabato ore 20.30. Giornata pre-Champions con l’Inter che gioca al mercoledì e il Milan al martedì. All’inter viene concesso anticipo al sabato che ci sta ma non sarà concesso al Milan in alcune di queste occasioni. Vantaggio Inter.

Giornata 8: Inter-Bologna, sabato ore 15.00 / Genoa-Milan, sabato ore 20.45. Giocano entrambe al sabato dopo la Champions League, il Milan però ha giocato di mercoledì. Per Empoli-Inter viene concessa la domenica alle 12.30. Entrambe sono partite Sky. Penalizzazione Milan.

Giornata 9: Torino-Inter, sabato ore 18.00 / Milan-Juventus, domenica ore 20.45. Ritorno dopo la sosta nazionali, prima di un turno di Champions. All’Inter hanno concesso alla giornata 7 di giocare al sabato perché mercoledì c’è una gara di Champions importante? Al Milan non viene fatto lo stesso. Quello slot va a Sassuolo – Lazio, terza scelta di Sky Sport. Eh si, perché in una giornata in cui la prima scelta di DAZN è stata ovviamente Milan-Juventus e la seconda è stata Torino-Inter – guarda un po’ – se Sky avesse scelto come terza Verona – Napoli, ben più interessante di Sassuolo – Lazio, quest’ultima si sarebbe potuta giocare alle 20.45 con Milan – Juventus alle 18.00 e Torino – Inter alle 15.00 del sabato. Insomma, penalizzazione Milan

Giornata 10: Inter-Roma, domenica ore 18.00 / Napoli-Milan domenica, ore 20.45. Qua c’è poco da dire. All’Inter viene concesso, nuovamente, di giocare alla domenica dopo la Champions League (stavolta anche a noi, per fortuna) visto che l’avversaria è la Roma, che gioca in Europa League. Potevano magari giocarla al lunedì in modo da dare un po’ di recupero anche ai giallorossi? Nah, non se ne parla nemmeno – al lunedì ci vanno Empoli – Atalanta e Lazio – Fiorentina. Vantaggio Inter

Giornata 11: Atalanta-Inter, sabato ore 18.00 / Milan-Udinese, sabato ore 20.45. Come per la giornata 7 e differentemente dalla giornata 9 all’Inter viene nuovamente concesso l’anticipo del sabato quando gioca in Champions League al mercoledì. Vantaggio Inter.

Giornata 12: Lecce-Milan, sabato ore 15.00 / Inter-Frosinone, domenica ore 20.45. All’inter viene nuovamente concesso il giorno extra di riposo dopo la Champions League. Al Milan no. Penalizzazione Milan.

Giornata 13: Milan-Fiorentina, sabato ore 20.45 / Juventus-Inter, domenica ore 20.45. Finalmente una giornata sfavorevole all’Inter che deve giocare poi in Champions League al mercoledì seguente. Penalizzazione Inter.

Giornata 14: Milan-Frosinone, sabato ore 20.45 / Napoli-Inter, domenica ore 20.45. Ancora giornata dopo la Champions League, ancora Milan di Sabato. Che ve lo dico a fare? Penalizzazione Milan.

Giornata 15: Atalanta-Milan, sabato ore 18.00 / Inter-Udinese, sabato ore 20.45. Finalmente alla giornata 15 ci concedono di giocare al sabato con la Champions al mercoledì. Vantaggio Milan.

Giornata 16: Milan-Monza, domenica ore 12.30 / Lazio-Inter, domenica ore 20.45. Finalmente alla giornata 16 non ci fanno giocare al sabato dopo la Champions, comunque visto che anche l’Inter lo fa per questa giornata, nessun vantaggio particolare.

Per le giornate dalla 17 alla 19 essendo a distanza di una settimana e senza la Champions League di mezzo, non ci sono vantaggi o penalizzazioni particolari a Milan ed Inter.

Nelle giornate dalla 5 alla 16 si contano quindi

  • 5 giornate in cui il Milan viene penalizzato fissando un anticipo o un posticipo in un orario che non aiuta il calendario
  • 1 sola giornata in cui la stessa cosa accade all’Inter
  • 3 giornate in cui l’Inter viene aiutata concedendo un anticipo o un posticipo in un orario che aiuta il calendario
  • 1 sola giornata in cui la stessa cosa accade al Milan

Lascio quindi ai lettori la conclusione dopo questo elenco insindacabile di fatti oggettivi. Non sarà mica che questa è l’ultima chance per la seconda stella dell’Inter e bisogna aiutarli in tutti i modi possibili?

Lettere da un universo parallelo

Esonerato Pioli per decisione diretta di Paolo Maldini a campionato finito, il nuovo Milan di Andrea Pirlo non sta ingranando dopo le prime tre di campionato – alla sosta i rossoneri si presentano con soli due punti in classifica, a pari con Roma, Udinese e Salernitana e a -7 dall’Inter che affronteranno nel derby. La campagna estiva non ha convinto nonostante Maldini ci abbia messo la faccia sul rinnovo di Tonali a 5 milioni annui accompagnato dall’esultanza dei tifosi che hanno trattenuto il loro campione che però ha portato via parecchio budget per operare sul mercato estivo.

Come lo scorso anno la campagna acquisti è stata chiusa in fretta nei primi di luglio con Loftus-Cheek, Kamada ed Arnautovic, Per Berardi Maldini aveva chiesto un extra-budget ma visti i problemi con la UEFA questo non era possibile. Nell’esordio di Bologna quindi il Milan riesce a giocare 60 minuti con una buona palla gol sprecata proprio da Messias. Pirlo boccia Kamada all’intervallo inserendo De Keteleare che però non riesce a dialogare con Giroud e Leao, raddoppiati sistematicamente – al 70esimo, dopo il primo giro di cambi, Tomori si perde Zirkzee su un contropiede e il Bologna segna il gol che vale i tre punti.

La squadra non brilla nemmeno contro il Torino – si fa notare Loftus-Cheek a centrocampo, Pirlo prova a partire con De Ketelaere titolare e rilancia con l’esordio di Arnautovic dal primo minuto. Come già successo l’anno precedente in coppa Italia però l’attacco risulta troppo prevedibile ed il Milan, pur tenendo palla, non riesce a segnare il gol che sblocca lo 0-0 finale. Messias viene sostituito da Saelemakers e per il brasiliano (dichiarato incedibile da Maldini in estate) si sentono i primi fischi – si rivede Origi nel finale a fare coppia con Giroud nell’assalto disperato.

A Roma il copione è molto simile alla partita di Torino con la Roma che chiude gli spazi e prova a ripartire. Loftus-Cheek riesce a procurarsi un rigore che Kamada, rilanciato titolare, trasforma in rete – nel secondo tempo però il Milan rimane in 10 uomini per l’ennesima vaccata di Tomori e Lukaku riesce a segnare il gol dell’1-1 con un Pirlo disperato che butta Origi nella mischia. Maldini si presenta quindi davanti alle telecamere ribadendo che la rosa è forte e che il lavoro si vedrà sul lungo periodo dopo aver chiuso il prestito di Ansu Fati dal Barcellona. Bianchin della gazzetta riporta invece già di una prima lite con il tecnico riguardo lo scarso utilizzo di De Keteleare dopo che Kamada è tornato titolare (giocando una buona partita) con la Roma. Una cosa è certa, la stagione del Milan è oartita in salita.

Roma – Milan 1-2: nonostante Rapuano

Come spesso accade col Milan e come spesso accade a Roma ci troviamo a giocare una partita fino alla fine nonostante dopo 60 minuti c’era in campo una superiorità non netta – nettissima – a nostro favore. Gara insomma in linea con le ultime. Rapuano ha però deciso di fare il protagonista nel primo tempo con un giallo ridicolo a Tomori ed un altro a Loftus-Cheek mentre Celik prendeva Leao per i pantaloncini. Un allenatore che ha capito l’andazzo – perché era evidente all’intervallo che Tomori sarebbe stato espulso nel secondo tempo a chiunque tra gli spettatori presenti oggi all’Olimpico – i cambi li fa al 45′ o subito dopo il gol del 2-0. Lui niente.

E così, come l’anno dello scudetto (dove fu ignorato il fallo su Krunic nell’espulsione di Theo) ci troviamo a giocare una partita dove eravamo dominanti con la Roma in arrembaggio. Curiosamente proprio come quell’anno la Roma segna nel recupero un gol sporco dandoci il brivido ma non finalizza. E’ un 2-1 comunque meritato ma che fa incazzare per come c’erano due o tre categorie di differenza tra le squadre.

Dei singoli ho poco da dire, perché al netto della vaccata di Tomori han fatto tutti molto bene – una nota su Okafor perché mentre nel finale la squadra era in rotta lui continuava a fare quello che andava fatto, tenere palla e prendere falli. Troppe palle perse nel finale che hanno rilanciato le ambizioni della Roma. Pareggiare contro questa squadretta due categorie inferiore come è successo nelle ultime volte sarebbe stato, in pratica, un vergognoso fallimento.

Di che parliamo per chiudere? Del mercato. Mentre i tafazzisti pensano che per vincere lo scudetto devi avere la rosa del Real Madrid io non mi tiro indietro e sticazzi sul secondo terzino e il centravanti di riserva – Pioli non ha scuse e deve lottare per lo scudetto fino alla fine e passare un girone di Champions dove solo il PSG ci è superiore. Altrimenti avrà fallito.

A Furlani vanno fatti solo i complimenti per aver pesantemente rinforzato la squadra spendendo tutto ciò che si poteva spendere – un piccolo appunto nel finale di mercato dove ha dimostrato di non essere ancora ai livelli di Galliani e saper nuotare nel mare in mezzo agli squali, ma migliorerà. Nei prossimi giorni sapremo anche chi ha rilanciato per Taremi con un bel mazzettone per prenderlo a zero il prossimo giugno – anche se credo di aver già capito. E voi?

Roma (3-5-2): Rui Patrício; Mancini (34′ st Pagano), Smalling, Llorente; Çelik (26′ st Spinazzola), Cristante, Paredes (26′ st Bove), Aouar (31′ Pellegrini), Zalewski; El Shaarawy (26′ st Lukaku), Belotti. A disp.: Boer, Svilar, Karsdorp, Kristensen, N’Dicka, Pisilli. All.: Mourinho

Milan (4-3-3): Maignan; Calabria, Thiaw, Tomori, Hernandez; Loftus-Cheek (20′ st Kalulu), Krunic, Reijnders; Pulisic (32′ st Okafor), Giroud (25′ st Pobega), Leao (32′ st Chukwueze). A disp.: Sportiello, Mirante, Florenzi, Kjær, Pellegrino, Adli, Musah, Romero. All.: Pioli

Arbitro: Rapuano

Marcatori: 9′ rig. Giroud (M), 3′ st Leao (M), 45′ st+2′ Spinazzola (R)

Ammoniti: Loftus-Cheek (M), Paredes (R), Lukaku (R), okafor (M)

Espulsi: Tomori (M)

L’ultimo sorteggio

Va in scena a Nyon alle 18.00 quello che sarà l’ultimo sorteggio della fase a gironi della Champions League – è un sorteggio importantissimo per mille motivi, non solo essere appunto l’ultimo per il momento della storia di questa coppa prima del nuovo format campionato ma è anche l’ultima stagione di un ciclo quadriennale che qualifica al mondiale per club e di cui ancora oggi non sono noti i criteri. Andiamo quindi a vedere le avversarie che potremmo incontrare

Urna 1

Manchester City (ENG, Champions League holders) +++++
Sevilla (ESP, Europa League holders) ++
Barcelona (ESP) ++++
Napoli (ITA) +++
Bayern München (GER) +++++
Paris Saint-Germain (FRA) +++
Benfica (POR) ++
Feyenoord (NED) +

E’ forse l’urna più importante essendo quella dei campioni nazionali, quindi non quella per ranking. Considerato che non possiamo – purtroppo – incontrare il Napoli l’urna si divide chiaramente in una squadra ingiocabile (City), una molto difficile (Bayern) e due giocabili ma evitabili (PSG, Barcellona). 57% quindi le possibilità per noi di prendere una delle più difficili, 43% di pescare “bene” ed aumentare il nostro passaggio agli ottavi

Urna 2

Real Madrid (ESP) +++++
Manchester United (ENG) +++
Inter (ITA) +
Dortmund (GER) +++
Atlético de Madrid (ESP) ++++
Leipzig (GER) ++
Porto (POR) ++
Arsenal (ENG) ++++

L’Urna 2 è solitamente più tosta dell’Urna 1, non quest’anno. La presenza di Lipsia, Porto e Dortmund, squadre di solito nella terza urna la rende più soft ma non per questo più facile. Ovviamente da evitare a tutti i costi il Real Madrid, possibilmente anche Arsenal e United. Dopo l’estrazione della seconda squadra di Milano il sorteggio sarà per noi immediatamente più chiaro in quanto non potremo finire nella stessa metà del tabellone.

Urna 3

Shakhtar Donetsk (UKR) +
Salzburg (AUT) +
Milan (ITA) +++
Braga (POR) +
PSV (NED) ++
Lazio (ITA) ++
Crvena zvezda (SRB) +
Copenhagen (DEN) +

Oggettivamente quest’anno la terza urna fa più schifo della quarta – e chi è finito in urna 3? Noi. Nessuna delle squadre in quest’urna ci farebbe paura – le più toste sono il Salisburgo o il PSV. In sostanza sarà un urna dove tutti spereranno di non pescarci.

Urna 4

Young Boys (SUI) +
Real Sociedad (ESP) ++
Galatasaray (TUR) ++
Celtic (SCO) +
Newcastle (ENG) ++++
Union Berlin (GER) +++
Antwerp (BEL) +
Lens (FRA) ++

L’Urna 4 ha due grandi spauracchi: Newcastle e Union Berlino. Il resto delle squadre è totalmente giocabile – il Celtic lo avevamo affrontato qualche anno fa in Europa League senza grossi problemi, credo che Antwerp e Young Boys siano le più abbordabili per ovvi motivi.

Vincoli

Come ogni anno esistono delle coppie di squadre che dovranno finire in due parti diverse del tabellone – queste sono

  • City & United
  • Sevilla & Atlético
  • Barcelona & Real
  • Napoli & Lazio
  • Bayern & Dortmund
  • Paris & Lens
  • Benfica & Porto
  • Feyenoord & PSV
  • Inter & AC Milan
  • Leipzig & Union Berlin
  • Arsenal & Newcastle

Mano a mano che il sorteggio procederà, quindi, sarà sempre più chiaro chi incontrerà chi. Cercherò di tenervi aggiornato durante il sorteggio su Twitter come sempre in questo senso.

Mondiale per club

Nell’estate 2025 ci sarà l’importantissimo mondiale per club FIFA a 32 squadre – stessa formula del mondiale in Qatar. 12 posti sono riservati all’Europa ed i criteri di qualificazione sono le 4 vincenti più le migliori 8 per ranking ma con due per nazione massimo e contando solo i punti fatti in Champions League.

Chelsea, Real Madrid e Manchester City sono dentro più il vincente di questa edizione. Dentro con ogni probabilità Bayern (84 punti) PSG (66) e Inter (60). Dietro la classifica per gli altri 8 posti – togliendo le inglesi (se ne può qualificare solo una ancora e solo vincendo quest’anno) è Benfica 49, Juventus 47, Porto 45, Borussia 44, Barcellona 42, Lipsia 39, Siviglia 36, Milan 35, Salisburgo 30, Napoli 29.

Indipendentemente dalla nostra posizione per qualificarci dobbiamo raggiungere prima di tutto la Juventus a 47 punti e poi difendere il +6 sul Napoli. I punti assegnati dalla UEFA sono 4 punti per la fase a gironi, 5 punti per il passaggio agli ottavi, 1 per ogni turno passato a cui si aggiungono quelli per i risultati: 2 per la vittoria, 1 per il pareggio. Aggiunti quindi i nostri 4 punti per essere ai gironi di questa Champions League ce ne servono altri 6 per passare la Juventus – in altre parole serve passare agli ottavi o essere eliminati con almeno 3 vittorie ed un pareggio (ma vorrebbe dire 10 punti nel girone e solo il Napoli è stato capace in tutta la storia della CL ad uscire con un punteggio del genere).

Poi c’è appunto il Napoli che è sei punti dietro di noi e che ragionevolmente, essendo in prima fascia, avrà un girone più facile, ma la questione sarà da trattare, appunto, ad ottavi eventualmente raggiunti

E il prossimo anno?

Il prossimo anno ci saranno 36 squadre qualificate con una squadra bonus per i primi due del ranking annuale (fondamentale in questo senso che la Fiorentina non venga eliminata in Conference League). Senza tutto il casino della Superlega quei due posti sarebbero stati assegnati alle prime due per ranking non qualificate indipendentemente dalla nazionalità (quest’anno sarebbero state Chelsea e Juventus). Saranno quindi divise in quattro fasce da 9 squadre ognuna e ogni squadra giocherà con 8 squadre diverse – due per fascia (solo 6 per la Conference League, invece). L’importanza della fascia, quindi, diminuisce sensibilmente rispetto ai sorteggi dei gironi (anche perché a passare sarebbero 24 su 36 e non 16).

Non ci saranno poi tabelloni sbilanciati perché prima e seconda della “regular season” potranno poi incontrarsi solamente in finale evitando l’autostrada che ha portato l’Inter a Istanbul giocando contro avversari di secondo piano prima che Pioli gli regalasse due derby.

Il sorteggio più importante degli ultimi anni andrà quindi in onda alle 18.00 – fateci sapere chi volete incontrare nei commenti.

Milan – Torino 4-1: rigori per il Milan

Sono tornati. Ce ne hanno dati due, ce n’erano addirittura tre perché sul mani di Ilic il signor Mariani (che non ne ha visto uno in diretta) ha neutralizzato il VAR facendo segno in campo che quel mani non era punibile. Il Milan demolisce il Torino con quattro gol, due su azione, due dal dischetto. Rigori che arrivano perché finalmente il Milan torna a giocare a calcio tolto di mezzo Messias e tolto di mezzo Brahim Diaz – lo fa con un assalto continuo all’area del Torino che dura 70 minuti prima di andare in controllo come Bologna. Col Torino che ci regalava partite chiuse ermeticamente in area e 90 minuti di legnate arrivano 17 tiri di cui 7 in porta – la seconda partita di fila chiusa ampiamente a 20 dalla fine e finita in controllo. Non una cosa a cui siamo abituati.

Ho controllato un paio di statistiche e l’ultima volta che il Milan è stato in grado di chiudere due partite di fila in campionato con due gol di vantaggio all’intervallo è stato nel 2021/22 – Genoa-Milan e Milan-Salernitana. Non è ovviamente sintomo di avere una rosa forte ma è sicuramente un dato importante che non capita spesso (allo stesso Napoli lo scorso anno è successo una volta sola).

La partita in controllo permette quindi di gestire gli infortuni (Leao fuori per non rischiare), fare giocare tutti i nuovi (che a differenza dello scorso anno sono forti e sono stati scelti dal tecnico e non da un DS che lavora per se ed il suo ego). Un controllo che arriva anche grazie e soprattutto a Pulisic che fa perfettamente da raccordo tra i reparti e crea – rispetto a Bologna si vede di più anche Loftus-Cheek che è fondamentale sul primo gol, perla di un ottimo primo tempo.

Bene Theo Hernandez, bene anche Rejinders che ha sul groppone due errori in fase offensiva ma continua a distribuire palloni puliti con una precisione, stasera, “solamente” del 90%, benino anche Krunic che fa una partita sufficiente ma mi convince onestamente più di Musah che ha caratteristiche troppo offensive (serve un mediano da pescare nel finale di mercato, vediamo se lo tiriamo fuori).

Ora arrivano Roma ed Inter con due allenatori che ci hanno spesso messo in difficoltà tatticamente con rose inferiori. Difficile valutare la difesa stasera che ha subito un gol casuale ma soprattutto perché il Toro ha rinunciato ad attaccare. Mi aspetto una partita simile dalla Roma che ci lascerà fare la partita salvo poi picchiare, innervosire e sfruttare i contropiedi se possibile. Per il resto godiamoci il punteggio pieno e gli ultimi giorni di mercato, è ancora presto e le squadre sono ancora troppo in rodaggio per parlare di prospettive – che saranno sicuramente più chiare dopo Roma ed Inter.

Milan-Torino 4-1 (primo tempo 3-1)

Marcatori:
 33’ pt Pulisic (Mil), 36’ pt Schuurs (Tor), 43’ pt, 18’st rig. Giroud (Mil), 48’ pt Theo Hernandez (Mil)

Assist: 33’ pt Loftus-Cheek (Mil), 48’ pu Leao (Mil)

Milan (4-3-3): Maignan; Calabria, Thiaw (dal 35’ st Kjaer), Tomori, Theo Hernandez; Loftus-Cheek (dal 19’st Musah), Krunic, Reijnders; Pulisic, Giroud (dal 19’ st Chukwueze), Rafa Leao(dal 19’ st Okafor). 

A disp.: Sportiello, Mirante, Adli, Okafor, Romero, Kalulu, Chukwueze, Kjaer, Colombo, Pellegrino, Pobega, Florenzi, Musah. All.: Stefano Pioli.

Torino (3-4-2-1): Milinkovic-Savic; Schuurs, Buongiorno, R. Rodriguez; Bellanova 14’st Lazaro), Ricci, Ilic (dal 1’ st Linetty) Vojvoda; Radonijc (14’ st Karamoh), Vlasic; Sanabria (dal 21’ st Pellegri)

A disp. : Gemello, Popa, Bayeye, Zima, Karamoh, Pellegri, Ilkhan, Lazaro, Tameze, Gineitis, Linetty, N’Guessan. All.: Juric.

Ammoniti: 11’ pt Ilic (Ver), 38’ pt Hernandez (Mil), 4’ st Juric (Tor), 43’ st Linetty (Tor)

Bologna – Milan 0-2: questa non è Ibiza

Partiamo da un mero dato statistico: lo scorso anno solamente una volta il Milan era riuscito ad essere 2-0 dopo i primi 20 minuti ed era successo proprio alla prima post-mondiale in quel di Salerno. La partita è forse stata molto simile proprio a quel Salernitana – Milan di Gennaio con un Milan cinico ma che soffre – e molto – in fase difensiva, una fase dove molti errori individuali ed una difesa totalmente vulnerabile non viene punita.

E’ un Milan nuovo ma con vecchi errori e vecchi vizi quello che va in campo a Bologna – ci va coi fucili spianati di chi vorrebbe ma non può, di chi sotto spera di rinfacciare scelte estive ed errori – già in parte visto ieri dopo la rivalutazione di un bidone da 35 milioni per un gol a Consigli. Su questo diciamo subito che gli acquisti estivi in campo si vedono – eccome.

La differenza tra oggi e Salerno è stata che Leao è una delle partite in cui non è la sua serata – la differenza è che con Pulisic, presente in tutti e due i gol, il Milan ha potuto attaccare e rendersi pericoloso anche sulla fascia destra. Se il nostro attacco è ancora caotico e si gioca ancora sull’1v1 a tutto campo perlomeno le soluzioni sono aumentate e tali soluzioni prevedono anche tiri da fuori come quello del 2-0.

Bene Giroud che oggi è stato decisivo anche e soprattutto nelle sponde per lanciare in profondità i nostri – non può ovviamente giocarle tutte e sarà decisivo in questo ciò che succederà nei prossimi 10 giorni, in particolare sul mercato. Lasciatemi elogiare ancora una volta l’acquisto di Rejinders – una pescata di quelle notevoli sfuggita a molti, uno di quei colpi che se li fanno Inter o Napoli prendono le prime pagine. Ho visto un po’ più fuori dal gioco oggi invece Loftus-cheek ma ci sarà tempo anche per lui.

Le note dolenti arrivano dietro e ancora una volta partono da Tomori ormai completamente distratto e lontano parente di quello di due anni fa. Come lo scorso anno basta una palla persa a centrocampo per lanciare l’avversario in totale superiorità numerica creando pericolo, basta un pressing alto per non farci superare la metà campo e vedere la squadra che corre non sapendo cosa fare. Su questo problema non servono acquisti, serve un lavoro del tecnico e la capacità di mettersi in discussione perché in Italia si vince soprattutto non prendendo gol.

Continuo a pensare che Pioli sia il grosso limite di questa squadra che ha sicuramente aumentato la sua qualità ma tale qualità non può non passare da una fase difensiva adeguata e una capacità di maggior controllo della gara invece di limitarsi a concedere la palla all’avversario per poter ripartire. Per il resto ci godiamo questi tre punti contro tutto e contro tutti – in una annata dove dall’altra parte della barricata si aggiungono i fan del padel e i tifosi di Atalanta e Newcastle pur di andare contro scelte lecite che andavano fatte.

Da questa squadra mi aspetto di tutto, può finire prima ma anche sesta a seconda di come gireranno le cose nella fase tattica. Sarebbe invece finita ancora quinta se si fosse ripetuto il programma dell’estate scorsa – non provare nemmeno a cedere per non sporcarsi l’immagine e rattoppare con un acquisto di media caratura soltanto. Ora speriamo che facciano capire all’allenatore quello che non funziona – ci manca veramente poco per fare bene e quel poco deve metterlo Pioli.

BOLOGNA-MILAN 0-2 (primo tempo 0-2)
MARCATORI: 11′ Giroud, 21′ Pulisic
BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Posch, Beukema, Lucumí, Lykogiann?s (87′ Corazza); Aebischer, Domínguez (72’El Azzouzi); Ndoye, Ferguson (87′ Urbanski), Moro (46′ Orsolini); Zirkzee (87’van Hooijdonk)A disposizione: Bagnolini, Ravaglia, Bonifazi, De Silvestri, Sosa, Fabbian. Allenatore Thiago Motta
MILAN (4-3-3): Maignan; Calabria (73′ Kalulu), Thiaw (88′ Kjaer), Tomori, Hernández; Loftus-Cheek (73′ Pobega), Krunic, Reijnders; Pulisic (73′ Chukwueze), Giroud (73’Okafor), LeãoA disposizione: Mirante, Sportiello, Bartesaghi, Florenzi, Adli, Romero, Zeroli, Colombo. Allenatore Stefano Pioli
ARBITRO: Luca Pairetto di Nichelino
AMMONITI: Aebischer, Zirkzee (B); Hernandez, Krunic (M)
NOTE: Angoli 3-6. Recupero 4′ pt e 5′ st.

Monza – Milan 1-1 (5-6 rig.): serve un allenatore vero

Va al Milan il primo trofeo Silvio Berlusconi che vince contro il Monza la lotteria dei rigori grazie all’errore di Birindelli. Va al termine di una partita dove, tutto sommato, pur cambiando gli interpreti la squadra continua a mostrare i limiti dello scorso anno – limiti che partono da un allenatore che doveva essere cacciato insieme al resto della fallimentare combriccola questa estate e che invece grazie proprio al contrattone che nemmeno Pep Guardiola che quella fallimentare combriccola gli ha fatto ci rimarrà sul groppone fino a Giugno.

Ad oggi l’unico gol segnato su azione rimane l’individuale giocata di Luka Romero col Real Madrid. In area non riceviamo palloni – stiamo cercando la riserva di Giroud ma è anche vero che Giroud non può giocare titolare semplicemente perché non ne tiene uno. Il pelato continua a schierare giocatori fuori ruolo – Pulisic ha fatto meglio accentrandosi, lo ha messo largo, poi dopo i cambi (tardivi) vediamo Okafor esterno (ovviamente zero minuti insieme per Leao e il nigeriano).

In difesa come sempre Tomori vuol dire regalare un gol alla partita all’avversario. La situazione dietro è più grave di quello che si può pensare, Kalulu vale il Bologna che era l’unica a volerlo, Kjaer gioca una partita bene e 3 male, Gabbia lo abbiamo venduto e Caldara non vale la serie A. Pressiamo alti anche in maniera efficace ma al primo errore gli altri sono in porta (e abbiamo visto che questa strategia a lungo termine non può funzionare)

Paragrafo a parte il caso Krunic – decisivo in questo momento per gli equilibri a centrocampo che vuole andare al Fenerbache e stasera ha giocato più a non farsi male, lasciandoci uno in meno. Giocatore che in generale va sostituito ma che in questo momento diventa molto difficile da sostituire mantenendo gli equilibri. De Roon non mi convince ma credo che a questo punto sia l’unica scelta possibile, in peggio.

Servono tre giocatori: un difensore, un cc (due se esce Krunic) ed una punta. Titolare. Poi serve soprattutto un nuovo allenatore perché con l’attuale il patrimonio tecnico sarà sprecato e/o svalutato. Prima lo capiamo, prima evitiamo di farci male ulteriormente mandando a quel paese una stagione che con un altro allenatore potrebbe portare alla seconda stella.

MONZA-MILAN 6-7 d.c.r. (tempi regolamentari 1-1)
MARCATORI: 29? Pulisic (MI), 32? Colpani (MO)
MONZA (3-4-2-1): Di Gregorio; A. Carboni (68? Marì), Bettella (20? D’Ambrosio), Caldirola; Ciurria (85? Birindelli), Gagliardini (85? Machin), Pessina, Carlos Augusto (91? F. Carboni); Mota (56? Caprari), Colpani (79? V. Carboni); Mari? (56? Petagna)A disposizione: Gori, Lamanna, Cittadini, Pereira, Bondo, Kyriakopoulos, Vignato. Allenatore Raffaele Palladino
MILAN (4-3-3): Maignan; Kalulu, Tomori, Thiaw, Hernández (79? Bartesaghi); Loftus-Cheek, Kruni?, Reijnders; Pulisic (79? Chukwueze), Giroud (79? Colombo), Leão (79? Okafor)A disposizione: Mirante, Sportiello, Florenzi, Kjær, Simi?, Adli, Musah, Pobega, Romero, Zeroli. Allenatore Stefano Pioli
ARBITRO: Matteo Marcenaro di Salerno
AMMONITI: Gagliardini (MO); Reijnders, Leao, Hernandez (MI)
NOTE: Angoli 3-5. Recupero 3? pt 4? st

Le cronache di Narnia

C’è una squadra in Serie A che è costretta a privilegiare la continuità aziendale al calciomercato e siccome la rivale – ben più prestigiosa – continua ad acquistargli giocatori che da loro sarebbero titolari inamovibili allora questa squadra cerca di alterare la narrazione rivolgendosi tramite i giornalisti tifosi nelle redazioni al pubblico generalista. L’edizione odierna di un giornale che non voglio nominare per non fargli pubblicità e che chiameremo per comodità narnia in rosa mi ha letteralmente stupito e fatto cascare dalle risate – non poteva, quindi, passare in sordina ma anzi meritava un commento dedicato.

Partiamo dalla copertina: “derby, avanti Inter“. Secondo tale fanzine i nerazzurri sarebbero meglio dei rossoneri in attacco nonostante questi ultimi hanno acquistato giocatori mentre altri li hanno persi. Eppure l’ultima volta che ho controllato nelle liste del pallone d’oro c’era Leao, non Lautaro e Thuram in nazionale faceva panchina a Giroud. Restano quindi Correa, Esposito e Saicedo contro Okafor, Chuckwueze, Pulisic, Colombo, Salemakers, Romero e – attualmente in rosa ma sperabilmente fuori dai coglioni presto – Messias, Origi, Lazetic.

Ma andiamo alla notizia del giorno – roba che ci saremmo aspettati da narniacafé. La Juventus ha osato contattare Lukaku a Marzo in barba ad ogni violazione delle regole! E qua il primo colpo: l’Inter doveva essere informata, come hanno osato? Andiamo a leggere l’articolo 18 del regolamento FIFA:

A club intending to conclude a contract with a professional must inform the player’s current club in writing before entering into negotiations with him. A professional shall only be free to conclude a contract with another club if his contract with his present club has expired or is due to expire within six months. Any breach of this provision shall be subject to appropriate sanctions.

FIFA’s regulations on the status and transfer of players

Chi doveva essere informato, quindi, non è l’Inter – è il Chelsea – che molti dimenticano essere proprietario del cartellino di Lukaku. Anche perché se fosse l’Inter il contratto di prestito con l’Inter scade nei sei mesi e quindi la Juventus sarebbe stata comunque libera di parlare.

Il giornale di riferimento narniano quindi si domanda se la trattativa di Lukaku abbia influito sulla sua prestazione in finale – ecco forse questo nemmeno narniacafé avrebbe il coraggio di scriverlo. Insomma: un giocatore che viene messo in panchina gioca male una finale di Champions apposta perché sta per andare alla Juve? Capisco che perdere finali sia un buon punto in CV per fare parte di quelli con la divisa da carcerati, ma suvvia…

Alla fine di questo pippone moralistico che come sempre si conclude con l’Inter onestissima e gli altri club corrotti che provano a mettersi contro i buoni e giusti d’Italia, comunque, finalmente parliamo di mercato. Passando da pagina 5 a pagina 8, con due pagine di pubblicità in mezzo, scopriamo che improvvisamente Balogun vuole l’Inter e che con lui sono sempre stati tenuti contatti diplomatici. Ma come? Cosa? Cioè tre pagine fa l’Inter era la povera vittima della Juve che chiama Lukaku e ora la dirigenza parla con un giocatore dell’Arsenal?

Ma il nostro Aslan non demorde, Balogun ha voluto il nerazzurro da solo perché ammirava le meraviglie di Ronaldo in coppa UEFA nel 1998 – e poi come non parlare dei cuoricini e degli auguri a Thuram (uno che ha scelto il progetto nerazzurro, mica come quel cattivone di Scamacca che ha preferito l’Atalanta per soldi!). In tutto questo Balogun è in prestito al Lens con cui l’Inter quindi si sta comportando esattamente come faceva la Juventus con Lukaku – ma evidentemente loro (e solo loro) possono farlo.

In attesa di scoprire che l’Arsenal non accetta pagamenti in Mulattieri attendiamo quindi le nuove da NarniaTV dove ci diranno nello speciale di mercato che l’Arsenal DEVE capire che l’Inter è la destinazione migliore e deve venire incontro ai nerazzurri – magari con un pacchetto fedeltà con qualche giocatore. No, niente. l’hanno già detto.

E’ proprio in giorni come questi che capisci contro cosa abbiamo lottato e contro cosa stiamo lottando fuori dal campo.

Vedovismo di un bidonazzo

Forse ci siamo. Forse riusciamo a liberarci di uno dei peggiori giocatori della storia del Milan. De Keteleare è ad un passo dall’Atalanta che permette di rientrare di parte del (dis)investimento fatto da Maldini la scorsa stagione ma, invece di essere contenti della cosa, esterofilia e giovanilismo ad ogni costo continuano a generare nuovi profeti di sventura, E’ quindi mio compito riportare alla realtà le persone.

De Keteleare non ha avuto chance? Falso. De Keteleare è stato in campo per 1480 minuti, poco meno di Thiaw e Kjaer, molto più di Origi, Pobega e Gabbia che secondo qualcuno di questi giocano sempre. E’ partito titolare in tre gare su sei del girone di Champions League e lo è stato da Milan – Bologna ad Empoli – Milan di campionato, in sostanza finché Diaz non torna titolare con la Juventus segnando. Dopo queste partite dalla 11esima alla 38esima ne ha saltate solo cinque ed è sempre e comunque stato messo in campo per provare a farsi vedere non realizzando niente di buono – né gol, né assist, nemmeno con la Sampdoria già retrocessa che ne aveva presi cinque.

Nonostante questo delle chance da titolare le ha avute. Sassuolo: orribile, tolto giustamente dopo 45′. Fiorentina, persa. Bologna, pareggiata. Una mezz’ora con Monza e Salernitana – pessimo. Orribile anche con la Roma dove ci stava costando la Champions. Sempre colpa di Pioli? Se così fosse splenderebbe in nazionale, invece il Belgio Under 21 è stato eliminato ai gironi senza gol né assist suoi, in nazionale maggiore è rimasto a secco – insomma la sua stagione finisce con 0 gol e 1 assist contro il Bologna alla terza giornata. Nazionale compresa.

Si parla tanto di Leao e tonali (minuscola voluta, goditi l’inghilterra…), Leao nel primo anno di Milan aveva realizzato nello stesso minutaggio 6 gol e 2 assist, Tonali ovviamente nulla di tutto ciò giocando mediano ma era riuscito a rimanere nelle rotazioni arrivando a 2000 minuti giocati. Paragonare dei primi anni sufficienti o appena sotto alla grave insufficienza vista in campo è malafede – non aggiungo altro.

Dovrà pentirsi il Milan se De Keteleare farà bene a Bergamo? Assolutamente no, anzi, dovrà pure essere contento che così lo riscattano. Parliamo di un contesto dove ha fatto bene Caldara – per dire – e nonostante tutto è ancora qua tornato sul groppone. L’acquisto di De Keteleare è un fallimento senza appello della gestione Maldini – a quel prezzo puoi e devi prendere giocatori pronti o quasi pronti (toh, lo stiamo facendo adesso, a prezzi inferiori).

Liberarsi di questo bidone è un capolavoro – mi spiace solo che qualcuno si sia liberato anche delle proprie capacità cognitive per mettere le sue battaglie personali esterofilogiovanilistiche davanti al Milan. Potete sempre andare a tifare Atalanta, se trovate un buco libero tra Inter e Newcastle.

Preoccupazioni estive

Tre amichevoli, zero vittorie ma soprattutto gli stessi errori che già si erano visti a Gennaio nelle amichevoli precedenti e che ci sono costati una stagione – se vogliamo gli stessi errori che ci sono costati dopo 10′ la semifinale di Champions. Il mercato finora è stato eccellente davanti dove abbiamo un reparto non di livello italiano ma addirittura mondiale – ma non ha colmato, anzi ha accentuato, le lacune a metà e dietro.

Il Milan non ha fatto un singolo gol su azione. Sono arrivati tre gol su calcio piazzato e una giocata individuale di Romero. Mentre DAZN su Twitter continua a postare le sgroppate di Leao – queste ultime non portano a niente. Zero. Nada. E questo è e continua ad essere un problema che già si è visto nella scorsa stagione – attacchiamo tanto ma attacchiamo male. Bene i gol su calcio piazzato – che mancavano semplicemente perché Tonali era un pessimo battitore di calci d’angolo – ma da qua a inizio campionato occorre trovare uno schema che sia diverso da palla a Leao che la butta in mezzo e spreca tutto.

Il Milan continua a prendere gol stupidi. La difesa è un reparto che funziona solo se supportato dal centrocampo (come successo nelle partite col Napoli) altrimenti fa terribilmente acqua. Ed è una cosa che non si capisce perché non venga sistemata e prioritizzata visto che lo scudetto lo abbiamo vinto quando abbiamo preso 6 gol in tutto il girone di ritorno – non sembra su questo che si stia facendo niente per non provare a giocare come Zemanlandia dei poveri. Kjaer è palesemente finito e Tomori continua ad essere protagonista di almeno una o due vaccate individuali a partita – io da mesi caldeggiavo la sua cessione per fare mercato, invece boh. Non vorrei che si accorgessero a campionato iniziato che il reparto è completamente da rifare.

Ogni piazzato avversario è pericoloso. Un gol del Barcellona, due della Juventus e tante parate di Maignan. Non ne prendiamo una ma soprattutto non riusciamo spesso nemmeno ad uscire in situazione di pressing avversario. Anche qua piacerebbe vedere qualche alternativa allo schema palla lunga di Maignan perché nelle parti focali della partita soffriamo troppo appena l’avversario accelera.

Non c’è filtro a centrocampo. Tonali era rimasto l’unico a farlo, poco. Loftus-Cheek non basta e ora vediamo cosa farà Musah in attesa di capire se verrà ceduto anche Krunic. Pioli, purtroppo, pensa cheIl centrocampo non è un reparto che decide dei numeri e decide un risultato finale. Se lavoriamo di squadra tutti insieme in certo modo ne beneficiano tutti. Si gioca in 11 perché un gioco collettivo, non è questione di singoli o reparti” dopo che proprio a centrocampo ha perso gli ultimi 4 derby consecutivi.

C’è ancora tanto da fare sul mercato perché come si è visto la squadra che Maldini ha lasciato era totalmente deficitaria in due reparti su tre e paradossalmente abbiamo migliorato quello che richiedeva meno miglioramenti. Poi c’è il gioco dove continuiamo a dover andare a mille per creare qualcosa che è l’esatto opposto di come funziona il gioco del pallone – ovvero non si vince costruendo tanto quando stai bene, ma subendo il meno possibile quando stai male, magari cercando l’1-0 striminzito. Pioli non sembra capirlo ed è per questo che per fare la rivoluzione in maniera corretta urge liberarsi di lui quanto prima.

Lukaku è uno stronzo, Calhanoglu un eroe e i poliziotti rischiano la vita: la narniazione nerazzurra alla Sandro Curzi.

Tiene ormai banco sulla nerazzurretta dello sport da giorni il caso Lukaku. Ovvero un caso in cui un professionista, giocatore del Chelsea, ha deciso di andare dove prende di più una volta terminato un prestito annuale all’Inter. Siamo, quindi, già alla prima anomalia: Lukaku non è un giocatore dell’Inter, è un giocatore del Chelsea – un giocatore che l’Inter ha ceduto al Chelsea per garantire la continuità aziendale dopo il campionato 2020/21 e che ha portato all’Inter stessa un incasso a tre cifre con cui ha potuto pagare parte degli interessi sul debito e gli stipendi del campionato precedente.

Fino allo scorso mese Lukaku era big Rom, quello per cui si è arrivati ad inventare un razzismo di Ibrahimovic pur di cercare la squalifica e quello per cui la macchina organizzativa nerazzurra si è mossa strumentalizzando un razzismo che non c’è mai stato pur di togliergli una giornata di squalifica per fargli giocare il ritorno contro la Juventus, arrivando addirittura alla grazia di Gravina – quello che va a vedere ogni partita dell’Inter di fianco a Marotta – per via federale.

Questo fino al 15 luglio 2023. Dal 16 luglio 2023 Lukaku è diventato uno stronzo perché non firma per la squadra di partito. Pensate – in un momento in cui Zazzaroni scriveva che stava chiamando Milan e Juventus, l’Inter non si è mai preoccupata della cosa, ha sempre fatto finta che non esistessero altre pretendenti, salvo poi stupirsi se ci sono altre pretendenti (un po’ come la scena di Fantozzi e il panettiere). Quale è stato il terribile reato di Lukaku? Non rispondere al telefono.

Andiamo ora, però, al 10 giugno 2021. Hakan Calhanoglu è un giocatore del Milan che sta per rinnovare il contratto con il Milan. Chiama Paolo Maldini per dire che accetta la proposta, lo scrive persino nella chat di squadra come confermeranno molti tra cui Leao ed Ibrahimovic. Succede però che due giorni dopo, a Copenaghen, Eriksen ha un infarto in campo ed esce in barella – e allora ecco l’idea: chiamare l’Inter ed offrirsi per sostituirlo. Dal 12 al 21 giugno 2021 – giorno della firma con l’Inter, Calhanoglu non risponde ai compagni esattamente come Lukaku sta facendo oggi. Si può dare un prezzo alla propria parola e alla propria dignità? Lui lo ha fatto: 500.000€ l’anno.

Sempre nello stesso periodo c’era un altro personaggio che nicchiava e rifiutava confronti con Maldini – il portierone della nazionale, Gigi Paperumma. In quel caso però non si vedevano giornalisti fare appello alla riconoscenza, semmai appoggiare e giustificare la scelta di andare via a zero. Milan beffato, e pazienza se subisce un danno. L’Inter – che di danni non ne subisce – visto che Lukaku non era un loro giocatore e che semmai dovevano comprarlo, non venderlo – passa invece sui media come la parte incazzata e danneggiata.

Possono veramente i giornali appoggiare la narrazione della parola data dopo quello che hanno scritto sul Milan in questi anni? Può veramente l’Inter fare la parte lesa dopo che il suo dirigente da anni (anche quando era alla Juventus) contatta i parametri zero con largo anticipo per bloccarli e convincerli a firmare per loro fuori da ogni regola? Insomma, qualcuno dica al signor Lautaro, che oggi fa la morale a Lukaku, che di fianco a lui nello spogliatoio siede un giocatore che ha tradito la parola data dopo aver visto che poteva sfruttare l’infarto di un collega – peraltro suo ex compagno – per prendere più soldi. Tra il silenzio e il plauso di giornalisti conniventi.

People from Ibiza

Il 17 luglio del 2022, a meno di un mese dall’inizio del campionato (14 agosto), il Milan aveva riscattato da 10 giorni Messias ed era impantanato nella trattativa De Ketelaere – il tutto con la squadra campione d’Italia, due acquisti saltati e dopo aver riscattato Florenzi ed annunciato il solo Origi a parametro zero. Il 17 luglio del 2023 il Milan ha chiuso il quinto acquisto: Sportiello, Loftus-Cheek, Romero, Pulisic e, appunto, Rejinders.

Un modo diverso di ragionare e di lavorare, su più tavoli e per più giorni – capita, quando a gestire cose da manager c’è un manager che appunto lavora 7 giorni su 7 e non passa i venerdì sera ad Orio al Serio per imbarcarsi verso il weekend ad Ibiza tornando a trattare lunedì mattina. Questi acquisti sono stati chiusi in tempi accettabili – senza trattare troppo ed eventualmente mollando il giocatore e non stanno fermando un progetto che è pienamente in fieri.

Ceduto Tonali, passato da mai titolare in nazionale al nuovo Roberto Baggio appena passati i confini d’albione, il Milan ha già rimpiazzato lui e Bennacer – infortunato – con altri centrocampisti e nuovi ne arriveranno perché non è ancora finita. C’è un budget – definito – non eccessivo ma in linea con gli obiettivi. E’ forse, finalmente, una sessione di mercato normale, senza veti, senza trattative lunghe, consultando il tecnico con le sue esigenze. Può andare bene o male ma finalmente questa è la via su cui si lavora.

Molti – in malafede – paragonano questa sessione a quella di Fassone-Mirabelli. La differenza fondamentale è che Fassone-Mirabelli ereditarono una buona base che era appena rientrata in Europa vincendo una supercoppa a cui mancavano dei campioni. Loro invece di provare a prendere questi ultimi rifecero la base. Qua il Milan tre campioni li ha: Theo, Maignan e Leao – ed è necessario costruire una base intorno. Una base che abbia della profondità – quella profondità mancata lo scorso anno dove una mediocre inter priva di campioni è riuscita ad avere la meglio grazie alla panchina lunga.

Lo scorso anno si privilegiò la quantità sulla qualità arrivando ad avere 28-29 giocatori che – per ammissione di Pioli – nemmeno lui sapeva gestire. Quest’anno forse ne avremo di meno ma chi entrerà dalla panchina non sarà un Vranckx che tocca 2 palloni con la Roma e ne sbaglia 3 portando la squadra dal 2-0 al 2-2. Ah, tra questi ci sarà anche Krunic – decisivo nel finale dello scorso campionato e decisivo quest’anno in Champions League per dare equilibrio alla squadra – non capisco perché esaltarsi per le pippe dal belgio quando hai giocatori superiori in casa.

Ripeto – siamo in mano a professionisti che lavorano e non mettono il loro ego nelle battaglie personali. Abbiamo tutti contro, a partire dai media per cui Lukaku in 24 ore è un traditore e Cuadrado una grande risorsa che non si tuffa più. Se il tifoso non ci casca e ticketing e merchandising non escono danneggiati dall’ennesima campagna mediatica e San Siro rimane San Siro che non fischia al primo passaggio sbagliato quest’anno ci toglieremo tante soddisfazioni. Soddisfazioni a due stelle.

Addio, bidone immondo

Se come sembra dalla gazzetta di oggi il Milan dovesse liberarsi di Charles de Keteleare riuscendo anche a ricavarci dei soldi (perché 28 milioni non è il suo valore – che è zero – ma è il valore sotto il quale non devi scendere per non fare minusvalenza a bilancio) il mercato diventerebbe automaticamente positivo a prescindere dalle entrate e dalle uscite. Parliamo di un giocatore che è stato assolutamente insufficiente e deludente nonostante le chances che gli sono state fornite soprattutto nella prima parte di stagione e che ha subito perso il posto per Brahim Diaz (6 gol + 6 assist) sul cui tema della sostituzione, così come per Kessie, si è parlato poco.

Eppure, per i nostri tifosi non evoluti, De Keteleare era la stella e Diaz – che ora è un giocatore del Real Madrid – il bidone. Il 17 maggio Maldini disse testuali parole

De Ketelaere è un esempio di giocatori che devono crescere, è normale. Sarebbe stato molto più semplice e molto meno oneroso per noi andare su un giocatore come Dybala all’inizio dell’anno. Ma sarebbe stato un acquisto giusto per il nostro progetto? Sarebbe stato giusto e condiviso dalla proprietà? No. Sappiamo che abbiamo un’idea e abbiamo la volontà di costruire una squadra giovane e talentuosa. Quando prendi ragazzi giovani si rischia, si rischia che facciano fatica. È stato così per Tonali il primo anno, è stato sicuramente così per Charles quest’anno, ma questa è la nostra idea di calcio, la nostra idea di come investire. È una cosa condivisa con la proprietà. Se avessi dovuto fare una formazione più forte oggi magari avrei fatto un altro tipo di mercato. Non è così perché abbiamo un progetto che stiamo sviluppando insieme. Ci vuole tempo, essendo sempre consci che siamo il Milan. Questo lo sappiamo, chi meglio di me lo può sapere che abbiamo sulle spalle una storia grandissima?

Paolo Maldini

Ecco, proprio queste parole sono il simbolo di cosa è andato male nel Milan lo scorso anno. De Keteleare è la presunzione sia da parte della dirigenza, sia da parte del tifoso di non poter sbagliare mai. Viene quasi da pensare che se butti tutto il budget su un giocatore scarso, ma il giocatore scarso è giovane, puoi sempre vendere fumo e dire che quel giocatore crescerà. Prendere Dybala è facile, ma se tu prendi Dybala e Dybala fa male non puoi vendere fumo e provare a tenerti il posto.

Il Milan però gioca in Champions League e gioca per vincere la Serie A – e se giochi secondo questi criteri i tuoi risultati vanno valutati anno per anno. I giovani li prendi quando puoi inserirli ma lo sbocciare o meno non deve compromettere la stagione. I numeri sono impietosi sia al Milan, sia in nazionale – qualcuno ha detto un problema di testa, come ultima scusa pur di difendere questa pippa colossale, ma se non hai la testa per giocare a San Siro questa è una aggravante, non una scusa.

Gli highlights della seconda parte di stagione di questa sola tremenda sono stati il non riuscire a fare gol con la Sampdoria retrocessa, la palla persa a Roma tra le urla dei compagni che ci stava costando la Champions League e il meraviglioso primo tempo di Milan – Sassuolo dove qualcuno ebbe pure a dire “eh ma non puoi sostituirlo ora, poverino“. De Keteleare è un giocatore di calcio, non un ragazzo con qualche malattia con la maestra di sostegno che gioca perché siamo associati a qualche caritas. E come tale va trattato. E’ proprio in questo che si vede la differenza tra chi il calcio lo segue e chi è vittima di esterofilia e giovanilismo ad ogni costo – una delle piaghe del tifoso da social.

Pobega e Calabria – che non sono giovani o belgi ma Italiani – sono stati giudicati giustamente come giocatori di pallone e criticati anche negativamente nonostante due stagioni positive nel loro ruolo di riserva e terzino. C’è una logica perversa, quasi malata, nel voler prendere a tutti i costi giovani, giustificarli sempre e comunque e aspettarli anche a costo del risultato sportivo. Una logica – francamente – non da Milan.

Ben venga allora la cessione di De Keteleare che vuol dire monetizzare un bidone e smantellare l’ultimo mercato estivo di cui si è salvato solo Thiaw – e si è salvato perché dopo sei mesi ha ingranato. Origi si sta cercando di piazzarlo, disaster pranckx è stato rispedito al mittente, Dest idem e ad un certo punto della stagione lo han mandato in nazionale pur di non vederlo a Milanello. Ben venga eradicare la piaga del giustificare i giovani ad ogni costo anche quando non han fatto vedere niente. Ben venga che i tifosi del Milan tornino a ragionare da tifosi del Milan.