Che cosa ha detto Ibrahimovic

Ieri è andata in scena una conferenza stampa abbastanza importante in cui è stato fatto quello che veniva a gran voce chiesto – la proprietà, tramite Ibrahimovic – ci ha messo la faccia per rispondere in un periodo in cui il Milan è bersagliato di notizie tra cui false e tendenziose ricostruzioni per indurre i tifosi a mettersi contro una proprietà che sta facendo crescere questo club più di ogni altra squadra in Italia. Andiamo quindi a rivedere i punti salienti

Ci sono stati molti punti in cui Ibrahimovic ha attaccato più o meno velatamente la gestione Maldini tra le righe. Si è partiti con “Chi entra in Milan deve avere la stessa ambizione di vincere e fare la storia, e chi dentro al Milan non ha queste ambizioni non avrà spazio“, un chiaro riferimento a chi è stato silurato dopo aver parlato di “stagione da 8“. Una frecciata che è poi tornata quando si è parlato di organico a disposizione con “Quando abbiamo vinto l’ultimo scudetto non eravamo neanche top 4” riferito al quinto posto al termine della stagione 22/23. La frecciata è diventata poi evidente con “Tanti ex giocatori quando entrano in società, portano questo ego perchè hanno vinto e sono stati grandi giocatori.” e nel momento in cui ha parlato di dover essere più cattivo con gli amici (mentre Maldini li aveva piazzati ovunque). Non so cosa sia successo tra Ibrahimovic e Maldini ma dalla conferenza di ieri emerge sicuramente una diversa idea gestionale tra i due e la valutazione della rosa al termine della stagione 22/23 come una rosa a cui mancavano le basi.

Parlando di organico i motivi per cui il Milan ha scelto Fonseca sono stati chiari: il Milan cerca un allenatore e non un manager (Conte), quindi non qualcuno che faccia casini con le gerarchie societarie ma che si limiti a parlare di campo e di tattica. Il motivo per cui hanno scelto Fonseca (o meglio, come ha detto Ibra, è uscito), è stato palesemente per provare a continuare a giocare il tipo di calcio che il Milan ha giocato negli ultimi anni ma provando a mettere una pezza sulla fase difensiva, tallone d’Achille dell’annata 23-24. Il Milan non ha oggi i mezzi economici per provare a vincere il prossimo anno se deve cambiare 11 giocatori per un nuovo allenatore e partire da un modulo consolidato dovrebbe aiutare nella fase di ambientamento della squadra.

Si è affrontato brevemente il tema dei rinnovi su cui praticamente c’è una non notizia: il Milan non ha intenzione di cedere Theo e Maignan ed in primis perché grazie al lavoro che sta facendo nel progetto non ha bisogno di farlo per fare mercato anche se questo i tifosi faticano a capirlo. Come però è anche normale che sia il Milan non ha intenzione di tenere giocatori scontenti – per cui qualora volessero essere ceduti sarà accontentata la loro – e sottolineo loro – scelta a condizione, ovviamente, di una offerta adeguata. Ha di fatto messo nero su bianco quello che i tifosi faticano a capire – ovvero che ogni euro di positivo viene immesso sulla prima squadra e che grazie a questo lavoro noi possiamo fare mercato senza dover vendere per comprare.

L’ultima parte dei dialoghi ha invece affrontato il rapporto tra il Milan e i giornalisti e come questo si ripercuote sui tifosi. Ibrahimovic ha praticamente smentito e ridicolizzato tutta la narrazione giornalistica sul Milan in presenza di alcuni dei cazzari stessi tra il pubblico. Ha rassicurato i tifosi dicendo che se la società non parla non è che non lavora – anzi – dicendo che loro non sono un podcast o un talk show. Ha messo di nuovo in ridicolo i giornalisti dicendo che loro scrivono articoli per mettere pressione su dettatura di procuratori per raccomandare i loro clienti. Li ha ridicolizzati ancora quando ha detto che lui legge che i profili di altri sono top mondo poi quando sono da noi non lo sono più. Ovviamente questa cosa ce la faranno pagare cara nei prossimi giorni ma spero che almeno i tifosi abbiano capito.

In mezzo a questo ci sono state più rassicurazioni sulle ambizioni individuali e della società – Ibrahimovic ci ha messo la faccia dicendo più volte che lui vuole vincere altrimenti non avrebbe accettato l’incarico. Ha però altresì detto una cosa molto importante quando gli han chiesto della seconda stella dell’Inter: un perdente guarda altre squadre, il Milan guarda se stesso. Questo, purtroppo, nell’ultimo anno è stato uno dei problemi e vedere il livello dei tifosi abbassarsi a quelli di là che creano occasioni speciali per sentirsi importanti sulle coincidenze temporali è stato abbastanza brutto per il Milan. E la cosa più importante è stata chiarire che il Milan lavorerà col suo progetto – il Milan non è il ludopatico che siccome ha perso alle slot butta il doppio del capitale per provare a pareggiare col tiro successivo. Di solito finisce male.

Spero che dalle parole di ieri i tifosi abbiano capito il tipo di progetto della società. Un progetto a lungo termine – basato e sostenuto dall’aumento continuo del fatturato. Un progetto che guarda a e stesso e non ad altri, per cui non vincere subito non è una tragedia perché quando si vince non basta vincere e sparire ma bisogna fare la storia. Ora la palla passa ai tifosi sperando che capiscano e sostengano.