Cosa si può scrivere, ancora, di questo triste Milan? Rosa scarsa, allenatore mediocre, società assente, Galliani tarma, ormai ognuno giustifica lo scarso rendimento tirando in ballo uno dei tanti capri espiatori utilizzati negli ultimi anni passati a raccontare barzellette. E a esserlo, una barzelletta.
Io non ho la presunzione di vendere la mia come verità assoluta, e francamente trovo difficile trovare solo una fonte di quello che è il più grande disastro sportivo italiano dal 2011 in poi. Ma di una cosa sono sicuro, e cioè che se in 4 anni il Milan fa ridere l’Italia e l’Europa (quella già da prima, a onor del vero) la colpa è per forza di cose da ricercarsi al di là della rosa. Perchè se i giocatori sono scarsi e l’allenatore anche, vuol dire che l’imbecille è chi ce li mette, in rosa. Se in 4 anni ancora bazzichi in giro per la metà della classifica senza avere soluzioni o idee, senza aver beccato mezzo allenatore buono e rischiando di averne a libro paga quattro, allora forse è meglio farsi da parte. Tutti. Non uno, non Galliani, non Berlusconi, non Barbarella. Tutti.

Reset. Questa è l’unica parola che riassume lo schema vincente per tornare il Milan.
Fuori la presidenza, fuori l’amministratore delegato, fuori tutti i fantocci che non sono più in grado di gestire il Milan. Fuori non l’allenatore, ma chi lo sceglie non sapendo scegliere. Perchè la colpa non è di Inzaghi, ma di chi sceglie Inzaghi. Perchè la colpa non è di Seedorf, ma chi di sceglie Seedorf e poi lo fa fuori. Perchè la colpa non è di Allegri ma di chi lo esonera in ritardo di un anno. Perchè la colpa non è di Bertolacci, ma di chi lo paga 20 milioni. Così come non è colpa dei Muntari e degli Essien, ma di chi li va a prendere.
Non sono un antigallianista come molti chiacchieroni, ma riconosco l’oggettività dei fatti. Non sono neanche un antiberlusconiano, mi limito appunto a osservare e prendere nota.

Quattro anni di nulla, quattro anni di risate procurate esulano dal discorso tecnico. C’è di più. C’è incompetenza o senilità sopraggiunta. Il calcio si evolve ma certi elementi restano fermi, statici, ancorati al quattroazero al Barcellona. Ancorati a qualcosa che non gli appartiene più, ma che appartiene a noi tifosi. Che ci appartiene e che vogliamo tornare a respirare. Non vogliamo e non possiamo farlo con voi a capo del nostro Milan, non ora, non più.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)