Per settimane ci hanno rinfacciato la frase “Forse è sbagliato. Sarebbe difficile rifiutare di andare a allenare il Milan – non mi si presenterà mai questa possibilità – ma se succedesse non lo potrei mai fare, perché sono stato quattro anni nell’Inter e sono interista. Non lo potrei mai fare”.
Il fiume neroazzurro di retorica ha esondato straripando e invadendo la città non facendo prigionieri.
“Traditore”, dicevano. “Mediocre, falso”, dicevano.
Ne prendiamo atto.
Ne prendiamo atto consapevoli che finalmente lo stato di aggregazione della materia Milan sta passando dal gassoso al solido in una sola estate. E lo sta facendo grazie a lui, Mihajlovic. Il traditore, il falso, il mediocre, il sopravvalutato, il laziale, e chi più ne ha più ne metta; ho sentito tirare dentro anche la tigre di Arkan e altre congetture più o meno fantasiose da parte dei tifosi “sciarpati”. Ma bisogna capirli, con Mancini in panchina anche io andrei delirando.

Uno dei punti chiave che mi suggerisce di come le cose stiano cambiando è la questione Montolivo. Cocco della dirigenza, dell’allenatore e della società, ora finalmente relegato nella squadra B sia in allenamento che in partita.
Avete presente quando l’allenatore lancia la casacca ai comprimari scarsi che poi la domenica vedranno la partita dalla panchina o dalla tribuna? Ecco, Montolivo è uno di quelli che deve arruffarsi per prendere la casacca al volo e infilarsela con un pelo d’imbarazzo.
Sì perchè Sinisa non guarda in faccia nessuno. Che tu sia Berlusconi o Pincopalla lui va dritto per la sua strada, dicendo la sua senza maschere e non diventando paonazzo quando la senilità grida “ATTACCARE” di fronte alle telecamere.
“Al Milan serve uno con le palle”. Quante volte lo avete detto/sentito? Io, personalmente, tante. E ora è così. Certo, c’è voluto qualche anno e parecchi esperimenti sbagliati, ma ora, incrociando le dita, è il momento di uscirne, di ristabilire lo stile Milan tanto decantato dai predecessori di Miha, di smetterla con lo sfiorare la seconda metà della classifica e di dire che “fare la partita contro l’Empoli è difficile per tutti”.

Certo, averceli quadrati non basta, serve anche tutta una serie di giocatori che possano farti esprimere quello che predichi e hai in mente calcisticamente parlando.
Se la tua fonte di gioco è De Jong e in difesa Rodrigo Ely viene spacciato per grande giocatore allora diventa difficile anche con le capacità strategiche di Montgomery imbastire un progetto tecnicamente da primi posti.
Per questo dopo esserci fatti un bagno rilassante nei crogioli di sicurezza che zampillano dal nuovo mister dobbiamo conservare una puntina critica che può essere sradicata solamente da un ulteriore e sostanzioso sforzo sul mercato.
Il tifoso milanista non è viziato, semplicemente dopo un’estate terapeutica a base di iniezioni di speranza non vorrebbe vedere sfaldarsi il tutto perchè le ultime due punture vanno a vuoto.
Non dico tre perchè non voglio illudermi, anche se è chiaro che un difensore, un regista e Ibra siano necessari per rendere stabile la cura.
Intanto, buon ferragosto.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)