Se cercate qualcuno da insultare violentemente perché ha creduto (e riposto tante speranze) in Mario Balotelli, sappiate che non dovete fare molta fatica. Se cercate qualcuno da irridere perché ha creduto nella redenzione di un giocatore marchiato dal mondo intero come ‘irrecuperabile’, sappiate che la vostra ricerca non sarà né lunga né faticosa. Eccomi qua. Insultatemi pure. E prendetemi in giro quanto volete. Sputi, pugni e parolacce me li prendo ben volentieri. Perché ho creduto in Mario Balotelli. Ho riposto in lui tante speranze e, soprattutto, l’ho difeso. (Quasi) Sempre.

Ho accolto il suo arrivo al Milan con benevolenza (d’altronde, si trattava, tra le altre cose, del giocatore che aveva annientato da solo la Germania, nell’ Europeo del 2012), ma per l’impatto che ha avuto in maniera immediata sul giuoco, e in particolar modo sui risultati, della squadra, credo che questo peccato posso condividerlo con ognuno di voi. Chi si sognerebbe mai di criticare quel Balotelli? Tredici partite, dodici gol. 

E poi? E poi una storia di un rigore parato da uno spagnolo, di due allenatori, uno italiano e l’altro olandese, e, soprattutto, di un mondiale brasiliano finito male. Molto male. E Mario Balotelli, che di mestiere fa il capro espiatorio prima ancora che il calciatore (l’ho scritto, quindi, potete insultarmi), diventa l’unico colpevole di una squadra nata male, e nata sfavorita, e messa in campo ancora peggio (un giorno, qualcuno, lassù, mi farà pagare per tutti gli spergiuri che ho tirato contro Thiago Motta). La mattina dopo la sconfitta con l’Uruguay ero in viaggio. In una mano il giornale, nell’altra l’iphone (su Twitter) e nelle cuffie la radio. Tutti, ma proprio tutti, parlavano di Balotelli. No, non è un refuso. Non parlavano della Nazionale italiana. Parlavano proprio di Mario Balotelli. E indovinate chi era l’unico stronzo a cercare di difenderlo?

Oggi mi sono arreso. Un anno fa avrei scritto (parlando di Mario) : un giocatore dal grande talento, ma con l’intelligenza di un comodino. Oggi lo definirei come un giocatore dal talento mediocre, ma pur sempre con l’intelligenza di un comodino dell’Ikea, un comodino in cui mancano le istruzioni e forse manca anche qualche pezzo. 

La vicenda, a voler essere onesti, è complessa, e credo non si possa affrontare senza una sana dose di politicamente scorretto. Balotelli rappresenta senza alcun dubbio tutto quello di cui la gente vuole sentire parlare : un giovane immigrato (è nero, quindi è immigratoclandestinoarrivatoconibarconi anche se è nato a Palermo) che è venuto qui in Italia, ha rubato il lavoro agli italiani (il giorno dopo l’eliminazione dal Mondiale brasiliano, sessanta milioni di italiani – meno uno, io – invocava Ciro Immobile, che aveva dimostrato molto molto molto molto molto molto molto molto molto meno) ed è diventato ricco (questo il peccato più grosso! il peccato da imputare a Mario e al pizzaiolo Mino) alla faccia di tanti onesti lavoratori.

Balotelli, quindi, rappresenta senza alcun dubbio tutto quello di cui il ceto medio-basso ama (s)parlare. Uno che fa notizia anche quando non fa notizia.

Balotelli rappresenta una perfetta valvola di sfogo sociale.

Dall’altra parte c’è però la stupidità, infinita, di un ragazzo che non ha mai saputo defilarsi, che non ha mai sfruttato le occasioni capitategli, che non ha mai fatto nulla per non far parlare di sé tra figlie abbandonate, petardi in casa, Lamborghini distrutte, feste e champagne.

La verità non sta, come diceva Hegel, nel mezzo. La verità propende molto di più verso la stupidità di Balotelli, che non merita né il talento capitogli per natura, né l’attenzione rivoltagli in maniera ossessiva. E non merita nemmeno tutte le volte in cui, ingenuamente, l’ho difeso.

Perché, se dopo Inter, Man. City, Milan e Liverpool, come regalo per i tuoi venticinque anni ricevi come regalo una offerta dalla Sampdoria di Ferrero, Zenga e Cassano, significa che hai sbagliato molto nella vita. Forse tutto.

Buon compleanno, Mario.

 

 

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?