La pausa nazionali lascia al tifoso milanista emozioni contrastanti, da una parte infatti gli dà il tempo di assorbire la serataccia di domenica mentre dall’altra gli impedisce un immediato riscatto.
Sempre che riscatto sarà. Troppe infatti, le ombre di questo Milan. Assodata la presenza di una dirigenza mediocre e assente se non per teatrini poco decorosi, le uniche speranze le si possono nutrire sul tecnico. Tecnico che forse dovrebbe mettere da parte un po’ di protagonismo e di extra-calcio per concentrarsi sullo sviluppo di un gioco tattico che metta in luce le (poche?) qualità dei calciatori a disposizione.

Quattro quattro due, tre cinque due, quattro tre uno due, fin quando ci si fisserà sui numerini si farà poca strada. Non sono quelli la cosa importante, ma come ne sviluppi i dettami tattici. Non è spostando due pedine di una cella che scopri il giardino dell’eden e macini vittorie come per incanto. No. E’ dando a quelle pedine un senso di esistere, insegnandoli cosa fare, quando farlo e come farlo.
Le squadre che ci hanno messo sotto non hanno nomi migliori dei nostri. Montolivo è considerato il problema del Milan, quando gli avversari sul piano del gioco ci hanno schiantati schierando Dioussè e Dzemaili nella zona nevralgica. Non regge.
Ora non so come Mihajlovic intenda ricostruire l’anima del Milan, ma le prime sette gare ci indicano che quella attuale non è la strada corretta. Forse “attaccare al muro i giocatori” da solo non basta, occorrerebbe accompagnare all’anima da sergente anche quella di allenatore capace di fare giuocare a calcio.

Nel frattempo, mentre, si spera, Sinisa cerca di capire gli errori e ritornare sulla falsariga del buon Milan estivo, la nostra dirigenza non perde occasione per dimostrare quanto sia ora di darsi al pensionamento.
Vicino infatti il tesseramento di Boateng, operazione con il quale, da tifoso, autorizzo ogni avversario a prendermi per il culo e ricordarmi quanto Galliani non stia capendo più nulla.
Difficile difenderlo ormai; se per quattro anni non riesci a donare al Milan una squadra dignitosa (in cui è compreso anche l’allenatore) vuole dire che forse è giunto il momento di trovarsi una nuova passione.
Ho detto che non ci sta capendo “più nulla”, ma sappiamo tutti, in fondo, che il termine corretto sia molto più colorato.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)