Il gol di Nico Lopez allo scadere è il punto più basso toccato in centoepassa anni di storia.
Il pareggio al Bentegodi è il punto più basso toccato in centoepassa anni di storia.
La partita contro il Torino è il punto più basso toccato in centoepassa anni di storia.
La partita a San Siro contro l’Atalanta è il punto più basso toccato in centoepassa anni di storia.

Insomma, di punti più bassi toccati in centoepassa anni di storia in questa stagione quanti ne abbiamo raggiunti? Otto? Dieci? Quindici?
Speriamo almeno che con il conto pagato quest’anno siamo a posto per il prossimo ventennio.
Leggevo questa mattina che il Milan per rilanciarsi sta valutando il profilo di Maurizio Sarri. Ah.
E da quando il Milan per rilanciarsi valuta il profilo dell’allenatore dell’Empoli? Per carità, bravissimo, romantico, preparato, ma si può prendere in considerazione Sarri per tornare grandi? Sarri in panchina e Valdifiori in regia. Ok che l’Empoli è fascinoso e hipster, ok che Croce e Pucciarelli ormai sono uno stile di vita, ok che Maccarone è quasi al livello fun-epic di Moscardelli, però basta scherzare.
Massimo rispetto per tutti i menzionati sopra, però capirete che passare da Ancelotti, Sacchi, Capello, Liedholm, Rocco a Sarri denota quanto in basso siamo caduti. E non perchè Sarri sia incapace (non lo è, è bravissimo), ma semplicemente perchè “tornare Grandi” è un’altra storia.

Il capitolo che riguarda i giocatori poi è ancora più gramo. Forse ai piani alti non ci arrivano che o vendono o sborsano. Sennò l’unica cosa grande che vedi è il dito medio dei tuoi tifosi. Poi va bene che siamo a marzo e il 97,4% delle notizie che girano sono inventate da capo a coda, però accostare certi nomi al Milan andrebbe vietato dal Regolamento del Giuoco Calcio.
Guardarsi intorno e vedere certe realtà anche recenti come l’Atletico Madrid fa salire non poco nervosismo. Squadre e gruppi che sono riusciti a formarsi mettendo solamente quei tre o quattro tasselli nel posto giusto. Hai preso Simeone e hai già fatto più della metà del lavoro. E parliamo di una società che son due anni che vende il suo miglior giocatore.
Il Milan modello Atletico è quello che sogno io. Quello che ha un grande allenatore con una grinta da farti piangere a ogni allenamento.
Ma la via non è percorribile. Al Milan la società vuole comandare. Il Milan è il posto dove tutti sono tronfi, saccenti e campano di rendita. L’allenatore fumantino che si vuole imporre non è contemplato. Lo yesman, quello sì.
Ed è per questo che l’Oriente è sempre più bello.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)