Spesso parlando di calcio viene fuori la frase “ogni grande squadra deve avere due grandi terzini”; frase che condivido alla grande. O meglio, ritengo che una grande squadra debba avere due terzini capaci di introdursi alla perfezione nel sistema di gioco, visto che è il ruolo che più di ogni altro ha un impatto sotto ogni punto di vista della gara.
Il terzino deve sapere quando spingere e quando difendere, quando allargarsi e quando stringere, quando forzare una diagonale, quando crossare, quando rischiare il dribbling e quando cercare l’appoggio centrale. Contrariamente a quanto si pensa, è spesso e volentieri lui a spostare l’equilibrio di una partita, anche con un semplice movimento a portare via l’uomo.
Diciamo inoltre che il ruolo di terzino si è evoluto talmente tanto nel corso degli anni che al giorno d’oggi trovarne uno sul mercato è impresa non da poco.

Ma veniamo a noi.
Dopo anni passati a goderci le sgroppate dei Cafu e dei Serginho, ritrovarci la domenica a sorbirci i De Sciglio, gli Abate, i Bonera o gli Armero è quantomeno imbarazzante. Del primo dicevano assomigliasse a Maldini; io penso semplicemente che, anche solo per pensare una cosa del genere, contare fino a settemilaedue è d’obbligo. Diciamo che è stato più realistico il paragone Santon-Facchetti, a questo punto.
La faccia pulita, lo status di bravo ragazzo e italiano non devono sviare una valutazione tecnica e tattica che ora come ora è francamente impietosa nei confronti del terzino destro e sinistro del Milan. Destro e sinistro, perchè quando non eccelli in alcun aspetto non è neanche facile attribuirti un ruolo ben preciso.

Ma da cosa nasce l’involuzione di un talento come De Sciglio? Probabilmente il discorso non si sposta troppo dal “caso” El Shaarawy. Troppe pressioni dopo qualche (molte?) partite giocate bene, che quando non sono supportate da una forza mentale adeguata rischiano di farti tracollare. Probabilmente dovremmo tutti quanti smetterla di esaltarci se un giovane italiano azzecca qualche (molte?) partite, perchè una carriera importante si basa su un minimo di un paio di centinaia di match disputati, non 15 o 20 (molte?).
Ma la situazione sarebbe sicuramente attenuata qualora De Sciglio fosse appunto, un giovane del Milan. Il problema si presenta, e forte, quando non hai di meglio da schierare. Perchè poco conta se Abate ti indovina dieci partite quest’anno, quando negli anni passati decideva al contrario le partite; o quando hai Armero che tatticamente è al massimo un esterno da 3-5-2. Il risultato? Contro esterni forti perdi sempre. A meno che si adatti Bonera, e allora perdi ancora di più.

Sia chiaro che da tifoso io spero sempre in una rinascita o in un exploit dei nostri terzini. Continuo a sostenere i De Sciglio e gli Abate, ma una visita al Dr. Mercato la farei eccome.
Inutile che Galliani ci dica che il mercato è dinamico e che le occasioni si presentano. Questo vale se sei una squadra finita che deve puntellare la rosa, non se hai un’emergenza vistosa sui laterali. Bisogna attivarsi, non “passivarsi”. Perchè i Bonaventura non cascano dal pero in inverno. E anche in estate succede raramente, a dirla tutta. Cerci da solo non basta.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)