“Ho sempre pensato che le palle inattive siano molto importanti e Gianni è un perfezionista. Con lui stiamo lavorando soprattutto sulle palle inattive in fase offensiva ma stiamo pensando, insieme al Tasso, le situazioni difensive. La propensione è quella sulle situazioni offensive ma studieremo insieme”.
Con questa dichiarazione Filippo Inzaghi presenta Gianni Vio ai tifosi del Milan, frustrati da anni e anni di batoste subite da palle inattive e finalmente speranzosi di vedere la situazione migliorare.
Speranzosi perchè Gianni Vio, dopo le stagioni a Catania e Firenze, ha ampiamente dimostrato di essere uno capace di svolgere alla grande il suo lavoro, e soprattutto con Zenga si è reso famoso per i suoi schemi da palla ferma, tanto originali quanto efficaci.

Nelle ultime stagioni il Milan ha subito da palla inattiva una quantità spropositata di gol. Battuta, testa, gol. Battuta, sponda, tiro, gol. Battuta, mischia, gol. Il tifoso milanista vive ormai ogni palla inattiva come fosse un rigore contro, poco importa da dove scaturisce il calcio, perchè una volta che il pallone è indirizzato in area, al 50% è gol preso.
Lato ancora più negativo: la fase offensiva. Perchè se per ogni rete incassata ne riuscissimo a segnare una noi, allora avremmo fatto un centinaio di punti nel solo anno solare. Ma magari fosse così, è addirittura il contrario. Ringraziamo Rami se la situazione è un pelo migliorata, ma siamo ancora anni luce dal poter essere considerati pericolosi da situazioni di palla ferma.

Gianni Vio dicevamo. L’uomo che doveva salvare il Milan. Non che doveva addirittura peggiorarlo.
Anche quest’anno le cose restano invariate, non ultima la beffa di Genova, dove Luca Antonelli (che a proposito, smettete di sbandierare come grande ex, dato che in prima squadra ha fatto registrare giusto giusto una presenza da subentrante) ci restituisce l’amara realtà di una squadra con tante, troppe incertezze.
Insicurezze tante, colonne cui aggrapparsi poche. Una di queste è Diego Lopez, portierone che dopo un avvio irrequieto sta dimostrando come l’avere panchinato Casillas non è stato frutto del caso o di strane visioni Mou-Ancelottiane.
E poco c’entra Diegone Lopez nei gol che il Milan non riesce proprio a evitare, su questo non v’è dubbio alcuno. Qual è la chimera allora?
Dai tempi di Ancelotti il Milan soffre, e tanto, sui corner. Il solo Ibrahimovic (quanto mi fa male ogni volta nominarlo) è riuscito a limitare i danni calamitando e spazzando caterve di palloni, ma parliamo di un essere all’infuori delle leggi umane, perciò poco attendibile.

Mi chiedo quindi: non è forse ora di concentrarsi con ogni priorità su questo aspetto? E’ possibile andare avanti subendo un gol ogni due partite da calcio piazzato? E poi, non è forse ora di migliorare anche quando i corner li battiamo noi? A proposito, Honda non li sa battere, ce ne accorgiamo noi tifosi, perchè Inzaghi no?
Il problema ci affliggerà per sempre se continuerà a essere messo in secondo piano. E di secondo piano non è, considerando che senza quei maledetti 7 gol subiti da palla inattivi saremmo lì lì con la Roma (con questo voglio solo far notare quanto sia rilevante la cosa, non paragonarci alle prime due della classe, lungi da me). Insomma, forse dedicare un’oretta piena al giorno per farci entrare in testa come si attacca o si difende su un calcio d’angolo non sarebbe proprio tutto questo gran tempo perso.
Gianni Vio, sveglia.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)