Ventisette maggio. Anni or sono di questo periodo molti di noi ricorderanno le imminenti vacanze estive, le ultime giornate di scuola in maniche corte, le giornate allungate, il profumo dell’estate nell’aria e qualche fortunato come il sottoscritto anche i primi ombrelloni aperti per i lidi lungomare. Oltre tutto questo, la fine di maggio per il Milanista significa finale di Champions League, perchè per tre volte dal 2003 al 2007 il Milan ha colorato la nostra fine del mese con la finale più importante del mondo, sublimando la sensazione in due occasioni.
Allora tutto quello detto prima si mischia avido di erotismo con il gol di omero di Inzaghi, con il rigore di Shevchenko, con l’esultanza in faccia alla Juventus, con il gol a bruciapelo di Paolo Maldini, con lo shock anafilattico del GerrardSmicerAlonso. Insomma, che si sia vinto o perso, la fine di maggio ci ricorda un grande, grandissimo Milan.

Oggi invece la finale di Champions si prepara per essere giocata, in casa nostra, da due squadre spagnole, senza che i nostri colori abbiano potuto anche solo provarci. Insomma, quasi come se fosse una materia che non ci appartiene più, a cui non ci è dato nemmeno l’accesso per poter dire che quantomeno c’eravamo.
Prima abbiamo nominato Maldini, Inzaghi, Shevchenko. Figure che mai come ora mancano a questo Milan, alla mercè di giocatori di scarsa professionalità, mercenari svogliati con atteggiamenti viziati e immaturi. Mai come ora il Milan ha bisogno di Gennaro Ivan Gattuso che se sgarri ti afferra per il collo e ti attacca al muro, di Paolo Maldini che ti prende da solo nello spogliatoio per dirti cosa è il Milan e cosa rappresenta la maglia che schifosamente molti dei nostri ora indossano, quella maglia che per antonomasia su certi corpi dovrebbe squagliarsi al solo contatto. Quella maglia che a fine maggio troneggiava fiera in faccia all’Europa raccontando a tutti che lo stile Milan è la cosa più gloriosa del mondo. Quella maglia che ti fa sentire fiero anche solo di tifare quei colori e quei giocatori. Quegli uomini. Grandissimi uomini. Che ora non ci sono più e che mai come ora ci fanno sentire il fracasso del vuoto che hanno lasciato. Con la speranza che quest’anno la fine di maggio significhi ripartenza.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)