L’esordio dei Brocchi’s a San Siro è quanto di più dimenticabile nella storia del Milan; partita moscia senza apparente voglia di vincere o quantomeno con troppe difficoltà nel provare a farlo. Donnarumma all’ottantanove ci ha messo una pezza per non rendere possibile lo psicodramma definitivo.
Alcuni trovano confortante l’80% di possesso palla, altri, forse più scaltri e con l’occhio più lungo trovano inaccettabile lo 0% delle occasioni create e la lentezza con cui si sia svolto quell’80%. Per quanto sia giusto ricostruirsi sul possesso palla, sarebbe altrettanto giusto plasmarsi a seconda del materiale che si ha, e se qualitativamente povero adeguarsi di conseguenza onde evitare di tenere la palla per un’ora ma senza mai entrare nell’area avversaria perchè domati difensivamente dalle riserve del Carpi e offensivamente dal proprio impaccio.
Di poco conto la frustrazione di Bacca al momento dell’uscita. Ci sta tutta, è la stessa che proviamo noi tifosi a vederci ridotti così male. Ben vengano i Bacca allora, che per la propria indole sanguigna abbiano delle reazioni piuttosto che i Montolivo che dopo aver provato a regalare la vittoria agli avversari non abbiano neanche uno stimolo di reazione, sia a parole che a fatti. Mosci, appunto. Per natura, per sfortuna. Sicuramente non per Milanismo.

Insomma, il momento è delicato. Come ci si sia arrivati lo sappiamo tutti, all’ombra di una società ormai assente e quando presente, dannosa. Di una proprietà non più capace di gestire una squadra di successo; ci può stare, nessuno è infinito. Bisogna però ammetterlo, bisogna essere trasparenti e onesti. Dichiarare apertamente e sinceramente di non farcela più, di essere inadeguati, tecnicamente ed economicamente per tenere alto il blasone della squadra più bella degli ultimi trent’anni. Noi non ne possiamo più, non ci piace vivacchiare a metà classifica mentre voi parlate di terzo posto o rinascita. Non ci piace sentirci ripetere slogan imbarazzanti o promesse poi smentite dai fatti. Vogliamo altro, ci avete abituati ad altro. Non è mancanza di riconoscenza ma analisi oggettiva dei fatti. Non si perdona con il passato la presa in giro che subiamo nel presente, non sarebbe giusto. Tutti noi tiferemmo Milan anche in B, quello che non siamo più disposti a tollerare è sentire dire che siamo da terzo posto, che stiamo tornando, che c’è impegno e voglia. Non è così, siete finiti e la realtà lo dimostra. Dateci realtà, se non è chiedervi troppo.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)