Società, la colpa è tua – Editoriale di Mattia Urbinati

Il Milan del dopo Ancelotti rappresenta un disastro sportivo che per i milanisti nati nella fine degli anni ottanta come me non ha eguali. Certo, la piccola parentesi dominata da Zlatan Ibrahimovic ha portato goderecce soddisfazioni, difficile infatti non innamorarsi di quel giocatore lungo due metri con il settantasei di piede. Impossibile, anzi. Ma solo una parentesi. Breve, evanescente, poco tangibile, collimante comunque con una dimensione europea ormai perduta, e quindi amara.
Tolto lo Zlatan Factor l’unica volta in cui ho avuto la sensazione di poter tornare a contare qualcosa l’ho provata con Clarence Seedorf in panchina. Ostile nei confronti della società, voglioso di riportare il suo Milan, quello che ti ritiravi solo a vederne l’undici titolare, quello che Italia o Europa non conta, che vince, sempre e a prescindere. Perchè quel Milan era avversario solo di se stesso, l’avversario solo corollario trascurabile.
Beh, sappiamo tutti come è andata. Fatto fuori. Voleva troppo, ordinava uova in camera, pretendeva impegno dalla società per riportare in alto il Milan. Inaccettabile. Meglio Inzaghi per traghettarci tra le vie del decimo posto. Lui casino non lo fa.

Tutto questo per ribadire che trovo impossibile bermi la triste favola che la colpa sia dell’allenatore. Sempre, ogni anno, ogni partita, ogni calciomercato. Ci può stare analizzando un’annata, non cinque. Od otto. Allora lì la colpa è un po’più in alto, ed è invisibile solo a chi è accecato da orgoglio o baciaculismo, una delle due. Stimo Mihajlovic, lo vedo come uno che ci sta provando ad andare avanti ma che viene costantemente soffocato da chi gli sta sopra. Non lo vedo sereno, non lo vedo con il Milan in mano. Vedo anzi intorno a lui un’atmosfera da pedina in un gioco più grande di lui, un gioco che mette i freni alla rinascita della più grande società dell’ultimo trentennio. Società di cui riconosco, al netto di tutto, grandi meriti e di cui nutro grande stima e riconoscenza sotto tantissimi punti di vista. Ma tutto ha un termine, e un limite. Nel nostro caso, superato da tanto, troppo tempo.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)

14 Comments

  1. Borgofosco

    Si hai toccato il punctum dolens:la società! La rivoluzione pensata da Silvio e che doveva essere fatta da Clarence Seedorf, uomo caparbio e di grande personalità, è stata maldestramente interrotta dalle lotte intestine che prescindevano da Silvio. Ora pare che il patron voglia riprendere il discorso interrotto con Clarence e l’unica vera incertezza riguarda l’allenatore il quale non sposa le caratteristiche di giuoco preferite dal proprietario. Problema non semplice perché il serbo è un uomo tosto ed ha idee chiarissime ma queste non fanno parte del patrimonio filosofico e culturale insito nel Milan berlusconiano. In quest’ultima fase dell’attuale torneo si tratterà di capire dove e come i due tenaci contendenti, allenatore e proprietario, troveranno e se lo troveranno un punto d’incontro. Non ho mai paragonato Mihajlovic a Sacchi ma a Nereo Rocco. Mi è parso di individuare, tra il serbo ed il triestino, una cosa in comune: una personalità non incline a compromessi di sorta. Rocco vinse la Coppa dei Campioni e lasciò il Milan…succederà la stessa cosa dopo il 21 maggio prossimo con Mihajlovic? Ci vorrebbe un nuovo Sacchi…ma Brocchi lo può essere? Per il resto la linea del Milan italiano mi intriga parecchio(tanto gli esterofili storicamente sono andati sull’altra sponda del Naviglio Grande). Voglio dare fiducia a questa linea e dico che finalmente, non per nazionalismo, ‘la squadra parlerà in italiano’. Ci vorranno degli anni ma questo progetto mi intriga e mi piace!

    1. Diavolo1990

      Mi chiedo con quali soldi pensava di fare la rivoluzione Seedorf.

      La rivoluzione che voleva fare Seedorf non è tanto differente da quella che ha fatto Mihajlovic. Eppure siamo ancora qua.

  2. Vangelo secondo Mattia.
    Analisi perfetta.

  3. la società non ha soldi da investire. Punto. La mazzata è stata la sentenza De Benedetti, e da quel momento, giustamente, la holding ha chiuso i rubinetti. Poco da commentare. Detto tra noi, meglio mantenere centinaia di lavoratori al loro posto, piuttosto che svenarsi per suddetti campioni che cavalcano il panorama europeo.
    Ricordiamoci una cosa, che B. non ha lasciato la società in balia dei debiti come è successo ad una certa squadra dall’altra parte del naviglio.
    Quello però che va imputato alla dirigenza è che negli anni dei successi in realtà non c’è stato un vero programma di costruzione, magari in previsione di rendere la società milan autonoma, capace di stare in piedi senza le iniezioni economiche della proprietà. Il problema di fondo è che il calcio italiano economicamente non riesce più a competere a livello internazionale. Troppi soldi e i nostri imprenditori, se ne stanno ben alla larga dall’investire (a perdere) nel calcio.
    Tornare ad alto livelo ci si può arrivare ma piccoli passi, la ricostruzione non è facile, si è vista la juventus quando tornò in serie A. Ci sono volute ben 4 stagioni e molti milioni gettati al vento per tornare ad alti livelli e creare una mentalità. Ma il vero artecifice, non era stata la società Juventus, ma un allenatore che dal Bari arrivò ad allenare la Juventus. Vinse uno scudetto con 1 scarto del Milan (Pirlo), in attacco MAtri, Amauri,Quagliarell e Iaquinta. Ho detto tutto su quanto un allenatore può incidere anche senza avere una squadra di campioni.
    Ha ragione sinisa, è una questione di testa, questi giocatori, la nostra rosa, non sono da 6 posto, devono solo entrare in campo con la voglia e la determinazione giusta. Poi il resto viene da se, e a quel punto, costruita una base solida può aggiungere tasselli di qualità.

  4. 01 APRILE 201618 condividi
    Calciomercato, Milan venduto al Qatar per 750 milioni. Berlusconi lascia il club

    PRIMO APRILE……….

  5. Condivido pienamente e ve la Milan, da quando Seedorf non gioca più

    01 aprile alle 17:00
    “Ma, da quando Senna non corre più…ah, da quando Baggio non gioca più…Oh no no, da quando mi hai lasciato pure tu, non è più domenica… e non si dimentica…” recita un vecchio adagio composto da Cesare Cremonini, nel quale il cantautore bolognese ricorda con nostalgia e una punta di amarezza i beI tempi andati, nei quali il suo Bologna poteva contare sulle magie del Divin Codino. Vedendo i recenti sviluppi societari e di campo, siamo assolutamente convinti che i tifosi del Milan abbiano adesso il medesimo pensiero, in riferimento al giocatore che forse più di tutti ha incarnato l’abitudine ai grandi palcoscenici e il dna europeo del Diavolo, Clarence Seedorf.

    Oggi, primo aprile 2016, Seedorf compie 40 anni: l’addio al club di proprietà di Berlusconi è avvenuto da quasi due anni, dopo la parentesi da allenatore non premiata con il giusto riconoscimento che l’olandese avrebbe meritato, la conferma. Su ventidue gare sulla panchina del Milan, 11 vinte, 2 pareggiate e 9 perse, la miglior media punti degli ultimi anni: poi l’incredibile esonero a fine stagione, a tagliare in modo netto un rapporto decennale, senza spiegazioni nè motivazioni reali. Il contratto dell’olandese con i rossoneri scade a fine giugno: Seedorf non ha mai voluto commentare il trattamento riservatogli, mostrando la consueta eleganza che sfoggiava sul terreno di gioco, ma anche per non rischiare di incorrere in sanzioni contrattuali. A luglio probabilmente sapremo veramente come sono andate le cose, per il momento la nostalgia riguarda prettamente il decennale trascorso sul rettangolo verde, nel quale Seedorf si è guadagnato il riconoscimento di uno dei migliori calciatori della storia del Milan

    Unico calciatore ad aver vinto la Champions League con tre squadre diverse (Ajax, Real Madrid e due volte con il Milan), sotto la guida tattica di Carlo Ancelotti diventa sin da subito un punto fermo nel progetto tecnico, titolare inamovibile del centrocampo insieme ad Andrea Pirlo e Gennaro Gattuso. Per aiutare la squadra, l’olandese accettò di modificare il proprio ruolo, arretrando il suo raggio d’azione dalla trequarti alla zona mediana, in modo da poter coesistere con Kakà. Arrivato dall’Inter in cambio di Francesco Coco, trasferimento ricordato ancora con sommo gaudio dai tifosi rossoneri, si guadagna la stima del pubblico di San Siro per le giocate di pura classe, ma soprattutto per la personalità con la quale affronta anche i match più importanti: indimenticabili nella cavalcata verso la Champions League 2006-2007 le reti decisive nei quarti contro il Bayern Monaco a Monaco e in semifinale contro il Manchester United a San Siro, nella “partita perfetta”.

    Il vero peccato è che i tifosi del Milan non gli abbiano tributato la giusta riconoscenza nell’addio, come avvenne per Nesta, Inzaghi e Gattuso: Seedorf è sempre stato un uomo, prima che un calciatore, capace di dire sempre le cose come stanno, “pane al pane e vino al vino”, una dote che spesso non viene apprezzata nell’ambiguo mondo del calcio. Forse è anche per qusto motivo che è stato mandato via dal club rossonero, perchè è stato l’unico nel corso degli ultimi anni capace di dire quella verità di cui tutti si stanno accorgendo con colpevole ritardo: “Questa squadra va rifondata per tre quarti”. Il tempo passa, la memoria storica no, e i campioni ricevono sempre il giusto tributo, sul campo come nella vita. Allora buon compleanno, Clarence: i veri milanisti non ti dimenticano.

    @AleDigio89

    1. GRAZIE CLARENCE E INFINITAMENTE AUGURI.
      SPERO CHE UN GIORNO LE NOSTRE STRADE SI INCONTRINO NUOVAMENTE.
      TI VOGLIO BENE.

  6. Voi tenetevi le Pippe Inzaghe.

  7. Come sempre, in tutti i campi, la differenza la fa il quoziente d’intelligenza. Purtroppo le poche persone intelligenti fanno ombra alla moltitudine degli sciocchi. Clarence Seedorf e’ troppo intelligente per molta gente che conta nel Milan di questi tempi.

  8. Una delle poche volte che Silvio Berlusconi si e’ lasciato infinocchiare. In questa occasione dai nemici di Clarence. Peccato Presidente! Pensavo che prima o poi avresti avuto la grandezza di ammettere lo sbaglio e richiamare Clarence.

  9. Concludo questa piccola raffica di commenti dettati da ansiosa rabbia congiunta a desiderio di razionalita’
    Allora,Presidente, allenatore e via dicendo perche’ non giochiamo almeno quattro delle partite che restano schierando fra i titolari e PER TUTTI I NOVANTA MINUTI gli italianissimi Poli, De Sciglio, Calabria, Balotelli, Locatelli, Ely, ?
    E cosi’ cerchiamo di capire meglio cosa abbiamo a disposizione?

    1. Diavolo1990

      Ely è brasiliano.

      1. Scusa , Diavolo, ma non si diceva che potrebbe giocare nella nostra nazionale?

      2. Scusa, Diavolo, ma non si diceva che potrebbe giocare nella nostra nazionale?

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