L’ Atalanta-Milan più controverso di sempre si giocò in Coppa Italia, il 24 gennaio 1990. Era la partita decisiva del gironcino che comprendeva anche il Messina: il Diavolo aveva battuto i siciliani, mentre gli orobici con i giallorossi avevano pareggiato. Ai bergamaschi rimaneneva solo che la vittoria per passare il turno.

E l’ undici di Mondonico riesce a passare in vantaggio nel primo tempo con un gol di Bresciani, che fa già pensare di suo visto che noi non siamo i più amati a Bergamo proprio per il gemellaggio con le Rondinelle. Neanche loro, per quello, non fanno niente per rendersi simpatici visto che al nero hanno accostato il blu (come quegli altri la) e che si sono sempre comportati come una succursale della Fiat vendendo, negli anni, alla squadra degli Agnelli i vari Cabrini, Scirea, Fanna, Prandelli (eccezioni Donadoni e Bonaventura) fino ad arrivare a farsi strapagare Padoin e, rendendo il favore ai padroni, non battendosi con il proverbiale coltello tra i denti nei confronti in campionato.

Si arriva al tramonto della gara con il Mondo che pregusta il successo della sua proletaria filosofia calcistica nei confronti di quella più nobile dell’ Arrigo. E, minuto dopo minuto, vanno infrangendosi i sogni rossoneri di Grande Slam (antico nome del Triplete, prima che arrivassero quegli altri la a rivoluzionare la dialettica calcistica) che avevano cullato le notti di Galliani & Co.

Intanto, a centro area, capita che Borgonovo rimanga giù in area e l’idolo degli orobici Stromberg (idolo pure delle orobiche da quanto trapelava dai gossip e dalle sale parto bergamasche) calcia via in fallo laterale. Rijkaard va a battere la seguente rimessa, corta verso Massaro il quale calcia in area: un modo abbastanza complesso per ridare palla all’ Atalanta. A centro area vi è ancora BorgoGol che non ha visto niente di ciò che era successo nei secondi precedenti e va alla caccia del pallone, costringendo il preoccupato Barcella ad atterrarlo. L’arbitro concede giustamente rigore ed inizia a manifestarsi l’ira della Dea. Dopo il caos, sul dischetto si presenta il bresciano Baresi, al quale, evidentemente, non viene dato ordine di sbagliare. E, da buon Capitano obbediente, segna.

Il finale è, naturalmente, convulso: Sacchi e Mondonico vengono a contatto nel tunnel come tanti altri protagonisti. Galliani tace, parla Ramaccioni che dice che “il rigore non si poteva sbagliare volutamente poiché sarebbe stato illecito sportivo”, Prandelli, già allora innamorato di codici etici, afferma che “signori si nasce, ricchi si diventa”, mentre Berlusconi esce con una trovata delle sue (straparlava già in tenera età) dicendo, a buoi scappati, di voler ritirare il Milan per poter far qualificare l’Atalanta: la Lega risponde che, ovviamente, non si può. La chiosa finale è di un giovane Maldini che, nello spogliatoio, parla apertamente ai compagni di figura di merda.

Come nelle migliori favole il Grande Slam non lo si conquista: in Coppa Italia si perde la finale con una della versioni più scarse della Juve, mentre il tricolore finisce a Napoli, con i partenopei che portano a casa da Bergamo due decisivi punti con 100 lire e la sportivissima (loro si sportivi, vuoi mettere…) sceneggiata Carmando-Alemao.

Atalanta: Ferron, Porrini, Pasciullo, Bordin, Barcella, Progna, Stromberg, Madonna, Bresciani (85′ Vertova), Bortolazzi, Caniggia (46′ Bonacina).All. Mondonico
Milan: G. Galli, Salvatori, Maldini, Colombo (46′ Stroppa), F. Galli, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Borgonovo, Fuser, Simone (46′ Massaro).
All. Sacchi
Arbitro: Pezzella
Reti
: 41′ Bresciani, 89′ Baresi su rigore.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.