Che Mihajlovic non stia attendendo le promesse di inizio campionato è lampante; il Milan arranca a fatica in mezzo alla classifica e il gioco stenta, gettando terriccio sul fuocherello acceso in pre-season, per dirla all’americana, con dichiarazioni furoreggianti e codici etici come se piovessero.
Ciao Sinisa, dentro Lippi; è questa la notizia che sta rimbalzando nelle ultime ore, e che solamente una convincente vittoria contro la Fiorentina potrebbe ridare credibilità e saldare un po’ la panchina del serbo. Vittoria che allo stato attuale sembra quasi utopica, data la forma di due squadre con umori totalmente opposti, nonostante il recente scivolone di quella viola.

Ma quante e quali sono le colpe di Mihajlovic?
Innanzitutto, l’essersi presentato in pompa magna, promettendo cambi di rotta e illudendo i più. Diciamocelo, quanti di noi non si sono esaltati al pensiero di qualche nostro “lentone” attaccato al muro? Io sicuramente, ma penso tutti!
Beh, sul campo qualcosa (poco) si è sicuramente visto, l’intensità spesso c’è, quello che manca è forse più un’identità e un gioco. Il Milan tira molto, segna poco, fatica troppo. Serve a niente dominare il Bologna se poi loro ti scudisciano sull’unico tiro e tu la spari a ripetizione sul cadavere di Mirante. Evidenzia uno status psicologico non da Milan. I giocatori hanno le gambe molli quando si tratta di chiudere o aprire una partita, sono schiacciati dalle pressioni che vengono esercitate su di loro da tifosi e media, che gongolano lussuriosi e puttanieri sulle nostre difficoltà.

Difficile accettare una classifica del genere con la nostra rosa. Che è una rosa mediocre e con evidenti limiti, ma infinitamente superiore a quelle di Sassuolo ed Empoli, che hanno appunto, un’identità. Sanno giocare tra di loro, sanno sacrificarsi, sanno esattamente cosa devono fare in campo. Questo perchè gli allenatori sono stati bravi a trovare le chiavi di ogni giocatore, per dirla alla Ventura, e farli funzionare al massimo delle loro potenzialità. Pensate a quello che potrebbe succedere se anche noi funzionassimo così; niente di trascendentale, certo. Ma almeno nei tre posti puoi starci, perchè puoi vederla come vuoi, ma con i problemi mentali della Roma poi con Inter e Fiorentina come livello siamo lì. Certo, loro hanno tutta la tutela del mondo, perchè se Romagnoli ad anni venti è un bidone strapagato, Sir Kondogbia 40 milionih è invece un affarone che deve ancora carburare. Per non parlare di Perisic, che dopo una manciata di partite da 6 è il nuovo Bale.

Ma anche basta di guardare in casa d’altri, non è da noi. Pensiamo alla Fiorentina, stiamo con Mihajlovic che ne ha bisogno. Di colpe ne ha, ma forse meno di tutti. Lippi e poi Conte, mah. Non mi dispiace certo da un punto di vista tecnico, ma i cambi in corsa e con diciotto allenatori a libro paga danno una sensazione di smarrimento che fa veramente paura. E a cui il milanista non è abituato. Auspicherei che la società si schierasse dalla parte di Sinisa, come successo già con Inzaghi, che dessero un po’ di forza all’ambiente, piuttosto che fare le brighelle dietro, parlare di Lippi e Conte e lasciare Sinisa in pasto alle critiche.
Ma lo sappiamo, quando parli dei piani alti è un po’ come lottare contro i mulini a vento.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)