Avendo la fortuna di sapermi districare tra le varie fonti di informazione che ogni giorno ci martellano di notizie, inventate e non, maliziose o imparziali, sane o doppiogiochiste, mi perplime sempre di più come i media riescano a manipolare le menti dell’utente medio.
Navigando su un forum molto popolato, ma anche su social come Twitter, non è raro trovare il popolino perlopiù formato da interisti, e quindi frustrati, che aizzato dall’articolo comparso su Repubblica questa mattina, si eccita al pensiero di un BBilanh retrocesso, fallito e spedito nel campionato del Belize.

Repubblica, che strano modo di fare giornalismo. Non nuovo, tra l’altro, a gaffe come quella di stamattina, dove il “giornalista” di turno si interroga maliziosamente sulle operazioni di vendita della quota di minoranza del Milan, insinuando chissà quali traffici illegali di cocaina colombiana e inventando di sana pianta inchieste già in atto nei confronti di Fininvest e società.
E così, mentre il grappolino di lillipuziani antimilanisti va fappandosi (scusate il gergo, ma stiamo parlando di cose di basso livello e il vocabolo rendeva bene) ci rilascia anche commenti epici come “Hanno rotto tanto a Thohir, e poi il cinese tarocco è il loro”, tra l’altro partorito (immagino dopo un travaglio lungo una vita) da un laureato in giurisprudenza (mi auguro senza lavoro), facendo così capire come i media riescano a contorcere le menti più labili e ignoranti, ecco puntuale la risposta di Fininvest, che cito:
“Non basta definire “cattivo giornalismo” l’incredibile operazione che Repubblica compie stamane. Annuncia con grande clamore in prima pagina l’apertura di una inchiesta della Procura di Milano, oltre che sui diritti tv, sulla “vendita del Milan”. Ma nelle due paginate che dedica all’argomento, sulla questione Milan compaiono solo poche righe di elucubrazioni, insinuazioni, ipotesi confuse, e l’ammissione che lo stesso quotidiano non sa assolutamente che cosa c’entrino le discussioni per la cessione di una minoranza della società calcistica con una presunta indagine sui diritti. La Fininvest nulla sa di inchieste della Procura sulla vicenda Milan ed esclude che tali inchieste possano esistere. Ribadisce la cristallina correttezza dei propri comportamenti. Ma denuncia con vigore un modo di fare disinformazione che ha superato ormai ogni limite. È qualcosa di molto più grave del “cattivo giornalismo”, è un comportamento inqualificabile, in grado di creare danni irreparabili. Repubblica sarà chiamata a risponderne davanti all’autorità giudiziaria.

Mi dispiace guidare ogni volta questa sorta di mini crociata contro il giornalismo italiano, ma purtroppo è evidente come la situazione sia insostenibile. Il cattivo giornalismo, e non servono le virgolette delicatamente inserite da Fininvest, colpisce tutti, non solo il Milan. Ormai è una gara tra cani sciolti; a chi tira più acqua al proprio mulino, a chi compiace maggiormente il proprio direttore, a chi fa meglio gli interessi della testata, a chi vende mezzo etto di carta in più, a chi lede maggiormente la propria dignità di iscritto all’albo.
E soprattutto, dopo aver ahimè letto il vostro articolo, vi insegno, nel mio piccolo, una cosa: si scrive thailandese, non tahilandese. Cordiali saluti.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)