Fiero, impettito, affamato, che più che brucare l’erba se la divora peggio del Kraken con i suoi cacciatori. Questo è l’Inzaghi che ha fatto innamorare i suoi tifosi. Questo è l’Inzaghi che dobbiamo sforzarci di mantenere vivo nel ricordo.
Ricordo che è destinato a rimanere nell’oblio lontano del passato. Perchè certi momenti, ormai, appartengono solo a esso.
E il gol di omero balza alla mente.

Sbiadito. Così è il poster mentale del Pippo-eroe che solleva fiero la Settima.
L’immagine più colorata e nitida è ora quella del Pippo-matricola, che con il suo cappellino da giovane marmotta resta impietrito, e non più impettito, dinnanzi all’ennesimo tonfo della sua squadra. Dell’ennesima prova che non fa che certificare quanto nel calcio ci sia bisogno della gavetta. Dell’ennesima rimonta. Dell’ennesimo “bastanoncelafacciamopiù”.
Dopo Cagliari ci sono due settimane di sosta, urge cambiare in questo momento. Senza se e senza ma. Si può anche essere d’accordo con l’evitare la figuraccia di un esonero al nostro vecchio eroe, ma a tenerlo su quella panchina ho la sensazione che gli si stia facendo ancor più del male. Alleggeriamolo e alleggeriamoci.
La grande squadra è quella che non ha paura di cambiare, non quella che ha paura di prendersi un grande allenatore a dieci partite dalla fine solo perchè lo prevede il protocollo. La piccola squadra può aver paura, non noi.

E se da una parte ci sono quelli che di Pippo chiedono la testa e lo umiliano verbalmente, dall’altra ci sono i romantici che soffrono e si crucciano per la tragedia che sta vivendo il loro eroe. Che nel loro cuore si riservano la flebile speranza di un futuro maestoso abbraccio, come fu per Ulisse il ritorno a Itaca.
E allora lasciamo che la giovane marmotta vaghi per il suo Peloponneso alla ricerca di se stesso. Che si fortifichi, che si levi quell’orrendo cappellino e torni il Dio che conosciamo. Cresca. Si faccia le spalle enormi. Bruci dal suo dizionario frasi come quelle rilasciate di recente in conferenza stampa. Impari da Mourinho, impari da Ibrahimovic, impari da chi sa vincere e farsi carico di una squadra. I giovani esploratori non possono guidare il Milan. Quelli coi coglioni, quelli sì che possono. Vai a farli (ri)crescere, e casomai torna. Noi aspettiamo, sotto la guida d’altri.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)