Guardare le partite del Milan ormai diventa sempre più surreale. E non per i valori della squadra in campo ma per quella frangia di tifo malato che ormai ha già deciso apertamente di contestare questa squadra comunque vada, che è piena di pippe a prescindere da chi gioca e che ha fatto di Allegri prima e di Seedorf poi un martire. C’è quasi la sensazione di vedere in alcuni profili, alcuni siti, alcuni blog di tastieristi del lutto funereo ad ogni gol segnato per poi tornare in grande stile con fanfare e processioni nel momento in cui il gol lo si prende e la partita non si vince – lo stesso atteggiamento, se vogliamo, che hanno alcuni ex calciatori oggi opinionisti Sky.

Qualsiasi cosa succeda è buona per la loro teoria: il Milan è scarso, da metà classifica, Inzaghi sopravvalutato e la squadra è piena di pippe. Qualsiasi dichiarazione ufficiale della società viene storpiata a cercare in continuazione qualche significato, qualche retroscena per confutarla o rigirare la frittata a loro favore – con cazzate degne di essere nominate insieme a quelle dei microchip sottopelle e delle scie chimiche. Ogni giocatore escluso diventa improvvisamente un pilastro insostituibile e – se poi ci sta anche simpatico – allora è il momento giusto per attaccare un allenatore che ha avuto la colpa di sedersi lì e di non proseguire il copione dettato da Clarence Seedorf che pretendeva una Ferrari per competere con le Marussia e Catheram del campionato italiano di Serie A.

Alcuni esempi? Inzaghi ha la colpa di aver escluso El Sharaawy – El Sharaawy che non segna un gol da 440 minuti, per dire. Però guai a toccarlo, perché “è il futuro”. Ma ce ne fossero di allenatori che quando un giocatore non fa bene lo panchinano. E lo stesso per De Sciglio che ha solo la fortuna di non avere più la concorrenza di Constant su quella fascia. C’è una terribile tendenza nel nostro caso a sopravvalutare i giovani, a crederli dei fenomeni quando non lo sono e a vedere più il potenziale che l’attuale che è la rovina di molti che si credono degli osservatori calcistici in base a qualche partitella a Football Manager. Come dissi tempo fa, i giovani non sono una scorciatoia per la mancanza di investimenti: Cristante ne è l’esempio lampante – scartato dal Milan nella rivolta popolare, spacciato per il nuovo Albertini oggi fa panchina fissa a Lisbona e quando è sceso in campo lo ha fatto poco e male – e qualcuno, da noi, lo voleva titolare fisso. Ora invece ci tocca sopportare quelli che invocano da più parti Hachim Mastour – un 1998 che per ora in questa squadra data la sua età non aggiunge e non toglie nulla. Tempo al tempo, per favore.

A proposito di Cristante non si può non notare la fanfara mediatica per un assist contro una squadra di bassa B portoghese tempo fa. Non si può non notare che c’è chi spera che faccia bene a Lisbona solo per il gusto di poterlo rinfacciare. La vita del tastierista – d’altronde – questa è: seguire gli ex Milan, da Cristante ad Aubameyang, da Darmian a Gourcuff (che con tre gol consecutivi è tornato prepotentemente alla ribalata), da Strasser a Merkel (beh, ormai per questi due non c’è più niente da fare) pur di poter fare il fenomeno da social network e continuare con le proprie teorie assurde. Deve essere veramente una vita brutta quella di chi contesta il progetto della società e dell’allenatore dopo 8 giornate di campionato (tra l’altro, più che positive) ma avrebbe atteso ben tre anni Aubameyang e Darmian.

Poi c’è la difesa, quella del “caso Rami”, quella del “Bonera gioca perché amico dell’allenatore” – si è persino diffusa una falsa voce sul litigio Amelia-Bonera dello scorso anno per l’ultimo rinnovo di contratto: falsa, perché Bonera il contratto già lo aveva. Difesa dove si era scartato Alex con tanto di #weareparametrizero – perché piaccia o no, quelli contestati sono sempre i nuovi acquisti di un Galliani sempre più colpevole di non poter fare le nozze coi fichi secchi. Difesa dove ora Rami si alterna al malvoluto Zapata che però dimostra ad ogni convocazione in nazionale – con tanto di mondiale 2014 sugli scudi di essere un difensore di livello. Difesa a cui la colpa del gol subito domenica è stata data ad Abbiati (perché, ha la colpa di giocare al posto di un Diego Lopez non al 100%) e Zapata invece che all’unico colpevole di aver liberato Ilicic solo in quella posizione: Mattia De Sciglio. Spero si tratti di un’errata lettura della partita, perché altrimenti siamo alla malafede più pura.

A centrocampo c’è stata la vicenda di Honda che ha quasi avuto del tragicomico, poi c’è De Jong a cui per motivi non precisati spetterebbe la fascia di capitano. Probabilmente per toglierla a Montolivo che ha la colpa di essere andato contro Seedorf – non capisco, sinceramente, l’accanimento verso quello che è uno dei nostri migliori centrocampisti e la cui assenza oggi è veramente pesante. Montolivo per venire al Milan ha atteso un anno a Firenze, tra panchina e tribuna per via del mobbing viola e vedendo pochissimo il campo – De Jong è venuto per un lauto stipendio e per lui il Milan è uno dei tanti, tanto è vero che per rinnovare ha chiesto un esagerato triennale a 3,5 l’anno – che per un giocatore della sua età vuol dire ritrovarsi tra due anni a parlare del suo stipendio che blocca le cessioni.

Anche quella di De Jong è una questione puramente politica – non dimentichiamo che in fondo lui fu uno dei sodali di Seedorf, sempre secondo la teoria del complottismo, mandato lì per contrastare lo strapotere di Adriano Galliani in grado di mettere in ginocchio la famiglia più potente d’Italia con una buonuscita di 200 milioni, 10 volte superiore a quella di Montezemolo dalla Ferrari, che fattura 10 volte più del Milan e che avrebbe messo in crisi una società come Fininvest, che fattura 8 miliardi l’anno! Perché è ovvio che nelle fantasie più malate un allenatore venga lì per mandare via un dirigente – un po’ come se domani il presidente della vostra azienda vi dicesse di mettervi contro il vostro capo. Nei deliri di questi poveretti AG comanda e controlla tutto, perché Seedorf sia arrivato lì è un mistero – perché Berlusconi sia sempre a Milanello e allo stadio sotto la gestione Inzaghi e non si sia mai fatto vedere sotto quella dell’olandese un altro trascurabile dettaglio.

Un po’ li posso anche capire: Inzaghi ed i valori che porta sono il loro peggiore incubo – valori che creano un gruppo, che valorizzano l’organico, che cercano di tirare fuori il massimo da ciò che si ha. E con un’umiltà fuori dal campo che non appartiene a chi era abituato a vedersi il campioncino da 2 miliardi portato a casa ogni estate e a voler vincere quasi come uno Juventino – perché è a questo che assomigliano “quelli là”. I nostri, di valori, sono ben diversi ed è una fortuna che Pippo ci stia riportando alle origini, ad un milanismo diverso – ad una situazione di transizione, se vogliamo, pari a quella di fine anni 90 dove probabilmente si era messi pure peggio. Inzaghi è il modo di uscirne che non volevano non realizzando che in questo momento è anche l’unico.

Tempo fa consigliai a questi individui di darsi al Curling – rinnovo l’invito temendo per i loro fegati e per il sangue amaro che si fanno ad ogni vittoria del nostro Milan. Nostro, perché con quella roba là i colori rossoneri non hanno più nulla a che fare.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.