Al liceo tutti noi abbiamo battibeccato con il latino, la materia che con la matematica alla fine dell’anno aveva sempre quel cerchio rosso intorno che significava debito. Ma il detto latino, da cui il titolo, rappresenta alla perfezione la situazione attuale del centrocampo del Milan, visto che la sua traduzione significa più o meno: ‘non la quantità, ma la qualità’.

Il cerchio del centrocampo di San Siro è dal 1899 che vede calpestare la sua circonferenza bianca dagli scarpini di mediani, centrocampisti e mezzepunte di qualità maestosa. O meglio, ne ha visti fino a qualche anno fa, perchè ad ora la rotta sembra essere invertita. E il gioco ne risente.
Che davanti siamo forse la miglior squadra del campionato è un’opinione accettabile, ma che in mezzo siamo più carenti di squadre di media fascia è altrettanto vero.

E allora io mi immagino Inzaghi che al momento del match sfila il suo scacchiere, prende un sacchetto con incisa sopra la parola ‘Centrocampisti’, lo svuota sul tavolo e si trova 8 sassolini con queste etichette: De Jong, Muntari, Essien, Poli, Van Ginkel, Montolivo, Saponara, Bonaventura. Quest’ultimo meriterebbe un discorso a parte, perchè per quanto Jack le cose migliori le abbia fatte vedere da esterno, è indubbio che in molte partite la sua presenza come incursionista sia imprescindibile, ma in una line-up standard la sua presenza fissa è da valutare attentamente e ora come ora è più un esperimento che uno dei tre centrocampisti titolari da schierare negli anni a venire.
Van Ginkel è un’incognita e qualsiasi ragionamento sul suo impiego va rimandato a data da destinarsi, Saponara idem.
Essien, Muntari e De Jong sono tre giocatori le cui caratteristiche di spicco le troviamo sotto la voce “difesa”, e non di certo “costruzione”, anche se per i primi due forse sarebbe meglio creare la categoria “parrocchia”.
Andrea Poli invece è un centrocampista abbastanza poliedrico, per quanto incostante. E’ un giocatore che nella partita giusta ti dà corsa, dinamismo, sostanza, ma non di certo la qualità e la geometria di cui il Milan necessita nella gestione di molte gare.
Rimane quindi Montolivo, il giocatore che per caratteristiche dovrebbe più di tutti custodire le chiavi del gioco per aprire la serratura della medio-piccola di turno. Reduce da un lungo infortunio bisognerà però vedere su che livello si manterranno le sue prestazioni. Ma alla base di tutto mi chiedo: può Montolivo, con la sua ormai proverbiale lentezza, essere il nostro centrocampista di qualità? Può essere Montolivo il faro di una squadra che lotta per vincere? Io penso di no. Penso che al meglio della forma Montolivo sia una riserva di prim’ordine e niente più. Certo, ora come ora il suo recupero ci serve come il pane, ma nel lungo termine un intervento in sede di mercato è d’obbligo.

Ora, io non so quanta sia la voglia di investire una cifra importante a gennaio o a giugno, ma ai piani alti bisogna entrare nell’ottica delle cose per la quale o spendi o non vinci. Con un investimento sostanzioso a centrocampo il Milan può cominciare a riacquisire una propria identità di squadra e di gioco, che attualmente non c’è per cause di forza maggiore. Perchè se affidi la costruzione della manovra a De Jong o Muntari significa avere alla voce “palle perse” un numero superiore a quello di una squadra che lotta per non retrocedere, e questo sta accadendo troppo spesso.
E allora, caro presidente, invece di dire “il Milan deve trovare il vantaggio poi tenere il possesso palla fino al fischio finale”, prendi in considerazione l’idea di dare alla tua squadra le armi per farlo, perchè con questi centrocampisti il possesso non lo tieni neanche se ci danno la possibilità di passarci la palla con le mani.
Basta quantità, avanti la qualità.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)