POST PARTITA. Implacabili. Implacabili e prevedibili. Implacabili e prevedibili le critiche nei confronti dei rossoneri dopo il pareggio a San Siro del Milan contro la Fiorentina. Al fastidio, istantaneo e naturale, è comunque subentrata una sorta di indifferenza e di distacco, quell’indifferenza e quel distacco caratterizzanti di una certa superiorità intellettuale. L’analisi della partita, per chi , non banalmente, ne è rimasto spettatore per tutti i novanta minuti, è relativamente semplice: è stata una brutta partita, molto tattica, poco spettacolare, quindi molto italiana (disse con superbia chi aveva visto Real Madrid-Barcellona e Manchester United-Chelsea). Pochi tiri in porta, pochi e imprecisi. Tanti errori di impostazione, ritmo basso (soprattutto nel primo tempo). Paura: da una parte la paura del Milan di confermarsi raggiungendo il terzo posto, dall’altra quella della Fiorentina di perdere (non vincere) un’altra partita in campionato. Nessuna delle due squadre meritava veramente di vincere, anche se dopo il gol di De Jong la partita era tranquillamente indirizzata verso la vittoria dei rossoneri che, nonostante quanto detto, avevano creato più gioco e si erano proposti maggiormente in fase offensiva rispetto agli avversari. Potevano essere tre punti e non sarebbero stati certamente immeritati. L’unico tiro in porta dei giocatori in maglia viola, arrivati indisturbati nella trequarti rossonera , nell’unica azione in cui mancava De Jong a fare da schermo davanti alla difesa (casualità?), ha imposto alle due formazioni il pareggio. Se l’obiettivo rimane il terzo posto, non è opportuno far drammi. Il problema, allora, è proprio questo. Qual è l’obiettivo stagionale? E nel pormi questa domana, non sottintendo quale sia l’obiettivo che si è imposto la squadra. Credo infatti che i giocatori, l’allenatore e la società si siano ragionevolmente imposti l’obiettivo (credibile) del terzo posto, l’ultimo piazzamento utile per la prossima Champions. Mi chiedo, bensì: gli implacabili e prevedibili critici che obiettivo hanno? Criticano la squadra , la ignorano nei risultati positivi, la distruggono in quelli – parzialmente – negativi. Non invoco pietà. Invoco coerenza. Vi prego, abbiate pietà: siate coerenti.

INTERMEZZO. Nel precedente editoriale ho dedicato soltanto un breve post scriptum all’umiliante disfatta europea della Roma. Non aveva ancora giocato la Juventus, e non avevamo quindi ancora assistito all’altra disfatta, quella bianconera in terra greca. Nel fiume di considerazioni – retoriche, ridondanti, inutilmente inumane – che hanno fatto seguito alle non felicissime prestazioni delle squadre italiane in Champions League, ne è mancata una, quella che, a mio modestissimo avviso, sarebbe dovuta essere non una, bensì la considerazione primaria. Negli ultimi anni il Milan, pur avendo una rosa inferiore (?) agli attuali organici di Juventus e Roma, non ha sfigurato in Europa. Ricordo certamente cocenti sconfitte al Camp Nou, al Vicente Calderòn e all’Emirates Stadium (un comunque ininfluente 3-0), oltre all’estenuaante impossibilità di non riuscire a fare un gol contro un modesto Tottenham e qualche pareggio lasciato improvvidamente qua e là. Ricordo anche però un 2-0 a Milano contro la squadra di Messi, un 4-0 contro l’Arsenal e una prova convincente (in casa) contro gli uomini di Simeone, finalisti lo scorso anno contro il Real, poi campione d’Europa. Peccato non aver letto o sentito questa considerazione. È evidente che in Europa contano i danè, come scriverebbe Roberto Vecchioni. Ma è altrettanto vero che per affrontare le squadre più forti (e anche le meno nobili: leggi voce ‘Olympiakos’) del panorama internazionale servono mentalità vincente e prestigio. Qualità che il Milan, nonostante tutto e tutti, possiede e ha sempre posseduto. Gli altri sicuramente un po’ meno.

PRE PARTITA. Tra qualche ora si gioca Cagliari – Milan. Non sono mai stato bravo nei pronostici (devo, con onestà, ammettere che ogni volta che mi sono sbilanciato nella previsione di un qualunque risultato sono andato incontro a brutte figure). Posso però dire – prevedere – una cosa: se vincerà il Milan, sarà una vittoria ritenuta ‘normale’, doverosa, dovuta. Se vincerà il Cagliari, che ha fatto quattro gol all’Inter a San Siro, ci aspetterà l’inferno. Un fuoco di critiche da parte dei nemici, ma soprattutto da parte degli amici. Ed è di gran lunga questo il più pericoloso.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?