Prometto: non parlerò di Tevez. Perché da un mese a questa parte, che siano televisioni o giornali, la ribattezzata TEVEZNOVELA ha spinto tutto e tutti a mettere un po’ da parte le vicende calcistiche e concentrarsi su questo affare con la trama ai limiti del romanzo. Oggi parliamo di calcio giocato, quello che si vede nello stadio e non quello che si decide stando dietro ad una scrivania.

La giornata di campionato appena trascorsa, ci conferma le impressioni ormai acquisite da tempo: la lotta per lo scudetto è sull’asse Torino-Milano, sponda rossonera ovviamente, visto che la seconda squadra di Milano interrompe la sua rimonta sul campo del Lecce (chi di catenaccio ferisce, di catenaccio perisce). Milan e Juventus non sembrano infatti voler mollare un colpo e anche quando una s’inceppa, arriva l’altra che commossa non scappa. Anche nella prima di ritorno, Juve e Milan vanno di pari passo. I bianconeri di Conte non sbagliano nemmeno contro l’Udinese, la quale però è tremendamente rimaneggiata a causa delle assenze per la coppa d’Africa. Sta di fatto che i tre punti arrivano sempre, anche sotto la neve, e di infortuni nemmeno l’ombra. Una delle chiavi del successo juventino fino a questo punto è sicuramente l’integrità fisica dei giocatori, che sembrano protetti da un’aura divina che ne cura gli eventuali mali in non più di due giorni. Arriveranno anche per loro gli infortuni? Chi lo sa, rimandiamo la domanda a qualcuno più in alto di noi, ma di certo fino a questo momento Conte ha avuto un compito facilitato da questo punto di vista, potendo avere a disposizione tutti i titolari e anche le riserve in condizione ottimale. Voglio fare però una nota personale: andando oltre la faziosità e il tifo, non si può che stimare un allenatore italiano che è capace di caricare un gruppo in quel modo, riuscendo a trasformare in gioco e punti la voglia che tutti i componenti dello spogliatoio hanno di vincere dopo anni di inferno e purgatorio. Annata favorevole per quel che riguarda la situazione fisica e per le decisioni arbitrali, ma ogni tanto proviamo ad andare oltre o scoglio, e dar merito ad un allenatore giovane e conterraneo (alla faccia dei Villas Boas o Benitez di turno).

Tornando agli infortuni, ragionamento diverso deve essere fatto per il Milan, che di partita in partita si ritrova sempre con qualche defezione in più e raramente con un rientro in squadra. Lasciando da parte i lungodegenti Cassano, Gattuso e Flamini, la lista si allunga con l’aggiunta negli ultimi giorni anche di Thiago Silva (infiammazione che ogni tanto salta fuori) e Merkel. Il talentino tedesco ne avrà per due mesi e dunque è stato praticamente inutile l’intervento d’urgenza per riportarlo al Milan. Allegri risponde all’emergenza del centro-destra sempre nello stesso modo: Emanuelson. Che si tratti infatti di problemi in attacco, sulla trequarti, a centrocampo o in difesa, salta sempre fuori lui. Analizzando però le prestazioni, l’olandese se la cava più che bene come mediano di destra, mettendo da parte le indecisioni e insicurezze viste quando giocava da trequartista. Però da qui a dire che in quel ruolo siamo coperti, ce ne vuole. Un intervento in queste ultime ore di mercato sarebbe auspicabile, e ci permetterebbe di avere sicuramente possibilità maggiori di andare avanti e lottare per tutti i traguardi.

Milan-Cagliari dal campo dice poco di più di quello a cui siamo abituati: strapotere fisico di Ibra contro difese arrancanti (maggiore intensità e giocate più proficue contro squadre più quotate sarebbero molto gradite) e straordinario Nocerino, rivelazione assoluta per i tifosi e credo anche in parte per Galliani stesso. Dono di madre natura o bravura di Allegri? Anche qui la linea di confine è stretta, e si può saltare da una parte o dall’altra a seconda di cosa convenga di più. Il mio parere puramente personale è che il tecnico livornese è riuscito ad applicare la sua idea di mezz’ala alla perfezione su di lui, garantendo un ottimo equilibrio tra la fase difensiva e quella offensiva e riuscendo anche a far emergere delle sue qualità ancora nascoste. Che Allegri faccia degli errori è chiaro ed evidente (quasi a tutti), ma io darei un po’ più di fiducia ad uno che comunque ha vinto uno scudetto ed è riuscito a prendere posizioni importanti in un gruppo non facile da gestire. Se ci fosse stato qualcun’altro a quest’ora avremmo ancora Pirlo e Ronaldinho in squadra.

Ultima parentesi la vorrei aprire su un aspetto fondamentale che sta passando in secondo piano: il campo di S.Siro. Non vedo come sia possibile che uno stadio come quello, uno dei più belli al mondo come atmosfera interna, che ospita match importanti e squadre di livello mondiale, possa ancora andare avanti in quelle condizioni. Le rizzollature che spesso ci vengono sbandierate non sono altro che rattoppi, che rendono il campo impraticabile e terribilmente sconnesso. Un terreno del genere è controproducente in primis per le squadre tecniche come il Milan, che giocano prevalentemente palla a terra, e la gara contro il Cagliari è stato solo l’ultimo dei casi in cui i giocatori si sono lamentati del campo orrendo. Un pensiero al sintetico io credo sia d’obbligo farlo, perché avrà anche i suoi contro (c’è chi parla di un maggiore rischio di infortuni alle articolazioni) ma mai come il campo arato visto nelle ultime uscite casalinghe. Io la mia promessa l’ho mantenuta, non ho parlato di Tevez, adesso speriamo che ci venga promesso un campo decente su cui giocare.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.