Milan-Manchester City Audi Cup 2013Dopo i fatti grotteschi delle ultime ore, con l’ennesima riconferma di Allegri nonostante la media punti di 1,08 a partita, i miei commenti sull’incapacità del tecnico del Milan sono terminati. Non serve a nulla tornare su una polemica stucchevole, che ormai non fa neanche più notizia. Sembra chiaro che, a meno di rovesci tipo l’ultimo posto/quarto posto del girone di Champions/eliminazione in Coppa Italia a opera di Pescara o Spezia, l’allenatore di Livorno resterà fino a fine stagione.

Ma la “rivoluzione” annunciata non è tutta rose e fiori. Adriano Galliani ha i suoi difetti, certo, primo fra tutti l’aver voluto fortemente la riconferma dello stesso Allegri, oltre agli affari vari con procuratori e Preziosi. Ma lui non è il “comandante in capo” di niente, nemmeno del Milan: c’è qualcuno più in alto di lui che avrebbe potuto, in qualsiasi momento, scavalcare la sua decisione. Alberto Zaccheroni, allenatore sicuramente migliore di Allegri anche se non eccelso, fu cacciato alla terza stagione per molto meno. Stessa sorte capitata a Fatih Terim, sesto classificato con il Milan 2001/2002. E nel primo caso Silvio Berlusconi era in piena campagna elettorale per le politiche 2001, nel secondo era già presidente del consiglio per la seconda volta.

Prova provata, questa, che il presidente che così tanto ha investito nel Milan dal 1986 sembra ormai disinteressato alle vicende rossonere, a prescindere dai fatti che lo vedono coinvolto negli ultimi mesi. E la figlia Barbara, per pura vendetta contro lo stesso Galliani, ha di fatto deciso di confermare Allegri. I casi sono due: o la conferma di Allegri è solo per scaricare fino in fondo la colpa sul pelato ad rossonero (e in questo caso significa che la rampolla di casa Berlusconi se ne frega altamente del bene della squadra, non volendo intervenire subito per migliorare la situazione, ma cercando di portare l’esito della stagione allo sfascio per vendetta personale) o Barbara crede veramente nel livornese (e in questo caso non capisce nulla di calcio). Se si vuole criticare Galliani, lo si faccia per certi rinnovi di contratto stile Bonera o per i soldi buttati su Matri -in ogni caso “prima scelta” di Allegri-.

Detto questo, il ritorno in società di Maldini e Albertini è sicuramente una prospettiva di fascino. Ma una ristrutturazione in questo senso porterebbe quasi sicuramente sulla panchina un altro ex rossonero. Se si trattasse di un mito come Marco Van Basten, nessun problema; ma il pericolo è che arrivi uno degli altri due esponenti del trio olandese, entrambi infatti non hanno mai brillato sul piano dei risultati (Champions 2006 di Rijkaard a parte, ma quella era una squadra forse più stellare dell’attuale, senza il noioso tiqui-taca e con Dinho, Eto’o e Deco davanti). Nel caso, la scelta migliore sarebbe quella di Filippo Inzaghi, se -come ormai pare chiaro- l’ex punta rossonera non subentrerà a metà stagione, ma da giugno. Nel caso contrario, Devis Mangia andrebbe precettato subito, e in caso di buoni risultati confermato anche per il 2014/15. Troppo rischioso puntare subito su Clarence Seedorf, indimenticato numero 10 ma senza esperienza in panchina.

In tutto questo mare di dubbi e incertezze sul futuro del Milan, una certezza c’è: il ritorno di Kakà. Il numero 22 non è più quello che faceva 3″73 sui 30 metri da fermo, e neanche quello della Champions 2007; ma la voglia che mette in campo dovrebbe essere di esempio a un paio di pseudo-campioni della squadra, El Shaarawy e soprattutto Balotelli. Lui e il neo-acquisto Andrea Poli sono tra le poche note positive di inizio stagione, che escono dalla mediocrità di una squadra senza mordente. 13 punti in 12 partite (4 dei quali ottenuti grazie a Valter Birsa), dietro a Genoa, Verona e Atalanta, e con 4 punti sul terzultimo posto; e nonostante tutto gli ottavi di Champions non sono un miraggio, visto che entrambe le avversarie devono ancora affrontare il Barça. A stagione quasi compromessa, un obiettivo potrebbe essere entrare in Europa via Coppa Italia, una competizione che il Milan non vince dal 2003 ma che negli anni ha visto via via maggior interesse (anche se limitato per lo più alle finali). Comunque vada, l’unica cosa che non deve vacillare è il sostegno al Milan. Anche se la tifoseria rossonera non è più quella che affollava San Siro per la B con 60.000 persone, ma è diventata parecchio schizzinosa, gli occasionali è meglio che tifino qualche altra squadra.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014