I miei festeggiamenti

Bellissima vittoria, storica. Senza ombra di dubbio si tratta della vittoria più goduriosa dai tempi del derby vinto con il rigore di Ibrahimovic; nemmeno il 4-0 contro l’Arsenal ha avuto lo stesso sapore. Perché come contro l’Inter siamo andati ad interrompere una serie negativa contro una squadra che da moltissimi mesi domina la scena nazionale, spesso giustamente, altre volte meno.

Quella volta Ibra, alla testa di un Milan di molto inferiore all’Inter del triplete come gioco (una costante con Allegher in panca), con una prestazione fatta tutta di garra, nervi e sudore riuscì ad imporsi. Questa è stata una partita molto simile: il gioco milanista non si è visto, qualcosa ha fatto la Juventus, ma la fame, la voglia di vincere quella è stata al 100% nostra. I gobbi c’hanno messo la solita grinta di maniera, tanto per distinguersi, per far capire che sono allenati da Conte il “meritocrate”. Il canovaccio del match, come era facilmente prevedibile si è sviluppato tutto attorno alla loro solita brillante azione offensiva, che stavolta ha trovato pane per i suoi denti: una difesa rossonera mobile ed altrettanto veloce, con i piedi e con la testa.

I vincitori del match sono El Sha e De Sciglio, ma vediamo perché: l’azione juventina tipo parte da Buffon che la smista su Barzagli che trotterella fin quasi a metà campo facendo finta di non sapere a chi passarla, mentre la squadra esegue la transizione offensiva facendo densità sulla trequarti, rimanendo molto corti, con le sole punte più avanti. Barzagli la passa a Pirlo, libero, visto che il grosso della truppa è già avanzato, attirando altrove l’attenzione rossonera, libero così da pressanti marcature. Appena il bresciano riceve palla entrambi gli esterni (Isla dx e Asamoah sx) si staccano ed iniziano a correre sulle fasce, attirando l’attenzione dei difensori, contribuendo a decongestionare la zona centrale del campo. Pirlo la passa invece a Vidal (o Marchisio) al centro che apre sulle fasce all’improvviso oppure triangola con Vucinic o Quagliarella, che si trovano spalle alla porta, essi a loro volta restituiscono palla ai centrocampisti per il tiro. Tenete presente che nello svolgimento di quest’azione stereotipata, da quando Barzagli serve Pirlo a quando Vidal la cede, sono passati solo pochissimi secondi e la squadra è rimasta corta, profonda e scaglionata negli spazi. Veloce soprattutto perché Pirlo e Vidal & Marchisio si trovano a memoria, spesso di prima.

A quel punto per la Juve sono iniziati i problemi perché il Milan, anziché opporre il solito catenaccio all’italiana con due linee da 4 statiche in area, cercando di otturare fisicamente tutte le soluzioni di tiro dell’avversario (ma lasciando le fasce libere e correndo il serio rischio di prendere gol su michia in area, cosa successa spesso quest’anno) ha opposto la difesa più attiva possibile, grazie alla freschezza dei nostri due protagonisti principali: El Sha e De Sciglio. El Sha andava ad opporsi ad Isla (e a Padoin poi, con meno efficacia), correndo assieme a lui già quando Pirlo o il centrocampista centrale riceveva palla, rendendo dunque difficilissimo il servizio agli juventini in quella zona, le moltissime palle perse da Isla ne sono una testimonianza evidente; e lasciando invece quasi sempre libero Constant di curare la difesa in una posizione più interna. El Sha, che ha dimostrato di avere 150 polmoni, rimanendo anche brillantissimo sui contropiede, ha dimostrato di essere un attaccante moderno in tutti i sensi, giocando alla pari di Cavani o del miglior Ibra, solo che avendo 20 anni, la fatica sembra quasi non sentirla. Non ha segnato ma la sua partita è stata encomiabile, come quando fa doppietta e magari anche assist.

L’altro fenomeno è stato De Sciglio, che puntualmente instradava “il treno nero” Asamoah su di un binario morto, che nella migliore delle ipotesi poteva fruttare un calcio d’angolo o un cross alla viva il parroco in area. Un terzino giovanissimo, preciso in fase di copertura, fulmineo nelle ripartenze e generoso nei cross. Anni luce distante da Antonini o Zambrotta, e pure molto meglio di Abate, che ha scatti difensivi degni di un centometrista olimpionico, ma non è niente di che negli anticipi e nella copertura, e molto scarso (per non dire imbranato) in fase offensiva.
Il Milan però è tutto qui. Molto determinato ma confuso in attacco, dove tutto sembra dipendere da El Sha e gli altri aspettano che lui la riceva sulla fascia, si accentri e serva un assist magico: ma lui è un Faraone, non uno stregone o mago Merlino. Sarà bene che anche gli altri imparino a giocarla, e a tenerla invece di perderla come un incontinente stile Pazzini; oppure sparacchiarla al terzo anello come fa, con fastidiosa puntualità Boateng, che ultimamente sta giungendo ai livelli del peggior Seedorf, e non aggiungo altro.

Ma ora basta analizzare e spaccare il capello in quattro, questa vittoria ci voleva, è stata come una doccia fresca per uno che si è perso nel Sahara. E per una volta, una volta soltanto, non facciamoci domande e non diamoci risposte. Non chiediamoci se Mexes, autore di qualche bell’anticipo e di due prestazioni ampiamente sufficienti consecutive stia arrivando al livello che gli spetta per il suo talento. Non chiediamoci quanto durerà la concentrazione che i nostri hanno dimostrato in questo match. Non chiedetevi se Isla l’abbia presa col braccio o con l’ascella, tanto con i gobbi siamo in credito di uno scudetto e di ben due gol regolari, uno popolarissimo ed un altro, misconosciuto, di Robinho a Catania che ha pesato quanto il suo celeberrimo compagno. E non chiedetevi nemmeno che ci facevo in un paesello toscano a suonare il clacson in centro fino a mezzanotte facendo sgommate con la macchina di mia madre (la mia l’avevo già messa nel box), con la bandiera del Milan incastrata ad un finestrino COMPLETAMENTE SOLO. Accompagnato esclusivamente dai fischi e dalle urla dei i tifosi viola che dai bar ringraziavano e si univano alla festa spontaneamente, felici più di me della sconfitta della nemica comune e molto grati per il piacere che gli abbiamo fatto fermando i gobbi….

Per una volta “vogliamoci bene” e festeggiamo brindando e guardando sereni il nostro futuro, il nostro orizzonte, che si chiama Hachim Mastour ed è fenomenale. Vogliamo una squadra di under 23? Bene, non importa andare a pescarli in Brasile, e farsi intrappolare in una serie infinita di agenti e società dalla dubbia reputazione famelici solo di laute provvigioni. Spesso i migliori talenti sbocciano vicino a noi, o esplodono nelle nostre giovanili, e noi invece li rivendiamo per foraggiare tutta una seria di operazioni a “carattere regionale” dalla scarsissima utilità, soggette a mode molto molto strane: sto parlando dell’epopea di Bronzetti con tutta la serie di calciatori scassati provenienti dal suo catalogo di spagnoli e brasiliani della Liga oppure di Raiola, che comunque offriva una qualità superiore ai suoi colleghi. Raiola a cui è succeduto un altro mediatore “addetto al fronte francese” di cui non ricordo il nome, che sta rastrellando per noi e per il suo tornaconto tutte le panchine e le infermerie di Francia offrendoci campioni come Traoré, Taiwo, Niang eccetera.

I nostri talenti invece vengono ignorati e fatti arrugginire con un infinita serie di prestiti, col risultato che il giocatore non esplode mai e ce lo riprendiamo sulla soglia dei 30 anni mezzo rotto e svalutato. Vogliamo i giovani? Bene. E giovani siano, saremo in grado di tollerare le loro pirlate, i loro errori di gioventù (e pure De Sciglio ed El Sha ne hanno fatte tante) ma non vogliamo più che il frutto del lavoro dei nostri vivai e dei nostri osservatori venga svenduto per far banchettare certi “procuratori amici”: amicizie che generano solo debiti e prestazioni mediocri, ma tanto poi la colpa è solo dei tifosi che non vanno più allo stadio…

reostato

Posted by reostato

Editorialista e responsabile dei LIVE insieme ad Anonimoabusivo