Non è un concetto tanto difficile, eh…

La usa l’Udinese, la usa l’Inter che è tornata a vincere anche in casa, la usa il Napoli, la usa la Juve imbattuta, la usano sempre più squadre in serie A. Cosa ha il Milan di tanto strano, per essere allergico alla difesa a 3, e più specificamente al 3-5-2? Da otto anni, con tre allenatori diversi – e specificamente da quando arrivò il diktat presidenziale contro l’albero di natale – si è mantenuto il 4-3-1-2, di volta in volta con il trequartista arretrato, col centrocampo a rombo o col fantasista spostato sull’ala. Nessuno ha il coraggio di sperimentare, nonostante tutte le evidenze, e non solo quelle fornite dalle altre squadre, che sono riuscite con questa soluzione a risolvere i propri problemi di gioco. Tipo i cugini, contro i quali andremo a scontrarci domenica, già certi di subire senza possibilità di appello la condizione di inferiorità numerica a centrocampo. 

In un 3-5-2 ne beneficerebbero soprattutto i movimenti difensivi: ricordiamo tutti come Zapata, in una difesa a 3 come quella di Udine, era diventato l’anno scorso uno dei pezzi più pregiati del mercato, e tornerebbe ad essere quel giocatore, e non la sua brutta copia, vista a Villarreal e in questo primo scorcio di stagione, in entrambi i casi con la difesa a 4. Uno tra Bonera e Acerbi e Yepes (o, se proprio si deve, Mexes), completerebbero il trio. Le ali non sarebbero un problema, anzi: Abate, impegnato sia in compiti di copertura che in incursioni offensive (magari calibrando meglio i suoi cross), tornerebbe alla posizione che occupava a Torino, agli inizi della sua carriera; a sinistra, invece, quel ruolo sarebbe cucito addosso a Urby Emanuelsson, con De Sciglio a scalpitare come riserva di entrambi.

Montolivo potrebbe agire indisturbato da perno centrale di centrocampo, con una gabbia costruitagli intorno, esattamente come per Pirlo alla Juventus: da un lato, nel ruolo di raffinato rubapalloni che è di Marchisio, Nocerino (se più raffinato) o De Jong (se più rubapalloni); dall’altro, con licenza di incursioni avanzate alla Vidal (un 3-5-2 trasportabile in 3-4-1-2), Boateng, che ha dimostrato di sapersi adattare alla sua originaria collocazione a centrocampo. In attacco la coppia El Shaarawy – Pazzini, come hanno provato queste prime giornate, è l’unica alternativa: nè Niang, nè Bojan hanno ancora la capacità di amalgama.

Le considerazioni sull’applicabilità al Milan del 3-5-2 sono assolutamente suscettibili di critiche, ma sono almeno frutto di una breve riflessione. Quella che il nostro allenatore non ha la capacità – o, sospetto io, il coraggio – di fare. Troppo facile, per chi è mediocre, adagiarsi su ciò che si è imparato all’inizio e rinunciare ad adattarsi alle novità – o a crearne di nuove: ma, dopo un po’ di tempo, in cui magari i giocatori possono aiutare nonostante lo schema, gli altarini vengono scoperti. E solo a quel punto si può trovare la differenza tra un semplice “mister” e un allenatore vero.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.