La crisi del Milan ormai è argomento di dibattito. Ma questo popolo di critici più o meno improvvisati è diviso in due netti schieramenti: c’è infatti chi identifica nel mister Allegri il principale problema della squadra rossonera e dalla parte opposta c’è chi invece ritiene che l’allenatore livornese si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e che con una squadra rimaneggiata come il Milan di quest’anno non potesse fare miracoli, ma semplicemente adattarsi e cercare di evitare il peggio. E forse, come nelle più celebri diatribe della storia, la verità sta nel mezzo: le colpe di Allegri sono evidenti e molteplici, ma la squadra messagli a disposizione non è di certo una compagine degna di poter lottare per lo scudetto.

La principale colpa di Allegri è stata quella di non essere riuscito a dare un gioco al Milan: nei tre anni della gestione del livornese, infatti, la squadra ha sempre potuto contare sul celebre modulo “palla a Ibra”, già utilizzato a lungo e con successo dai cugini interisti. Ed è un sistema che funziona, un sistema che negli ultimi due anni ha risolto tante, troppe partite. Con la partenza di Ibra toccava ad Allegri inventarsi un modulo nuovo, forse che sfruttasse le corsie esterne e rifornisse gli attaccanti in area, ma la svolta non c’è stata.

Nell’ultima partita contro l’Udinese è apparso evidente come anche la difesa brancoli nel buio e come sulle palle alte e sulle palle da fermo si crei il caos e i centrali vaghino senza meta per l’area avversaria. E se prima non si era assistito a questo triste spettacolo, non era di certo merito di Allegri, ma piuttosto di alcuni giocatori in grado di istruire i più giovani sulle posizioni, in grado di tenere unita la linea difensiva e richiamare l’attenzione dei compagni. Ma senza i Thiago Silva e i Nesta, questo è diventato compito dell’allenatore, compito che ad oggi il mister non è ancora riuscito a portare a termine.

Può sembrare una lunga accusatoria contro il tecnico livornese, ma esistono sicuramente molte attenuanti che salvano il cosiddetto “acciuga”: la società non gli ha messo a disposizione la squadra che chiedeva, e il mister ha dovuto inserire in rosa giocatori non utili alla causa, ma che anzi hanno scompaginato le carte, e la lunga serie di infortuni, specialmente in attacco ha reso tutto più difficile. Senza dimenticare la situazione spogliatoio: è ormai evidente come Allegri non andasse d’accordo con i cosiddetti “senatori”, che oggi dalle varie parti del mondo fanno arrivare critiche malcelate nei confronti del mister. Da Gattuso che ammette di sognare Tassotti in panchina, a Inzaghi che afferma di ispirarsi solo e soltanto a Carlo Ancelotti, fino alla discussione vera e propria con Superpippo, in quel del Vismara, che ha mostrato l’insofferenza di Max nei confronti di queste continue critiche. Il mister lo dice, “Io sono un antipatico”, non pretende di ricevere complimenti e parole di stima, ma le critiche non fanno piacere, soprattutto se arrivano da giocatori che fino a qualche mese fa lottavano per la stessa causa. E quindi Allegri ha colpe, e anche molte, ma la situazione in cui lavora e cerca di risollevare una squadra ormai alla frutta, non è delle migliori. La panchina rossonera traballa, ma una vittoria riporterebbe la tranquillità a Milanello. Anche se forse potrebbe non bastare.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog