Ok. Ci saremo forse fatti del male anche noi con le energie spese in Champions League (e le scelte discutibili di Allegri). Ma qualcuno credeva veramente che fosse possibile dopo i gol di Muntari e Robinho vedere le cose andare diversamente? Lo scudetto era già stato assegnato. E non solo con Sulley Muntari.

L’abbiamo perso perché non siamo stati capaci di mettere quella pressione che loro hanno fatto sempre e comunque in ogni circostanza – ultimo esempio il vantaggio netto ottenuto dal calendario – dove per ben sette volte nelle ultime undici giornate di campionato giocano sapendo il risultato del Milan (questo ha portato vantaggi tangibili come, ad esempio, il mettere una formazione più offensiva a Palermo) e avere il coraggio nonostante tale, enorme vantaggio, di lamentarsi per l’unica (derby) in cui ad averlo saranno i rossoneri.

Non è cambiato nulla. La Juventus è rimasta sempre quella squadra che pur di vincere è capace di ricorrere a tutto, alla perdita più apparente del comune senso della decenza – una volta erano arbitri chiusi nello spogliatoio, oggi sono lamentele continue – fino quella del voler apparire puliti in un processo in cui le sentenze sfavorevoli hanno toccato quota 18. Su questo la società ha sbagliato tutto: si è dimenticata chi era l’avversario e da dove veniva. Si è dimenticata che l’avversario non è un avversario che gioca pulito ma è un avversario che per storia pretende diritti che gli altri non hanno. Si è dimenticata che la Juventus per storia non ha mai perso una volata scudetto se non nel diluvio di Perugia – e tutte le volate sono state caratterizzate da episodi limpidi come l’acqua del Lambro a loro favore.

Lo scudetto non è stato perso sabato con la Fiorentina. E’ stato perso in Lega Calcio quando nessuno ha fatto notare a Marotta che sul rinvio di Milan – Napoli non aveva diritto di parola, è stato perso dopo Juventus-Siena e Parma-Juventus quando ai comunicati di Conte nessuno ha saputo e voluto controbattere con gli enormi favori che hanno sostenuto la Juventus nel girone d’andata. E’ stato perso quando nei calendari viene fatta giocare al Sabato e poi al Martedì l’unica squadra che gioca la Champions League con conseguente dispendio di energie, oltre al vantaggio di far giocare i bianconeri sempre e comunque a risultato del Milan acquisito. Erano necessarie svariate misure di vario genere per fargli colmare l’enorme gap che li separava da noi: sono state tutte attuate senza la minima opposizione da parte nostra.

Lo ammetto: speravo di vedere i bianconeri perdere una volata scudetto. Sarebbe stato il miglior segno di un calcio italiano finalmente tornato pulito e credibile. Non è cambiato nulla, vige ancora la “legge della giungla” che premia chi urla di più e chi più fa valere il proprio peso politico, chi quando era sotto di quattro punti si lamentava di un sistema ora tornato stranamente, di nuovo, perfetto. Non è cambiato nulla: come ricordava Gianni Rivera negli anni settanta per vincere lo scudetto contro la Juventus a dieci giornate dalla fine di punti di vantaggio devi averne almeno nove.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.