Joaquin, giustiziere all’andata

La vittoria con il Chievo è stata la prima prova da grande squadra offerta dai rossoneri in questa stagione: è però prematuro pensare che i problemi, soprattutto se si pensa a quei movimenti difensivi, in particolare sulle palle inattive, avvezzi ad incepparsi, siano risolti. C’è ancora da trovare una buona capacità, contro squadre serie e dalla difesa composta da gente più seria di Dainelli e Frey, di finalizzazione, soprattutto nell’area di rigore, vero punto debole della squadra rossonera. La creazione di gioco, infatti, insieme al mantenimento del possesso palla, non è mai stato un problema: ma spesso è mancata l’ultima intuizione, la possibilità di mandare un giocatore solo davanti alla porta, la determinazione di cercare il tapin. Contro alcune squadre ci è andata bene: contro il Malaga, probabilmente, no. Nè andrà bene nel prossimo mese, in cui ci troveremo davanti anche l’Anderlecht e quattro delle prime sette forze del campionato.

Gli spagnoli arrivano a questa partita dopo un’inaspettata sconfitta in casa contro il Rayo Vallecano, che ha provocato il sorpasso al terzo posto da parte del Real Madrid: la situazione di classifica, nonostante le fosche prospettive con cui era partita, dati i propositi di abbandono dello sceicco Al Thani (uno dei vari nomi accostati alle aziende di Berlusconi) l’annata, è ottima, e l’amalgama di squadra è garantita dalla determinazione di Pellegrini, che ha già subito messo in chiaro che, nonostante l’ottima posizione in classifica (che potrebbe determinare, in caso di vittoria e di pareggio tra Anderlecht e Zenit, anche il matematico primo posto dopo quattro giornate), non giocheranno per il pareggio, ma scenderanno in campo con una compagine offensiva, probabilmente uguale a quella dell’andata: una sorta di 4-4-2/4-2-4 alla Ventura, con due ali molto offensive come Joaquin ed Isco e due torri in attacco quali Portillo (non quello della Fiorentina) e Saviola, e Santa Cruz a scalpitare dalla panchina.

A differenza delle precedenti quattordici uscite stagionali, il Milan dovrebbe riuscire a trovare una certa stabilità tattica: per prove ed errori (cosa che solitamente si dovrebbe fare in estate e in allenamento, non in partita) si è empiricamente dimostrato come il 4-2-3-1, con un valore aggiunto determinato dalla presenza di Bojan, sia lo schema più adatto agli uomini attualmente a disposizione di Allegri. Anche la formazione dovrebbe essere molto simile a quella della sontuosa vittoria di sabato: le uniche differenze il ritorno di Bonera (squalificato lo scorso weekend) al centro della difesa, insieme a Mexes, mentre a centrocampo non è ancora chiaro se, accanto a Montolivo, giochi Ambrosini o De Jong. In attacco tutto uguale, pare: Pato, però, scalpita, e potrebbe – purtroppo? per fortuna? – farcela. Stesso discorso per Boateng: si spera che, qualora giochi, sia quello degli ultimi minuti di sabato, non delle precedenti malsane uscite stagionali.

MILAN – MALAGA, SAN SIRO, 6 NOVEMBRE 2012 ORE 20.45
MILAN (4-2-3-1):
 Abbiati; Abate, Mexes, Bonera, De Sciglio; Montolivo, De Jong: Emanuelson, Bojan, El Shaarawy, Pazzini. A disp.: Amelia, Yepes, Constant,  Nocerino, Ambrosini, Boateng, Pato. All. Allegri
MALAGA (4-4-2): Caballero; Jesus Gamez, Demichelis, Weligton, Eliseu; Camacho, Iturra, Joaquìn, Isco; Portillo  Saviola. A disp.: Kameni, Recio, Seba, Fabrice, Duda, Onyewu, Santa Cruz. All.: Pellegrini

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.