Ci eravamo lasciati con il pezzo che analizzava il mercato rossonero e, anche per mancanza di tempo, mi sarà più semplice analizzare in un unico articolo le tre gare della settimana appena trascorsa.

A dirla tutta ci eravamo persi poco a Roma, salvo poi migliorare nella gara di Vienna; ma delle quali farò comunque un piccolo riassunto. Contro la Lazio, come ogni gara giocata in quest’inizio di stagione, il Milan parte con spirito giusto, in modo mettere fin da subito l’avversario alle corde. Accadde lo stesso a Crotone e in casa con il Cagliari, dove fin da subito passammo in vantaggio. Ma ciò può non bastare, quando non riesci ad armare il tuo giocatore più pericoloso dell’attacco e, sopratutto, hai di fronte una squadra ben organizzata. E’ inutile far finta di non vedere, Suso è il nostro ricamatore di gioco quando la palla è negli ultimi venti metri avversari; se la palla non passa dai suoi piedi la manovra perde di imprevedibilità. Ma questa non è l’unica pecca perchè, non solo la squadra dipende da un unico uomo, l’azione si svolge da un unico lato del campo, troppo facile per l’avversario prendere le contromisure. Da questo secondo punto deriva la partitaccia di Roma: Inzaghi “congestiona” il nostro lato destro del campo per limitare le giocate di Suso, il quale tocca una quantità irrisoria di palloni, costringendo il Milan ha traslare la sua manovra dal lato di Borini.

Quanto detto fin’ora fa da cornice, a mio avviso, al poco lavoro effettuato sul 4-3-3, lo sottolinea come non ci sia un modo ben preciso di eseguire l’azione, quando la squadra è in possesso di palla. La domanda che porrei a Montella é: quanto tempo ha dedicato al nuovo modulo? Sono fermamente convinto che, dal momento in cui viene acquistato Bonucci, Montella abbia puntato fermamente sulla difesa a tre, tralasciando ampiamente il vecchio modulo. Nel momento in cui, gli esperimenti fatti a Milanello e nelle gare di Europa League hanno dato riscontri positivi, ha deciso di adottare lo schema anche in campionato. Dalle due facce della squadra, risultanti dall’utilizzo dei rispettivi moduli, deduco che il canovaccio tattico sarà sempre basato sulla difesa a tre, ma svarieranno le posizioni degli uomini dal centrocampo in su.

Giovedì, grazie anche a un avversario poco ostico, si sono viste le prime tracce di movimenti annessi al cambio di modulo. Quello che risalta subito all’occhio è la giusta dimensione data a Hakan, il quale spacca la partita. Come ampiamente descritto nell’articolo precedente, avevo già fatto notare come non sarà un 3-5-2 nudo e crudo e lo dimostrano i movimenti di Silva giovedì e Bonaventura domenica. Il primo lascia completamente il reparto a Kalinic, per poi inserirsi in un secondo momento, mentre il secondo si alza per sostenere le giocate del trequartista. Ebbene sì, la chiave di volta in entrambe le gare è l’uso di Suso/Hakan come fulcro del gioco per smistare le azioni nei due lati del campo. Questo cancella definitivamente il difetto descritto nel primo paragrafo, il quale ci costringeva a giocare solo sul lato destro. Adesso, avendo il “pensatore” in mezzo al campo ci è possibile scegliere quale versante attaccare. Giovedì si è scelto di verticalizzare, poiché la difesa avversaria lo permetteva; ieri invece, si è scelto di manovrare, per poi allargare la manovra sulle corsie.

Finalmente si è giunti alla gara di ieri che, a parer mio, ha dato degli ottimi spunti. Vorrei partire da ciò che mi ha colpito di più: Nikola Kalinic. Gli elogi non dipendono neanche lontanamente dalle sue due segnature, bensì da ciò che il ragazzo fa per aiutare la manovra. Nel suo primo goal è evidente: allarga la palla sulla corrente Calabria, che poi gliela serve sulla riga di porta. Ma non solo, si abbassa e permette alla squadra di dialogare con lui, facendo sì che il baricentro di essa si alzi. Non è il bomber che il Milan merita, ma quello di cui ha bisogno adesso. Quanto detto in questo paragrafo lo avevo ampiamente predetto nello scorso articolo, non perché io sia un mago, ma per via delle scelte oculate che la dirigenza ha fatto per costruire la rosa attuale.

Quanto detto nel paragrafo precedente si sposa perfettamente con gli inserimenti: Kessie, Bonaventura, Rodriguez e Calabria ne sono la riprova; i primi due affondano nella corsia centrale, i restanti le corsie laterali. I chilometri maggiori li percorre Kessie, molto più arretrato di Jack e, a differenza di quest’ultimo, affonda sia con palla al piede che senza. Per quanto riguarda i due esterni, hanno svolto al meglio quanto si chiede a un estero di centrocampo, resta però il rammarico di troppe azioni create e pochi finalizzate a dovere, ma con il tempo migliorerà.

Due sono le note dolenti, anche se poche di numero, stridono con quanto visto di buono. Il primo riguarda il pacchetto di centrocampo, qualunque sia la disposizione dei centrocampisti centrali, il loro posizionamento medio resta il nostro tallone d’Achille. I contropiedi subiti fin’ora sono figli del poco filtro a centrocampo, avanzare Bonaventura in linea con Suso lascia scoperto il centrocampo, non solo in termini di numero ma anche di quantità di corsa. L’unico in rosa in grado di interdire le linee di passaggio avversarie è Kessie e, se non viene supportato a dovere, rischia di correre a vuoto. Di certo non lo aiuta Biglia, il quale raffigura a pieno il giuda Pirlo, che in campo si occupava solamente della fase di costruzione. Se si vuole giocare con un regista senza compiti difensivi si ha bisogno di una mezz’ala di quantità e qualità. I profili sono ben noti a tutti: Milinkovic-Savic, Naingolan e Vidal, che sono “trequartisti atipici”, in grado di svariare in tutta la parte centrale del campo. Quanto detto per la fase difensiva fa da contraltare alle critiche su Bonucci: quando la squadra difenderà da squadra, lui non sarà più costretto a subire gli uno-contro-uno, grazie al raddoppio dei centrali laterali.

L’altra pecca riguarda Suso, non per la prestazione effettuata ma per il posizionamento da seconda punta, come dichiarato da Montella nel post-gara. Per chiamarsi tale deve muoversi attorno alla prima punta, per poi attaccare il palo scoperto. Il suo accentramento fa bene alla manovra, ma ci preclude una ulteriore presenza in area, poiché ne rimane sempre al limite. Gli inserimenti dei centrocampisti potrebbero non bastare, in quanto non sono finalizzatori di gioco, ma solo opzioni in più per concludere l’azione. Nello stesso tempo, lasciarlo solo tra le linee avversarie significherebbe abbandonarlo, il supporto che gli possono offrire i centrocampisti potrebbe essere tardivo, se troppo distanti.

Nel complesso, ho visto buone trame di gioco che ci hanno permesso di muovere la palla tra le maglie avversarie, grazie a discrete triangolazioni e passaggi di prima. Il test per questa nuova realtà sarà il prossimo big-match, la sfida casalinga contro la Roma.

Mauro Fede

Posted by Mauro Fede

Appassionato fin da bambino del gioco del calcio, merito di mio padre e di Paolo Maldini se sono rossonero. Il mio punto forte? Analizzare dal punto di vista tattico qualunque partita, andando al di là delle semplici statistiche. Non solo di questo mi interesso, ho un ottimo feeling con l'informatica che mi porterà ad avere nei prossimi mesi una laurea in questo campo.