Senza dubbio l’immagine più bella che resta, nel cuore e nella mente (come si dice in questi casi), dopo la partita di venerdì sera è quella di Donnarumma che si rivolge prima ai giocatori in maglia bianconera e li apostrofa per ciò che in effetti essi, ontologicamente sono (o comunque diventano indossando quella maglia), e poi bacia lo stemma del Milan, quello indossato sul petto.

Prima di andare avanti, nell’inevitabile esegesi di questo gesto bellissimo, è necessario fare due premesse, entrambe importanti ed entrambe, molto probabilmente, “impopolari”, perciò dolorose.

  1. Cerco sempre di non parlare delle decisioni arbitrali (per il semplice fatto che è inutile quanto pernicioso) e, al contrario dei tanti più o meno illustri (tra i quali figura sicuramente il sig. Allegri Massimiliano) che professano lo stesso principio ma lo fanno soltanto relativamente al favore ricevuto e mai al torto subito, proverò a mantenere fede anche questa volta. Tutt’al più per “commentare” un episodio preferisco affidarmi ad una moviola terza anziché al mio giudizio, pregiudicato dall’incompetenza e dalla fede calcistica. Il dato oggettivo è che la sentenza secondo cui il rigore c’era è stata emessa soltanto da: Tuttosport, LaStampa e Gianluca Vialli (difficile individuare cosa abbiano in comune). Alla base della decisione di giustizia sul calcio di rigore non c’è, come si potrebbe pensare e come in effetti qualche stolto pensa, il tocco di mano di De Sciglio ma la vicinanza tra il difensore rossonero e il giocatore bianconero che effettua il cross (Lichtsteiner). Il rigore è discutibile, nell’accezione tipica ed elementare dell’espressione. Guardiamoci in faccia e spogliamoci per un solo istante dal nostro meraviglioso fondamentalismo rossonero: chi di noi, a parti inverse, Mila-Juventus a San Siro, 1-1 al 94’ 21’’, non avrebbe reclamato il rigore su un’azione così? Il rigore, in sé, è discutibile. Semmai il punto della controversia è un altro: concederlo o non concederlo a nove secondi dalla fine di una partita così, direi, importante, tenuto conto del recupero del recupero concesso. Argomentazione che potrebbe sembrare faziosa e invece così non è, dal momento che teoria e prassi non sembra coincidono. Ricordate Fiorentina-Milan e il fallo di Tomovic su Luiz Adriano a fine partita?
  2. L’altra – necessaria – premessa riguarda più precipuamente il gesto di Donnarumma. Come qualche volpe, una di quelle che non riesce ad arrivare all’uva, si è così gentilmente premurata di ricordare, Gigio non sarebbe né il primo né l’ultimo che bacia una maglia per poi approdare tranquillamente ad altri e nuovi lidi. Qualcun altro, ancor più malignamente, tenuto conto del personaggio che gestisce di Donnarumma le sorti, ha avanzato l’ipotesi di un gesto macchinato e pensato per ottenere il massimo dal Milan in sede contrattuale.

Le due premesse di cui sopra sono necessarie per diverse ragioni. La prima lo è per circostanziare quel bacio a quel preciso momento: hai retto la porta per novantaquattrominuti e ventuno secondi, subendo un numero bulgaro e imprecisato di tiri dentro uno stadio che probabilmente ti ha insultato nel peggiore dei modi, hai indovinato la direzione del tiro ma non ci sei arrivato per un pelo di culo, hai 18 anni. La seconda lo è per dire: nessuno qui è un ingenuo. Probabilmente sarà anche così. Probabilmente sarà un gesto che tra qualche mese o tra qualche anno non vorrà dire più nulla. Probabilmente già oggi, con le dinamiche attuali del calcio, è questo un gesto che non significa nulla. Probabilmente è stato soltanto uno sfogo, un gesto irrazionale senza sentimento, un gesto di sfida verso gli avversari più che di amore verso i propri tifosi. Probabilmente è stato un gesto neanche troppo ragionato. Probabilmente è stato un gesto macchinato per bussare alla porta dei cinesi (quali cinesi), di Galliani o di Paul Baccaglini per chiedere uno stipendio come quello di Cristiano Ronaldo o di Messi (o di tutti e due messi assieme).

Probabilmente il gesto di Donnarumma è stato tutto questo.

Ma a noi piace vederlo come qualcos’altro.

Quindi, ti amiamo anche noi, Gigio. E anche noi, finché vorrai, saremo per sempre fedeli.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?