Se qualche anno fa mi avessero raccontato che il destino del Milan sarebbe stato questo, mi sarei voltato di spalle sorridendo. Chi poteva immaginare che saremmo passati da “conservatori”, in materia di allenatori, a zampariniani? Nessuno, credo. Io di certo no.

Anche Mihajlovic subisce la stessa sorte, anche lui finisce nel giro degli allenatori prima voluti e poi scaricati. Scelta incomprensibile, che andrò a motivare. Partiamo dall’inizio: Sinisa ereditava la disfatta di Inzaghi nella stagione precedente e ha provato a fare grinta ed intensità ad una squadra disunita e demotivata. I risultati sono stati sicuramente inferiori alle aspettative, e questa volta la rosa non può giustificare in toto le prestazioni. Stavolta i giocatori c’erano, non straordinari come avremmo voluto ma sicuramente più interessanti e all’altezza rispetto al passato recente. Il fallimento va quindi ricercato nella mancata idea di gioco, nella scarsa identità della squadra e nei risultati davvero troppo altalenanti per poter essere giustificati. Abbiamo più volte riportato diversi esempi che ci facessero capire come, anche con giocatori inferiori sulla carta, si possano ottenere risultati clamorosi; Ranieri, in Inghilterra, sta dando una dimostrazione a tutto il mondo di questo. 

Lasciamo quindi i giocatori per un attimo in secondo piano e concentriamoci su tutto ciò che questa squadra non ha: non ha certezze, non ha leader, non ha motivazioni e non ha gioco. Le responsabilità di Mihajlovic ci sono e sono tante, ma non abbastanza da poter giustificare un esonero a sei giornate dal termine e con una finale di coppa Italia ancora da disputare. Qualcosa di buono si vedeva, anche nell’ultima contro la Juve, e prendere questa decisione adesso dà solo certezze sulla mancata lucidità di una dirigenza allo sbaraglio. Brocchi verrà dopo Allegri, Seedorf, Inzaghi e proprio Sinisa: un compito complicato e terribilmente denso di responsabilità, quella responsabilità che il presidente ha ormai perso da tempo. Piuttosto che aspettare qualche mese e riformare una squadra compatta sotto la guida di un tecnico esperto, preferisce farsi prendere da raptus stile Moratti e mandare l’ennesimo giovane tecnico allo sbaraglio. Si brucerà anche lui? Che importa, ai suoi occhi queste sono scelte che dimostrano ancora la sua presenza e la sua totale influenza su tutto.

A noi, invece, confermano solo quello che abbiamo capito ormai anni: questa società non ha futuro, non può andare da nessuna parte e non ci andrà, perché chi la guida ha solo necessità di mandarla avanti, tirando a campare, come si suol dire, a causa di uno sconfinato orgoglio personale e di un ego smisurato che impediscono a tutti di fare un passo indietro, per il bene del Milan. Si salvi chi può, ora più che mai.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.