Ogni milanista custodisce nella propria testa l’idea grossolanamente fastidiosa che il terzo posto sia utopia. Vuoi per la quadratura trovata troppo tardi, vuoi per la superiorità delle tre davanti il Milan con ogni probabilità finirà il campionato 2015/16 tra sesto e quarto posto. E se da una parte gli aggiustamenti di Mihajlovic fanno ben sperare, dall’altra bisogna arrendersi all’evidenza che senza l’entrata di moneta sonante il prossimo futuro sarà proprio nel segno del bivaccare in quelle posizioni poco confortanti.
Da qui anche le diverse idee dei tifosi sull’Europa League, che di fatto ti ricompensa economicamente zero al netto di un consumo di energie non trascurabile.
E’ quindi fattibile ricostruire e ricostruirsi stando fuori dalla Champions? Sicuramente sì. Ma la domanda vera è: è fattibile farlo senza investire un altro carico da 100 milioni? Probabilmente no. Prendiamo come esempio la squadra vista contro il Sassuolo domenica scorsa; è bastata l’assenza di Niang e il buco lasciato da Montolivo (!?) per far crollare il castellino di sabbia evidenziando una lacunosa mancanza di ricambi per i titolari. Diventa infatti difficile costruire una stagione vincente se poi alla minima assenza paghi lasciando tre punti come cachet. Basta vedere la Juventus o le squadre vincenti della storia recente del campionato per rendersi conto di come una coperta lunga faccia la differenza. Il Milan, a oggi, non è in grado di cambiare un solo giocatore dagli undici senza pagarne le conseguenze sul campo.

Inevitabile poi il discorso allenatore: Sinisa sì, Sinisa no? In settimana siamo stati deliziati dal duo Caressa-Alciato ai quali il cugginoh ha detto che Mihajlovic gli ha detto che a fine stagione andrà via. E se lo dice Alciato, per il quale siamo già in mano a Bee da un anno, siamo a posto..
Personalmente trovo che cambiare ogni stagione l’allenatore sia oltremodo lesivo per la squadra, e se Mihajlovic dovesse veramente salutarci l’unico modo per rimpiazzarlo senza pagarla buttando via un’altra stagione di ricostruzione, sia quello di investire in un coach top. Ma il problema è: chi vuoi che venga, tra i top, ad allenare questa squadra? Semplice: nessuno. E se devi cambiare Sinisa per Donadoni o Di Francesco allora hai capito poco e male su come fare bene al Milan.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)