Per capire quanto madre natura abbia dato a Gigio basti pensare ai suoi genitori, praticamente costretti a tenere sempre pronto in borsa il certificato d’identità del figlio durante i suoi anni di settore giovanile in Campania.
E sì, perchè se fai le medie e misuri un metro e ottanta allora ci può anche stare che l’allenatore avversario ci creda poco che hai dodici anni.
Talento innaturale quello di Donnarumma, giovane portiere del Milan passato in un batter d’occhio dall’anonimato alla prima squadra.

Gianluigi infatti nel 2013 giocava in una squadra locale quando l’Inter decise di provinarlo. E che provino! Gigio impressiona tutto lo scouting nerazzurro che decide in breve di ingaggiarlo. Non fosse che i tecnici del Milan, mossi dalle voci di un pronto ingaggio da parte dell’Inter, decidono di telefonare al presidente del Club Napoli Castellammare manifestando l’interesse nel gigante buonissimo di anni sedici.
Per Gigio è semplice, lui tifa Milan e la decisione vien da sè: che Diavolo sia.

Un po’ di ossa nelle giovanili, qualche fugace visita in prima squadra e poi Sinisa. Il tecnico serbo lo considera il secondo, se non il primo della rosa dei grandi. Qualche buonissima partita d’estate culminata nella parata del rigore a Toni Kroos e poi l’esordio da titolare in serie A, contro il Sassuolo. Un errorino, che ci sta, poi la partita perfetta a San Siro contro il Chievo. Due occasioni difficili ben congelate dalle giovani manone, e la sensazione di storia che sta per essere scritta. Sì, perchè Donnarumma non fa solamente buona impressione durante gli allenamenti, semplicemente strega i preparatori dei portieri. Reattività, esplosività, riflessi non normali per la sua età. Un carattere, soprattutto, non normale per la sua età. Sì, perchè Gigio è un buono, un umile, un freddo, ragiona già da campione. Da potenziale campione.

Ora attenzione a non bruciarlo, a non fischiare dopo un errore, a non pretendere da lui il Dida di Manchester. E non aspettarsi questo.
Gigio ha sedici anni e due vite davanti a sè, che non si facciano gli errori di De Sciglio. Che non lo si accosti a Sebastiano Rossi, che non si facciano parallelismi con l’altro Gigi, quello più forte di sempre.
Si lasci fare al sedicenne il sedicenne, in una scuola come quella italiana, mai come ora in crisi di talenti c’è bisogno di una gestione lungimirante e di fiducia. Noi siamo con lui, in lui intravediamo il futuro del Milan. Che non vuol dire illudersi o caricarlo di pressione, vuol dire semplicemente credere in Gigio.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)