Se, restando nell’ambito delle citazioni bibliche, invitassi chi è contro Mihajlovic a scagliare la prima pietra, l’allenatore serbo probabilmente morirebbe lapidato prima di poter dire “Montolivo così così”. Credo che l’argomento non abbia bisogno di molti convenevoli introduttivi : dalla prima di campionato, all’amichevole contro il Mantova, Mihajlovic si è sempre detto scontento del gioco della squadra e soprattutto dello scarso impegno mostrato da alcuni dei suoi giocatori. Dopo la sconfitta contro la Fiorentina, il tecnico si è soprattutto lamentato del centrocampo e dell’inefficacia delle mezzali. Dopo la partita vinta contro l’Empoli a San Siro ha pubblicamente ringraziato Bacca e Luiz Adriano, “perché senza di loro non avremmo vinto” e “perché il Milan non meritava di vincere”. La trilogia si è chiusa al termine dell’amichevole vinta 3-2 contro la squadra lombarda che gioca in Lega Pro. Nella partita che contava di meno è arrivato l’attacco più forte e diretto: “Adesso avete capito perché alcuni giocatori giocano meno di altri. Nessuno si deve lamentare quando resta fuori. Mi aspettavo molto di più”.

Chi semina vento raccoglie tempesta. Spogliatoio contro l’allenatore. Convocazione ad Arcore. Piove, governo ladro. Piove, colpa di Mihajlovic. Piove, ed è una pioggia di critiche.

La critica più frequente che è stata mossa (anche con ferocia, perché non sottolinearlo?) nei confronti del vecchio Pippo Inzaghi, era sostanzialmente quella di essere un aziendalista. Fin da subito è stato chiaro agli stregoni del tifo rossonero che Pippo era stato messo lì per dire a qualunque cosa (o comunque per non dire mai di no), seguendo una linea iniziata con Allegri (quello a cui hanno venduto Ibra e Thiago Silva, e comprato Birsa e Constant, per intenderci), ed interrotta soltanto, per un brevissimo periodo, dall’uomo nero, Clarence Seedorf (quello delle uova strapazzata, sempre per intenderci). Storia recente, storie recenti, storia di un passato prossimo non troppo glorioso per una squadra che meriterebbe di più. Molto di più.

Allora è quantomeno sorprendente che l’atteggiamento di Mihajlovic non piaccia. Specialmente da parte di chi ha impiegato un anno della propria vita a inveire contro Inzaghi per la mancanza di personalità. Specialmente da parte di chi ha trascorso una stagione della propria vita a ricordare i bei tempi seedorfiani contro l’atteggiamento remissivo di Pippo.

Un allenatore dovrebbe proteggere il gruppo, è stato detto. Ed è vero.

Certe divergenze dovrebbero restare all’interno dello spogliatoio, è stato sentenziato. Ed è altrettanto vero.

Ma dietro i lineamenti duri di chi ha conosciuto la guerra e Arkan e dietro le parole ruvide di chi non ha mai conosciuto il significato della parola aziendalista, Mihajlovic, fortunatamente, si è fino ad esso mostrato un buon parafulmine ed una persona intelligente, ammettendo che comunque finché la squadra andrà male, la colpa resta sua. Al di là delle critiche, al di là degli attacchi.

Se devo scegliere un atteggiamento, tra quello di Pippo e quello del serbo, scelgo senza dubbio il secondo. Sfido, infatti chiunque (compresi gli stregoni del tifo) a criticare Mihajlovic sui contenuti, prima ancora che sulle intenzioni e sulle strategie da paraculo (perché comunque Mihaljovic, la parola aziendalista non la conosce, ma il termine paraculo lo conosce benissimo). L’assenza di qualcuno lì in mezzo che dia ordine e fluidità al gioco è palese, ma chi, oggi, sano di mente farebbe giocare Montolivo? E non è poi forse vero che molti – e da molto, troppo tempo – dimostrano scarso impegno dimenticando l’importanza della maglia che indossano? Finché Mihajlovic esporrà certi concetti inattaccabili sarò dalla sua parte. Anche perché, fino ad ora, il più inattaccabile dei concetti, nonostante tutto, lo ha sempre espresso: finché la squadra non giocherà bene, la colpa è e resta sua. 

Ps. La citazione del titolo è di Valentina Del Vecchio. Vi chiederete “ma chi è Valentina del Vecchio?”. Ecco. Me lo chiedo anche io.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?