“Il regista è indubbiamente un artista solitario, talvolta un genio melanconico e incompreso, ma è in primo luogo un caposquadra. Il suo partner principale è il direttore della fotografia, perché da lui dipendono non solo la qualità dell’immagine, l’atmosfera del film e il ritmo delle riprese, ma anche il vostro rapporto con gli attori che sentono immediatamente se la vostra intesa funziona o no”.
E sì, il regista. Che lavoro meraviglioso. Circa centomila studenti italiani studiano per diventare tali, affollando le università italiane alla ricerca anche del gradino più basso da cui iniziare.
Allora mettiamolo un bell’annuncio: “Offresi posto di lavoro come regista, citofonare Casa Milan e chiedere di Adriano”.
Fondamentalmente per costituire un upgrade rispetto all’attuale regista del Milan, tal Riccardo Montolivo, si può pure aggiungere la postilla “anche prima esperienza lavorativa”, perchè purtroppo la realtà attuale delle cose ci suggerisce come il nostro ex capitano sia anche un ex giocatore. Non un ex regista, quello forse non lo è mai stato.

Da qualche tempo si legge in giro “Mihajlovic rinuncia al regista e al trequartista”. Beh, geni, sarà forse che Sinisa si è accorto che in quei due ruoli manca la materia prima?
Se devo schierare Montolivo in regia e Honda dietro le punte forse forse la via più efficace è quella di eliminare la regia e la trequarti, no?
Oddio, in realtà forse, dati i paventati centomila milioni che abbiamo, la via ancor più semplice sarebbe quella di firmare un assegno da una quarantina milioni e portarsi via un top. Personalmente un tentativo per quel Gundogan (che ha firmato un anno in più di contratto esclusivamente per non farci perdere troppi soldi al Dortmund) lo farei. Dovessero essere anche cinquanta sforzi.
Ma Gundogan a parte, il panorama calcistico pullula di giocatori tecnicamente fortissimi che con il quarantello ti porti a casa e ci architetti sopra il centrocampo. Sì, perchè se De Jong è un giocatore che con il carisma di Mihajlovic può dare tanto alla squadra in termini di grinta e corsa, sotto un lato puramente tecnico rappresenta ansia e tachicardia per il tifoso nel momento della gestione della palla.
Finora con cento milioni spesi il Milan tecnicamente non è riuscito a fare il salto, e sebbene la difesa e Ibrahimovic siano due priorità assolute, perdono rilevanza a fronte della mancanza di una fonte di gioco che illumini la casacca rossonera. La realtà dice che il Milan con quei 100 milioni spesi è neanche a metà del suo mercato; e mi astengo dal giudicare se sia un problema di soldi spesi male o di un punto di partenza disastroso. Forse entrambe le cose.

Con la speranza che presto si muovi qualcosa, vorrei suggerire alla società che se l’obiettivo è fatturare 400 milioni all’anno occorre dare motivo ai tifosi, ossia chi influisce attivamente sul fatturato, di spendere nel marchio Milan.
Sì, perchè un film firmato Francis Ford Coppola vende sicuramente più copie di uno firmato Lino Mezzazappa.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)