Gli altezzosi proclami di Thohir. E’ passato ormai un anno da quando l’Inter ha cominciato a masticare qualche parola in indonesiano, parole e frasi simili a “diventeremo la squadra più forte del globo terracqueo”.
Parole che sono rimaste parole e frasi che sono rimaste frasi. Dall’annunciato Dzeko all’arrivo di Osvaldo, dal sì di Mario Suarez alla firma di flop M’Vila e il med-Med (mediocre-Medel). Insomma, se ne riparla quando il globo terracqueo si restringerà alla sola Pinetina.

Dunque è chiaro che l’esempio da non seguire è proprio quello dell’altra sponda di Milano, dove sì, è aumentato il budget per il mercato, ma per comprare bidoni non funzionali al gioco che si vuole esprimere.
Il Milan che si augura di vedere qualsiasi tifoso, e sottolineo qualsiasi, perchè in fondo credo che anche quei quattro sciancati che si fanno paladini della critica in giro per il web siano arrivati al limite, è un Milan che spende bene e non spande a caso.
Se il budget della family B. è di 0,1 milioni, ora speriamo che sia di 30 milioni funzionali a un progetto tecnico valido.
Lo stadio si farà, il merchandising idem, ora però pensiamo all’allenatore, alla squadra, allo staff, insomma, a chi poi le partite te le fa vincere davvero, perchè non siamo la Samsung ma il Milan.

Le voci (conclamate) sul cambio di proprietà stanno facendo distogliere abilmente lo sguardo dalla povertà tecnica che stiamo esprimendo. Del resto dopo un derby in balìa della povera Inter è chiaro che ci fa solo bene evitare di parlare di cosa succede sul campo da calcio.
La situazione centrocampo è arrivata al limite, gli indizi suggerirebbero di tenerci stretto anche Van Ginkel per farlo maturare un altro anno, poi però dobbiamo ricordarci di essere il Milan e non l’Udinese, con tanto rispetto di quest’ultima.
Giovani, sbarbati, impulsivi, tecnici. Il Milan come target deve prefiggersi questo. Basta anticaglie, basta rottami da tenere in piedi con i pezzi di scotch. Basta i Torres.
E soprattutto basta Inzaghi, o Leonardo, o finti allenatori. Basta anche Montella, che ha limiti fin troppo evidenti e pure a Firenze lo malsopportano.

Ripartire dalle certezze, da giocatori consolidati o al massimo rischiare su giovani ignoranti e non su vecchietti appagati dal passato.
Il Milanista non ne può più. Chiudiamo con ‘sta storia della cessione e guardiamo al progetto tecnico, vogliamo vedere crescere la squadra, la rosa, la società, non passare un’altra estate a seguire i rotocalchi rosa, le telenovele e le missioni di Galliani per strappare Kevin Lasagna al Carpi. Forza Milan, torna in te.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)

One Comment

  1. Borgofosco

    Quando il Milan era ricco di dirigenti capaci strappava i Rivera, ai concorrenti di sempre, e portava a casa veri talenti a costi irrisori e non gli Alexandre Pato acquistato forse troppo in fretta ad elevato costo. Proprio dalla mancata cessione di Pato e dalla mancata plusvalenza, che sarebbe stato ‘grasso che cola’, è iniziato il declino e lo smantellamento del Milan. Fosse arrivato Tevez….. ma i rimpianti non servono quando c’è da rimboccarsi le maniche per ricostruire il Milan che fu. Anche la politica dei giovani lascia qualche perplessità perché i migliori delle giovanili vengono ceduti in prestito a squadre che non li fanno giocare e non li valorizzano come dovrebbero. Allora sarebbe valsa la pena di tenerseli ed inserirli gradualmente in prima squadra. Nelle giovanili del Milan si sono ragazzi che meriterebbero maggior attenzione. In giro ci sono ragazzi che hanno rifiutato le proposte di rinnovo con il Milan e sono certo, almeno in un caso di cui avevo già fatto il nome, che diventeranno buoni giocatori di serie A se non dei campioni. Molte cose non funzionano e manca la volontà di credere nel lavoro che stanno facendo ottimamente Filippo Galli e soprattutto Brocchi&Nava. Un settore giovanile tra i migliori in Italia che potrebbe diventare anche tra i migliori in Europa. Ma si parla d’altro e non della splendida vittoria del torneo a Dubai dove si sono messi in luce autentiche promesse non soltanto del Milan ma del calcio italiano. Chiudo dicendo che Petagna non avrebbe fatto peggio dei centravanti acquisii manco fossero dei fuoriclasse e che nella realtà hanno fatto o fanno rimpiangere qualche giovane promessa mandata magari a bruciarsi altrove in squadre che non li fanno giocare perché a loro conviene farseli regalare per poi venderli al miglior offerente a prezzi milionari(speriamo non succeda questo anche con Gabriel).

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