Mentre il campionato si avvia verso la conclusione, o meglio, nel caso di noi milanisti: mentre il campionato si trascina arrancante e sfiancato alla conclusione, le antenne dei tifosi rossoneri sono per la stragrande maggioranza del tempo puntate sui rumours riguardanti l’ipotetica cessione della società a qualche gigante della finanza dagli occhi a mandorla.

Ma ricapitoliamo un po’ i protagonisti di quella che pare avere una perfetta trama per candidarsi al ruolo principe di telenovela dell’estate.
Bee Taechaubol, Mr. Bee, broker thailandese con un capitale più o meno infinito investito perlopiù in immobili e proprietà, oltre che massima carica della Thai Prime. Insomma, senza scendere troppo nel dettaglio: le credenziali sono garantite, è pieno di soldi fino al collo e tanto ci basta.
Poi c’è Qinghou, presidente della Hangzhou Wahaha Group, nonchè beneficiario di un patrimonio stimato di una decina e mezzo di miliardi di dollari e insignito del titolo di “Chinese richest citizen”. Il più ricco della Cina per intenderci (Abramovich? Who cares?).

Poi Singapore, cordate cinesi, Richard Lee, etcetera etcetera.
Fininvest e Berlusconi smentiscono. I cinesi smentiscono, i thailandesi smentiscono, i singaporeani smentiscono. Di concreto insomma c’è poco, ma è oramai chiaro che la volontà sia quella di cedere. Moralmente può far storcere il naso, Cina e Calcio a conti fatti condividono solamente l’iniziale del nome, poco altro. Ma possono davvero fare peggio della società attuale? Se dobbiamo barcamenarci tra mediocrità e schifo forse allora il gioco vale la candela.
La mentalità italiana è vecchia, non sa affrontare il cambiamento e ha paura dell’innovazione. Il Milan come società ne è l’esempio lapalissiano.

Certo, i dubbi rimangono. Come verranno sfruttati i soldi? Da chi sarà composta la dirigenza? Prenderanno una quota di maggioranza o la totalità?
Il sogno resta il capo ricco e la società competente, in modo che il fruscio della moneta sonante passi sotto il naso di qualcuno che sappia gestirla e non compri i Figo e i Beckham trasciando i Nesta e i Puyol. Insomma, ci siamo capiti. Perchè 100 milioni dati in mano a Cicciopasticcio non ti fruttano quanto 100 milioni dati in mano a Jordan Belfort.
Dunque, per ora brancoliamo nel buio, il tunnel sarà lunghissimo e immagino che durerà per tutti i mesi caldi d’estate. L’importante è che si intraveda la luce in fondo al tunnel, a quel punto ci va benissimo anche se di colore arancio mandarino.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)