Juventus-Milan è finita 3 a 1 e con il suo insindacabile Uniposca ha evidenziato in otto colori il gap che esiste tra i due roster. Da una parte una squadra con un’identità, reparti vicini e un’intensità di gioco degna di questo nome. Un paio di scalini sotto alla Juve di Conte ma almeno sei rampe sopra al Milan di Inzaghi. E già, il Milan di Inzaghi, che a Torino è sembrato più un insieme di giocatori che si vedono per la prima volta e non sanno cosa e come costruire. Sia chiaro, qualcosa di buonino si è visto considerando che giocavi contro la prima della classe, ma è già triste dirlo così.

Tecnicamente non c’è niente da analizzare, una squadra giocava a calcio e l’altra provava a sfruttare qualche rimpallo per far arrivare sù la palla come in una sorta di flipper della fortuna. Fatto sta che la prima ha meritatamente battuto la seconda. E sottolineo meritatamente dieci volte, perchè nessuno nasconde i meriti tecnici della Juventus e i demeriti tecnici del Milan.

Ma veniamo agli strimpelli dolenti.
C’era una volta un amministratore delegato capace e cosciente, fiero, impettito e con il mondo ai suoi piedi.
C’è adesso la caricatura dello stesso, con qualche ruga in più, tanta bile in circolo e che inveisce contro tale signora Regia Di Parte e una presunta linea del fuorigioco tracciata male dal righello di Andrea Agnelli.
Ricordiamo a questo signore che lui rappresenta il Milan. Il Milan. Milan. Può esprimere tutti i concetti che vuole, ma si ricordi, ribadisco, che il modo e la tempistica fanno parte del metro di valutazione che la popolazione può utilizzare per giudicarti.
Ok, il gol è dubbio, ma se tu agiti le ali bruscamente subito dopo la sconfitta capirai che imbarazzi la società e i tuoi tifosi, specialmente quando il tutto viene suggellato da un account twitter che forse è meglio se si mette a postare qualche ricetta con l’ananas come protagonista. Magari su base vegana che così fa felice anche Pippo, oltre che il Presidente.
E la cosa buffa è che il concetto alla base del Galliani-pensiero è pure giusto! E’ giusto tant’è che è anche stato accolto dalla Lega Calcio, che dal breve periodo si incaricherà di ogni ripresa televisiva trasmessa.
Quindi caro Adriano, visto che hai ragione, ricordati che noi bramiamo la ricostruzione dello stile Milan ancor più della squadra Milan, e perdere certe occasioni per evitare queste figuracce è un peccatissimo. Ammettere serenamente la sconfitta e lanciare la propria denuncia al metodo di trasmissione delle immagini senza fare nè polemica nè broncio sarebbe stato ben più elegante.

Ma non è sol Galliani ciò che non luccica.
La risposta della Juventus e del suo seguito giornalistico è altrettanto stucchevole. Roba da asilo, per citare Biasin, che avrebbe concluso il tutto con un bello “specchio riflesso”, una mancanza di stile che ha avuto almeno l’effetto di non far sembrare Adriano Galliani l’unico incapace di stare al mondo. La differenza è che a noi di quelli là non ce ne frega niente. Li conosciamo tutti, sono forti fortissimi e bellissimi. Ma con lo stile non c’hanno a che vedere. Lasciamoli a farsi scrivere i comunicati stampa dagli umoristi, che tanto più di suscitare le risate di gruppo del nugolo di juventini che si spalleggiano a vicenda consumando insieme la merendina, non possono fare. Ed è un peccato essersi prestati al loro livello.

Chiudendo la querelle, con la speranza che la gente ragioni con la propria testa e non in base a simpatie/antipatie o organi di stampa fuorvianti, è necessario che la squadra faccia mente locale su un obiettivo da perseguire nel breve termine. La materia prima è poca e gli obiettivi sono magri, ma continuare a buttare tempo e lavoro è la prima cosa da evitare. Schiarirsi le idee, provare a pensare cosa se ne vuol fare del prossimo anno e iniziare a perseguire quella strada costruendo qualche mattone da adesso. Abbiamo quattro o cinque mattoni, una bottiglietta di calcestruzzo e un quinto degli strumenti adatti. Evitiamo di buttare pure quelli.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)