E dopo un derby, vissuto sugli spalti della curva, posso dire di aver visto di tutto.
Un derby all’insegna delle novità, e non solo per Mancini, ma anche per i tamburi e per i cori.
Il mio primo derby dopo anni e anni di San Siro: un’emozione unica.
Dagli insulti a Muntari e a De Sciglio, ai bellissimi sfottò contro quelli là, al nuovo stupendo coro della curva (“la maglia che porti addosso è la mia ossession..”) fino ad arrivare alla delusione per la traversa di El Shaarawy.
Ah El Shaarawy…
Ci sarebbe un bel libro da aprire senza nemmeno chiuderlo e finirlo…
Un ragazzino che a 20 anni, 22 per essere precisi, non ha assolutamente vinto nulla e che si monta in questo modo lo trovo ridicolo e preoccupante al tempo stesso.
E lo dice una che ha cercato in tutti i modi di sostenerlo: nel bene e nel male, ma ora è veramente troppo.
Capisco gli infortuni.
Capisco il periodo lontano dal campo e la frustrazione perché non segnasse e il gol non arrivasse mai…
Ma da quando ha iniziato a dire che era “incazzato per la panchina” ha iniziato a scendermi e non poco.
Innanzitutto non è nessuno, e come tale, non ha diritto a nessuna maglia da titolare: gioca chi sta meglio, gioca chi si allena professionalmente e chi dà più garanzie.
In più, dichiarazioni di questo calibro non le accettavo nemmeno da gente del calibro di Flamini e Inzaghi (che al tempo di Allegri di panchina ne ha scaldata parecchio) figuriamoci se lo accetto da un ragazzino che è qui da 3 anni e che ha fatto bene solo 6 mesi iniziali.
Che poi, non si sarebbero mai permessi di dire ciò che ha detto Stephan, perché erano di tutta un’altra pasta, di tutta un’altra generazione.
Si è criticato, e nemmeno in maniera gentile, Honda per aver fatto schifo i primi 6 mesi di Milan.
Non si è badato né alla faccia pulita, né al fatto che fosse qui da poco, né alla non pausa di ritorno da un campionato e dalla nazionale né tanto meno gli si è dato il beneficio del dubbio.
Prime pagine di giornale, insulti a go go e pace all’anima di Honda.
Che intanto si allenava a Milanello giorno e notte, si allenava a casa e faceva sedute triple per aiutare il Milan.
In campo correva come un matto anche se alle volte a vuoto, però non bastava e non era sufficiente.
Per lui.
Per El Shaarawy si.
Ma come ho detto, un libro non basterebbe.
Si svegli e basta, se no la porta è bella grande: per lui e per il suo amichetto De Sciglio!

Comunque, per tornare al derby, dopo pochi secondi ho avuto un brivido lungo la schiena, e no, non era il freddo gelido che c’era su San Siro.
Che era davvero tanto, seppure fossimo tutti vicini in curva…
Ma per il pallone letteralmente regalato a Icardi da Muntari.
Un pallone d’oro, un’occasione per sbloccare il match e per chiuderlo vista la scarsa auto-motivazione che abbiamo noi.
Un solo nome: Diego Lopez.
Devo svelarvi un segreto, a proposito di Diego e del numero che indossa.
Sono follemente innamorata di Ambrosini, da anni, secoli, quindi potete capire da soli quanto per me, quel 23, sia importante.
Mai nella vita avrei voluto vederlo addosso ad un altro giocatore, e anche l’anno scorso ero contro al 23 su Taarabt, soprattutto perché ad indossarlo era un novello e un nuovo entrato a Milanello.
Idem vale per Diego.
Valeva.
Perché a distanza di mesi, posso dire che sopra Diego Lopez, quel 23, rende alla grande.
Un portiere con i controcazzi, scusate il termine, ed un portiere di affidabilità che a noi mancava da anni.

Tengo anche a sottolineare che sono una che in passato, e pure oggi, continua a difendere Abbiati.
Alti e bassi lo rendono comunque un portiere di affidabilità per noi, viste anche la scarse alternative a poco che ci sono in giro, e come secondo io gli rinnoverei ancora un anno, dato che Agazzi non mi convince per nulla.
Ripeto: come secondo, eh.
Ma da anni a noi mancava un portiere titolare, un portiere che si faceva vedere sicuro nelle uscite, che si mostrava sicuro nelle parate e che senza alcun problema usava i piedi come se fosse normale per un portiere.
Non sarà Neuer, ma Lopez si sta dimostrando il portiere che ha incantato Madrid, Mourinho e Ancelotti.
Non è un caso che ha, allegramente, fatto accomodare Casillas in panchina per un bel po’…
E non è un caso che ancora oggi lo rimpiangano in quel di Madrid.
Ci è mancato come l’aria a Palermo, a Empoli e Cesena.
A quest’ora, molto probabilmente, saremmo qui a parlare di altro…
Un infortunio che ha portato parecchi problemi, un infortunio che non ci voleva assolutamente e che ha spostato gli equilibri della difesa.
Un nome una garanzia: Diego Lopez.
E speriamo che non si infortuni più, vista anche l’assenza, neppure tanto breve, di Alex.
Altro pilastro a zero euro, o non si può dire?

Vorrei concludere facendo un accenno a Ravezzani, colui che tutto sa.
Appena comprato Diego Lopez, in un tweet, si dimostrò palesemente contro il ragazzo e pro Abbiati.
E lo confermò anche dopo l’infortunio di Diego, nel quale non nascose la sua goduria:

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A distanza di mesi, posso finalmente gioire, urlare e scrivere il nome di Diego su tutte le parti possibili e immaginabili.
Come a dire “te lo avevo detto che stavi errando opinione”…
Ed il bello è che, come argomentazione, non ti porta assolutamente nulla se non il “io preferisco Abbiati”, nonostante il campo dia ragione a chi, come me, difende a spada tratta Diego.
Ah, i giornalai…
Pronti a salire sul carro, alla fine, ma prima ti smerdano come meglio possono a suon di tweet, prime pagine e insulti gratuiti.
Ravezzani è solo l’esempio più lampante di quello che oggi è diventato il giornalismo: cavolate scritte a go go sui giornali, sparate così senza senza senso logico e se per caso ci prendono, se la tirano come se non ci fosse un domani.
Quando si dice, essere imparziali.
Ciao Fabio, ti saluta Diego Lopez e questa volta, forse, ti accorgerai della stronzata che hai detto.
O delle stronzate che hai detto.

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MargheritAxen

Posted by MargheritAxen