In uno slancio di inspiegabile e gratuita affettività intellettuale, mi abbandono ad una confessione verso quei pochi lettori che avranno la sfortuna di leggermi. L’argomento che ho deciso di porre al centro di questo mio umile editoriale, mi ossessiona. Sarò ancora più onesto e ancor meno superficiale nella terminologia : non si tratta di una vera e propria ossessione, quanto piuttosto di una fastidiosissima costante che ritengo di dover necessariamente affrontare ogniqualvolta mi viene chiesto di discutere in maniera sistematica e razionale della mia passione verso il Milan, una passione che, in quanto tale, non può certo dirsi né sistematica né razionale. Credevo sinceramente che ne avrei scritto dopo un tempo considerevole di collaborazione con questo blog. Le Moire, invece, tessitrici del destino degli dèi e degli uomini (categoria ampissima e bistrattata della quale disgraziatamente faccio parte), hanno voluto che una qualsiasi soporifera sosta per le gare di qualificazione agli europei, divenisse l’occasione ideale per abbandonare le consuete e piacevoli dissertazioni tattiche sulla Squadra, per concentrarmi con l’adeguata  attenzione su una sfaccettatura soltanto apparentemente secondaria dell’universo rossonero.

Nonostante mi fossi ripromesso di enfatizzare in maniera minore le mie riflessioni in sede introduttiva, in modo da evitare uno spiacevole squilibrio tra la retorica altisonante della forma e la pochezza sconcertante del contenuto, probabilmente questa non è la circostanza migliore per attuare tali propositi, tenuta in considerazione la delicatezza dell’argomento (e la sensibilità fanciullesca che potrebbero manifestare i più sentendosi oggetto di ciò che sto per scrivere).

Pur disconoscendo quasi totalmente la scienza sociologica, mi sorprenderebbe – e non poco – se un frequentatore del mondo rossonero, un frequentatore quantomeno distrattamente attento,  affermasse di non aver colto gli aspetti più evidenti di quel fenomeno che,  con poca fantasia e con scarsa attitudine nella creazione di espressioni brevi ed efficaci, ho denominato “la politica del tifo”. Quel fenomeno per cui, tifosi e presunti tali, adottano insistentemente posizioni aprioristiche sospinti,  nella migliore delle ipotesi, da quei movimenti della propria personalità che non hanno niente a che vedere con la razionalità pura, ma nemmeno con la più semplice e basilare oggettività.

Accade così che, per esempio, Adriano Galliani venga ripetutamente ed ossessivamente (questa volta sì, trattasi di vera e propria ossessione) additato come causa prima ed unica del declino del Milan, motore immobile, responsabile di ciò che non dovrebbe essere e che invece è.

Accade così che, per esempio, Pippo Inzaghi venga (de)qualificato inappropriato per allenare il Milan, a prescindere però dai risultati ottenuti e dal gioco espresso ( o, peggio ancora, venga definito inadeguato e accusato di servilismo ancor prima di sedersi sulla panchina rossonera).

Può accadere ancora che, per esempio, Bryan Cristante rappresenti il futuro, mentre Giacomo Bonaventura rappresenti soltanto un investimento oneroso frutto dall’approssimazione e dell’improvvisazione. Può accadere ancora che, per esempio, Vidic rappresenti un acquisto (a parametro zero) pensato per dare affidabilità ed un’ esperienza di livello internazionale alla difesa dell’Inter, mentre Alex rappresenti l’ennesimo acquisto ,a parametro zero, utile soltanto ad aggravare la voce in bilancio relativa agli stipendi.

Accade insomma che qualsiasi scelta (attuale, passato e forse anche futura) della Società, della Dirigenza e della Guida tattica della squadra venga bollata come vergognosamente ripudiabile e biasimevole, soltanto per non abbandonare la propria “politica di tifo”, nella convinzione che l’estenuante perseveranza in una posizione più o meno critica sia più ammirevole ed intellettualmente considerevole rispetto alla mobilità intellettuale di chi valuta scelta dopo scelta, investimento dopo investimento, partita dopo partita, rispetto alla mobilità intellettuale di chi, con infamia, si ritrova a dover rivalutare un giocatore o – addirittura! – a dover riconoscere i propri errori circa una considerazione o una valutazione fatta in passato.

Non meno grave è il peccato opposto, il peccato di chi si abbandona ad una difesa spassionata e appassionata delle parti sopra citate. Peccato di cui non voglio e non posso macchiarmi.

Non mi appartiene, quindi, in altre e ben più dirette parole, né la politica della critica a tutti i costi, la politica della critica come paradigma, la politica della critica libera e spietata, la politica della critica e della Verità, né la politica della stampa di regime, la politica di chi vorrebbe farci credere che il Grande Assente, il fantasma di Arcore, l’Uomo dalle orecchie enormi, S.B., sia (ancora) innamorato di questa Squadra e di questi colori, e per questa Squadra e questi colori si sacrifichi anno dopo anno, giorno dopo giorno. Non mi appartiene, in altre e ben più dirette parole, né la politica di Luca Serafini (giornalista mitologico, profeta che conosce la Via, la Vita e la Verità), né quella di Mario Suma (che paragonerei a Don Abbondio, se non avessi paura di offendere quest’ultimo) .

Il Milan , purtroppo, è effettivamente una Squadra da ricostruire e da rifondare,  partendo proprio da quella società assente, disinnamorata e molto spesso ridicola. Non è soltanto l’estremismo pessimista di alcuni tifosi e di una parte consistente di critica a indicarci come la squadra dei parametri zero. Noi siamo la squadra dei parametri zero. Non è soltanto l’estremismo pessimista di alcuni tifosi e di una parte consistente di critica a indicarci come la squadra dai costanti e spaventosi  problemi difensivi. Noi siamo la squadra dei costanti e spaventosi problemi difensivi. Non è soltanto l’estremismo pessimista di alcuni tifosi e di una parte consistente di critica a indicarci come la squadra che naviga a vista, senza una programmazione reale soprattutto per quanto riguarda la crescita dei giovani. Noi siamo la squadra che naviga a vista, senza una programmazione reale, soprattutto per quanto riguarda la crescita dei giovani. Riconoscere questa realtà non presuppone tuttavia come conseguenza né il nichilismo di coloro che ormai sembrano provare uno strano ed incontrollabile piacere nella sofferenza di questo povero Milan, né può , tantomeno, giustificare l’ingiustificabile strenua resistenza di chi esalta e si esalta nelle macerie decadenti di questo splendido tempio del bel giuoco (non segnalo nemmeno la citazione).

E se prima di inveire contro Galliani, prima di criticare Pippo, prima di distruggere la squadra e il suo gioco, prima di chiedere alla società di cambiare, di rifondarsi e di ripensarsi, rivalutassimo il nostro modo di essere tifosi ?

Marco Pasquale Marchese

Twitter : @Pasquale_Mar

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?