Quando arriva il Natale, dicono, si è tutti più buoni. Il problema è che, a noi, quello che dicono in giro non interessa minimamente, quindi procediamo speditamente ad analizzare quanto di buono e di meno buono è stato fatto in questo inizio di stagione.

Abbiamo visto finalmente un Milan cominciare un campionato con il tricolore sul petto, situazione che mancava da parecchi anni di Medioevo calcistico, dove l’Inter l’ha sempre fatta da padrona, per un motivo o per l’altro. La prima soddisfazione non da poco è stata la vittoria della Supercoppa Italiana proprio contro quei cugini campioni del Mondo di simpatia e correttezza sportiva. Vedendo le soddisfazioni che l’altra squadra di Milano ci sta fornendo, si spera che il lustro di fasti nerazzurri, iniziato per decisione del Sig. Guido Rossi, sia terminato.

I primi periodi del Campionato, però, non sono stati così rosei, e molti giocatori hanno dovuto lavorare parecchio per trovare quella forma che, ora, ha portato ad un filotto di risultati positivi da lasciare quasi stupefatti. I vari soloni vedono nelle vittorie del Milan molti aiuti arbitrali, senza però considerare quanto è stato invece tolto, come ad esempio a Napoli o contro la Fiorentina. Non vogliamo però entrare troppo nel merito di queste solite, inutili, sterili e noiose polemiche, crediamo che la posizione in classifica sia enormemente meritata, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Quello che, forse, ha stupito tutti è la corsa della seconda squadra di Torino (dovere di ogni piemontese doc anteporre il Torino alla Juventus) in vetta alla colonna di sinistra, davanti a tutti grazie alle prodezze di giocatori come Pepe e Vidal, non proprio due competitor di Messi per la corsa al Pallone d’Oro. Ad onor di cronaca, la Juve ha avuto fortuna in molte occasioni, ma è altrettanto vero che l’intensità delle sue prestazioni ha fatto spesso pendere l’ago della bilancia verso la meritorietà dei risultati conseguiti. La seconda parte di stagione, da Gennaio a Maggio, vedrà, molto probabilmente, Milan e Juve padrone incontrastate della lotta scudetto finale, a meno di un suicidio collettivo a favore di Inter ed Udinese; sentendo le ultime voci di mercato, nella faretra di Allegri potranno esserci un paio di personaggi nuovi, che rispondono al nome di Tevez e Montolivo.

Poche persone avrebbero scommesso sulle possibilità di Aquilani e Nocerino di diventare, in breve tempo, parti fondamentali di una rosa già forte, ma lacunosa; su Nocerino ho sempre avuto pochissimi dubbi, ha sempre espresso una mole tale di gioco che non poteva che far bene nel Milan, circondato da campioni di altra caratura rispetto ai rosa di quel fenomeno di Zamparini. Aquilani è, fra i tre sopracitati, quello con le maggiori qualità tecniche, e, seppur con andamento altalenante, ha sempre cambiato l’esito delle partite dove è stato chiamato in causa. Se fino ad ora Galliani ha avuto grandissimo fiuto nell’acquisizione dei due nazionali, credo che potrebbe fare l’ennesimo centro: la possibilità di schierare contemporaneamente i tre centrocampisti titolari degli Azzurri è troppo ghiotta per farsela scappare.

Se la difesa è coperta nel mezzo, con Mexes, Nesta e Dio, sulle fasce solo la parte destra vede in Abate un porto sicuro; la sinistra, attualmente, è coperta da un pre-pensionato, da Taiwo, che non ha impressionato per niente, tranne che per la utile e rara capacità di rasentare le ascelle con l’elastico dei pantaloncini, e da Antonini, che, tra i tre, forse, è il più affidabile.

In attacco, invece, stiamo assistendo all’involuzione del gioco di Pato, alle solite Robinhate e ad una, credo, lacuna fondamentale: la solita mancanza di una prima punta di ruolo da affiancare a Ibra. I due brasiliani si sono fatti ampiamente notare per la samba nella gara di Champions, dove Binho ballava e Pato, legnoso come un palo di frassino, riusciva solamente nel ballo del robot con l’Alzheimer, senza però riuscire a superare ancora quella leziosità congenita che ti fa, da un lato venire voglia di entrare nel televisore e prenderli a calci nel sedere, dall’altro pareggiare se non perdere partite che dovresti vincere 5 a 0. Ibra, invece, credo sia assolutamente non criticabile: nonostante si ostini spesso a cercare la finezza, invece di attentare alla vita del portiere avversario con le bordate del suo repertorio, ha spesso risolto le partite da solo, capacità che vale il voto ampiamente oltre il 7.

Speriamo che Babbo Natale decida, durante il suo ritorno a Rovaniemi, di portarsi via la bellissima filosofia della grande famiglia Milan, con i suoi Inzaghi, Seedorf, Zambrotta e compagnia vecchia, e decida di donarci giocatori affamati di vittorie, possibilmente senza patologie astruse alla Dottor House, nei ruoli in cui abbiamo necessità di rinnovamento. Il rischio, invece, è che non solo non ci si liberi in fretta delle cariatidi, ma che ne porti indietro un’altra rispondente al nome di Kaka: sarebbe l’ennesimo minestrone riscaldato, cotto e stracotto, che non porterebbe nessun valore aggiunto, ma solo un bel peso economico per le casse societarie.

Buone feste, quindi, e buon anno, che sia ricco di vittorie rossonere e di sconfitte per l’armata Brancaleone di Ranieri, di molti Boateng per noi e tantissimi Castaignos per gli altri.

Posted by zeussemper

Editorialista rossonero e programmatore web