"Gioca lui"

La storia del Milan è il 4-3-1-2. Abbiamo sempre schierato due punte e giocheremo così anche questa sera, Cassano sarà in campo. E’ il diktat presidenziale di Galliani, ore 15 che cambia completamente i piani di Allegri per il Barcellona. Se si pensava di giocare con il 4-4-1-1 con Ambrosini, Boateng, Nocerino e Van Bommel a supporto di Seedorf solo dietro Pato, gli ordini dall’alto non si discutono, si eseguono. Cassano al Camp Nou risulterà l’unico neo di formazione, incapace di dare supporto e di rilanciare l’azione in fase di non possesso. Continuo a pensare che gli imprescindibili in questa formazione siano soltanto due: Robihno e Boateng. Non a caso finché il Ghanese è rimasto in campo il Milan al Camp Nou si è procurato le quattro occasioni più nitide della sua gara fino al famoso corner di Thiago Silva: il gol di Pato, Pato lanciato a rete fermato per fuorigioco, Pato lanciato a rete che viene chiuso perché sbaglia il controllo e Boateng che spara alto.

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4-4-1-1: una occasione persa?

Il risultato è stato comunque quello di una difesa alta, che non voglio chiamare catenaccio o paragonarlo a quello di Mourinho per due semplici motivi: il primo è che il Milan in questa situazione ci si è trovato segnando subito e volendo mantenere il vantaggio lasciando due uomini sulla linea dei difensori mentre quello dell’Inter era premeditato, non lasciando mai nessuno in tale posizione; il secondo è che con tale formazione il Milan è riuscito a bucare due volte la loro difesa mentre Mourinho in 180′ al Camp Nou non aveva non solo mai pareggiato ma nemmeno segnato un gol con l’Inter. Se è stata una versione di catenaccio lo è stata rivedendo e correggendo gli errori lasciati dal portoghese, tanto è vero che il Barcellona ha segnato su una distrazione individuale (Zambrotta che battezza fuori il pallone) e su una punizione inesistente. Rimane comunque l’idea di una presidenza che abbia imposto dall’alto un modo di giocare (lo stesso Galliani aveva annunciato nel Week-end che il Milan avrebbe provato a fare la partita) che poi si è rivelato infruttuoso data la prestazione di Cassano. Non dico che con il 4-4-1-1 avremmo vinto la partita, ma se la fase di non possesso difficilmente poteva peggiorare con un modulo che consente maggior copertura, certamente non poteva non migliorare la fase di possesso palla togliendo dal campo il peggiore della gara. Gara sulla quale vorrei lanciare una provocazione al sig. Rosell: invece di lavorare tutta l’estate per portare un doppione di Xavi in maglia blaugrana, sarebbe stato meglio si fossero cercati un terzo difensore centrale dopo aver perso Milito (non il fratello scarso dell’inter, quello originale) a parametro zero. A dire la verità un tentativo era stato fatto chiedendo al Milan proprio Thiago Silva in cambio del via libera sull’operazione Fabregas, ma dopo l’ennesima prestazione monstre di quello che va sempre più vicino ad essere il miglior centrale al mondo, coronata dal gol del pareggio, la risposta di Galliani – tenetevi Fabregas e tutto l’Arsenal – appare sempre più appropriata.

Allora difesa a quattro?

Ma non è solo “milanello bianco” l’unico ambiente dove il presidente ama fare la formazione. Già, Moratti prima dell’impresa contro il Trabzonspor aveva imposto – tra il silenzio mediatico – una difesa a quattro poi schierata nella gara con i turchi inutilmente. Inutile specificare come tale imposizione – non tanto diversa da quella delle due punte dopo un famoso derby nel 2004 vista come sacrilegio e interferimento nei sacri affari di spogliatoio da parte della presidenza – sia stata trattata come dogma indiscutibile evitando quelle polemiche create ad hoc sette anni e mezzo fa. Inutile specificare, l’ho già detto troppe volte, come questa Inter sia figlia anch’essa di scelte sbagliate della presidenza datate maggio 2010 quando ignorando l’episodicità che portò alle tre vittorie si pensò di avere in mano la squadra più forte del mondo senza avere nemmeno quella più forte d’Italia al netto di una combine con la Lazio. L’Inter aveva in mano tre pezzi di mercato pregiati: Cambiasso, Milito e Maicon che poteva piazzare ad alto prezzo tirando un succosissimo pacco a chi li avesse acquistati (e non diciamo – chi lo avrebbe detto un anno fa, perché io e dna ne discutevamo nel post del 9 settembre 2010). Fa specie vedere come lo stesso tifoso, che definiva un anno fa proprio nei commenti di quel post Cambiasso: “una bandiera,un giocatore integro,tatticamente il migliore al mondo…” ridefinirlo ad un anno di distanza in altra sede “quasi alla canna del gas“. Lo stesso Maicon definito un anno fa “il terzino più forte del mondo che per me è nel pieno della sua maturazione” poi asfaltato da Abate e Cassani cui si è mostrato inferiore sulla fascia destra nell’ultimo campionato ma anche dalla “promessa da 25 milioni” Bale contro il Tottenham. Insomma se un anno fa “vendere cambiasso entra nella storia dei blog mondiali” oggi era forse l’ipotesi più plausibile che se praticata in quella famosa estate dove giocatori mediocri avevano alte valutazioni di mercato avrebbe risparmiato agli interisti la cessione di Eto’o necessaria per monetizzare. Eppure noi un anno fa avevamo previsto tutto, ma non ci han dato retta.

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"Dai che con 4 dietro non perdiamo!"

Oggi gli interisti sono tornati a chiedere la testa di allenatori che non hanno colpe per la pochezza della rosa a disposizione – vista comunque da qualcuno (ricordate il post sul Milanista incontentabile?) ancora superiore alla nostra – e a lottare su un altro fronte a difendere uno scudetto – simbolo di un periodo florido ottenuto con l’inganno che forse mai più tornerà – che non gli appartiene citando come arma di difesa improbabili prescrizioni a cui ha rinunciato la Juventus nei casi doping (e mi chiedo – nel caso – loro vogliono rinunciare alla prescrizione per essere onesti o essere come la squadra bianconera che disonestamente – a loro dire – non l’ha fatto? – a naso direi la seconda). Un anno fa Moratti parlava della sua Inter come il nuovo Barcellona, è riuscito, grazie a una serie di scelte una più sbagliata e sconsiderata dell’altra a trasformare ancora il nuovo Barcellona: nella cara vecchia Inter.

Comunicazione di servizio. Dato lo scarso successo degli ultimi post, la rubrica storie di Calcio viene definitivamente soppressa.

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.

8 Comments

  1. Formazione dettata dall’alto non ho dubbi. Ennesima pecca della società.
    Però secondo me Allegri non voleva giocare col 4-4-1-1, ma con un centrocampo a 5 formato da emanuelson-seedorf-van bommel-ambrosini-boateng. Tutti quanti dietro la linea del pallone e poi si parte in contropiede con la velocità di boateng-ema-pato. Ma al solito la società (dico società perchè non so bene se abbia deciso Galliani o Berlusconi) ha voluto ragionare superficialmente e ha imposto che giocasse cassano, perchè ciò che conta è apparire. Morale: cassano non ha visto un pallone, non è mai partito in contropiede (la velocità non è certo una sua caratteristica), e l’unica volta che ha deciso di coprire, ha portato alla punizione inesistente di villa…e anche noi possiamo dire di aver compiuto un’impresa in 10 al camp nou :mrgreen:

  2. fabregas11_Robinhood 17 Settembre 2011 at 13:49

    anche zambrotta non convocato.

  3. Ma secondo voi con tutti i guai i cui si rotola, SB ha pensato alla partita del Camp Nou, ordinando ad Allegri di far giocare Cassano?
    Probabilmente è stato Galliani, sbagliando molto, che ha voluto interpretare la volonta del non presidente.
    Spero che Allegri, già a Napoli, faccia di testa sua.

  4. Un calcio come quello italiano che passa l’estate a subire eliminazioni in serie, dal Thun, dallo Slovan Bratislava, e anche dall’Arsenal che dopo aver sballottato l’Udinese subisce 8 gol dal Manchester United, un calcio che pareggia con il Vaslui, non dovrebbe fare le pulci ad un 2-2 che fa notizia in tutti i continenti. Soprattutto se ottenuto da una squadra in emergenza infortuni, il Milan, contro una squadra di un’altro pianeta, il Barcellona, che per affrontare i rossoneri aveva fatto riposare i suoi campioni più importanti nella precedente partita di Campionato contro la Real Sociedad. Ma questo, purtroppo, è un calcio che non sa apprezzare e che non sa valorizzare. La cultura è quella di denigrare l’avversario che gioca, e il più delle volte perde, in Europa, senza capire che quella sconfitta è anche di chi sfotte, di chi giudica, di chi sbeffeggia. Ma quel che è peggio è che se una squadra, in sofferenza ma sempre organizzata e lucida, ottiene un risultato grande così al Camp Nou senza prendere sette gol (la Roma a Manchester), oppure senza prenderne cinque (l’Inter in casa con lo Schalke), quattro (il Milan a Manchester) o tre (la Roma in casa dallo Shakhtar o la Juventus in casa dal Bayern), in giro si tende a fare gli schizzinosi. Eppure il Milan, per arrivare al suo risultato, ha goduto sì di una discreta dose di fortuna, ma non sorretta dalle risse verbali, priva di falli gravi, lontana da ostruzionismi plateali. Ma il Milan è una squadra italiana… se fosse stato Mourinho a fare quel 2-2, tutti a elogiare il cinismo e la concretezza di un allenatore carismatico capace di ridurre al minimo le occasioni da rete di una squadra di marziani. Peccato, occasione persa per tutti, questo 2-2. Invece di cogliere il segnale, si è trasformato in giudizio di scherno (Che Cuore! Ha titolato qualcuno, con un “ore” di troppo), forse, il fastidio, il dispetto per quella goleada a favore del Barcellona che tutti pronosticavano e che invece, magari clamorosamente ma non scandalosamente, non è arrivata. Autolesionistico e superficiale, è l’autoritratto che si è regalato il calcio italiano nel commentare la prestazione di Barcellona. Eh, ma vuoi mettere il Napoli, si sono scatenati quelli che la sanno lunga…Certo, grande, bravo e ottimo Napoli. Peccato che gli azzurri fossero al completo, formazione-tipo senza infortuni, e impegnati contro un avversario meno forte di tre tacche rispetto al Barcellona.

    Pensavo che Gigi Buffon, persona splendida e grande campione, avesse imparato a stare lontano dalle iperboli. Un paio di stagioni fa, nell’annata in cui la Juventus si sentiva pronta per lo Scudetto dopo gli arrivi di Diego e Felipe Melo, aveva parlato di “esplosione nucleare” bianconera dopo un successo, 5-1, a Torino contro la Sampdoria. Poi le cose andarono così male che più male non si può. Pazienza. Gigi però è tornato ad usare parole grosse. Dopo Juventus-Parma, parlando di Andrea Pirlo, ha fatto riferimento all’esistenza di Dio. Sono voli pindarici che fanno parte di un personaggio solare e non costruito, ma non sono un po’ avventati? Pirlo ha fatto moltissime partite, nei suoi anni di Milan, sugli stessi livelli di Juventus-Parma, ma giornali e tv le pesavano infinitamente meno, almeno un voto in meno. Non le esaltavano, almeno in pubblico, nemmeno i suoi allenatori e i suoi compagni, così abituati alla qualità di Andrea e dei tanti campioni esibiti dal Milan negli ultimi dieci anni. Facezie mediatiche a parte, c’è un rischio su quanto ha detto Gigi. Più la Juventus indica in Pirlo il suo catalizzatore, la sua eccellenza, più gli avversari ci staranno attenti. Lo aspetteranno, lo marcheranno. Il gioco vale la candela? Anche perché, per una squadra nascente e tutta da costruire come la Juventus, legarsi troppo al giocatore più insostituibile del mondo può essere un azzardo, dovesse scapparci un raffreddore lungo il cammino. Ipotesi futuribili a parte, la Juventus mi ha nettamente smentito. Contro il Milan a San Siro e il Notts County, mi era sembrata tutto il contrario di quanto ha dimostrato contro il Parma. Nella squadra bianconera è scoccata la scintilla. In attesa di sapere se e quanto durerà, una sola parola: Chapeau!

    Dopo Palermo e Trabzonspor, sono saliti in cattedra Zanetti e Cambiasso. Mettono la faccia per tranquillizzare i tifosi, difendono l’Inter, respingono gli attacchi. Ai primi passi incerti di Benitez, esattamente un anno fa, non lo avevano fatto. Non si erano spesi. Per Gasperini, invece, sì. E questo spiega qualcosa sulle alleanze interne e sulle preferenze del gruppo argentino che vanta la maggioranza relativa dello spogliatoio. Non è ancora la salvezza per Gasp, ma una sfumatura comunque importante. L’anno scorso fu la squadra a sfiduciare al pronti via il tecnico spagnolo e l’onda lunga si è propagata dallo spogliatoio verso la sede sociale. Quest’anno il percorso sembra inverso, ma pur sempre tortuoso per il tecnico. Le prime perplessità sono nate in società e, nonostante la tutela di Zanetti e Cambiasso, sono sul punto di propagarsi all’interno della squadra. Usiamo termini parlamentari, per descrivere la situazione dell’Inter. E probabilmente non è un caso. Lo scoppio della democrazia, dopo le dittature, può essere un problema. E che Mourinho sia stato un dittatore capace di comprimere e compattare tutto ciò che, oggi all’Inter, è in libera uscita, appare abbastanza ovvio. Il fatto è che il dopo Mourinho in casa nerazzurra è stato tutto un susseguirsi di tensioni, errori e leggerezze che costituiscono l’attuale momento degli ex campioni d’Italia ed ex campioni d’Europa. E nonostante l’impegno presidenziale, non si vede all’orizzonte nessuno in grado di costruire il dopo del dopo. Vincere con la Roma basterà?

    L’editoriale di Suma me l’ha fatto venire durissimo.

  5. Perrotta e Taddei terzini (Luigi Enrico, che ti fumi?), gli scandalosi Borini e Osavaldo davanti, Totti impresentabile, è la volta buona che Gasp va a punti.

    Lucio, figlio di puttana. Un calcio in faccia te lo meriteresti tu.

  6. Io non credo proprio che ci sia stato questo dictac dall’alto! Posso?
    Tutte seghe mentali!

    Dna, dal post precedente:
    Faresti la rivoluzione eppure, non perdi occasione per difendere il tuo presidente!

  7. Sadyq basta con la roba pesa che non la reggi…

    Al Milan lo difendo semplicemente perché è quello che ha meno colpe del declino del Milan…a livello politico è un anno che lo contrasto

  8. Comunque domani va bene anche un pareggio. Il campionato è iniziato ora e anche a stare a fondo classifica non è un dramma

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