Come ho già avuto modo di dire non sono un giornalista (grazie a Dio!) e non aspiro nemmeno ad esserlo. E inoltre, cosa più importante, non pretendo che le mie sensazioni, i miei desideri e le mie opinioni diventino fatti, invocando fonti più o meno affidabili, più o meno attendibili, più o meno interne. Quel che segue, allora, nasce proprio da questa consapevolezza – che io, sicuramente, ho e che spero abbia anche chi mi legge.

L’affaire Ancelotti è durato tanto e verosimilmente durerà ancora qualche giorno. Un po’ di tempo fa invocavo Carletto, e di certo non tiro adesso indietro la mia invocazione. Non mi stancherò mai di scrivere che Ancelotti rappresenta realmente un pezzo di cuore, per chi, come me, il cuore lo ha un po’ rosso e un po’ nero. Momenti indimenticabili quelli vissuti con l’allenatore di Reggiolo. Momenti talmente indimenticabili che è quasi imbarazzante cercare di raccontare. Ancelotti è, oggi, uno degli allenatori migliori al mondo (forse, anche il migliore). E se qualcuno non fosse di questa opinione, basterebbe elencargli le squadre che Ancelotti ha allenato, cosa ha vinto e, soprattutto, le squadre che, in questo momento, sarebbero disposte a far tutto per affidare un progetto serio e probabilmente vincente a Carlo.

E, allora, perché dovrebbe tornare al Milan? Piero Ciampi qualcuno tornerà. E Ancelotti ha detto spesso che sarebbe tornato. Qualcosa cambierà (si spera). Ma i progetti a lungo termine di questo povero Diavolo non sembrano particolarmente entusiasmanti, o almeno, non sembrano entusiasmanti a chi, come me, con il tempo e con le delusioni, ha perso tutto il naturale ottimismo di una volta.

Cercando di cogliere un punto centrale credo che in realtà non ci siano proprio tutti i presupposti per assistere ad un ritorno di Ancelotti. Anche se, ovviamente, questo sarebbe oltre che immensamente gradito anche significativo o, quanto meno, indicativo. Il teorema, del resto, è semplicissimo: un grande allenatore, un grandissimo allenatore, non accetta di allenare il Milan senza importanti garanzie. L’eventuale ritorno di Carletto, significherebbe quindi la volontà della società di (ri)costruire una squadra competitiva.

Detto questo, però, esistono anche, a mio avviso, dei contro riguardo a questo sicuramente emozionante ritorno. E le considerazioni che seguono mi portano a preferire l’idolo gobbo. Antonio Conte.

Il problema (fondamentale) del ritorno di Carletto resta quello tradizionale dei grandi – grandissimi, immensi – ritorni: la paura di non riuscire a fare bene come l’ultima volta, la paura di sporcare i momenti indimenticabili di cui parlavo all’inizio. Carletto potrebbe avere l’ostacolo dell’impazienza. Dal momento che (quasi) tutto in questo momento lo vedono come panacea di tutti i mali rossoneri, gli si potrebbe chiedere il miracolo. E ai miracoli non tutti credono.

Conte, invece, aveva stimoli importanti all’inizio di questa stagione e credo abbia stimoli ancora più importanti quest’anno, dopo aver visto la sua Juventus vincere con il suo nemico Allegri, dopo aver visto i suoi tifosi passare allegramente dal pregarlo di restare e dalle lacrime per il suo addio alla facile ironia attorno ai ristoranti di dieci e cento euro.

E, infine, aspetto cardine, Conte ha dimostrato (con ampio merito e margine) di sapere lavorare su un progetto mediocre con lo scopo di renderlo davvero competitivo. E al momento il progetto del Milan sembra avere tutti i connotati di un progetto mediocre.

Speranze che diventano fatti: credo che Galliani sappia di avere poche possibilità. Credo che il vero obiettivo non sia Carletto. Credo che qualcuno stia cercando di confondere un po’ tutto il mondo con soggiorni piacevoli a Madrid.

Credo, ma non ne sono sicuro.

Ps. Spero comunque veramente nel ritorno di Ancelotti. Non si può, da milanisti, sperare nel ritorno dell’uomo al quale sono legati i maggiori successi del Milan degli ultimi anni.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?