Le minestre riscaldate non sono mai buone. È un vecchio insegnamento e proprio per questo sempre valido. Soprattutto nel calcio, dove i vari Zeman bis, Lippi bis, Mancini bis hanno miseramente fallito.

Potrebbe essere un’eresia, una bestemmia per la maggior parte dei tifosi milanisti, ma io la minestra riscaldata Ancelotti non sono sicura di volerla provare. Carletto mi ha regalato momenti indimenticabili, impressi con forza nella mia memoria e la nostalgia che provo verso quel passato, in confronto a un deprimente presente, è una nostalgia sana, piacevole.

La paura che un ritorno sotto le aspettative possa distruggere quel parco di ricordi memorabili è però grande. Tanto grande da farmi dubitare sul senso di questa operazione. Galliani ha dovuto organizzare 5 incontri a Madrid per convincere un ormai disoccupato di lusso come Ancelotti a tornare. E mi sorgono delle domande: visto il rapporto di amicizia e il legame forte che lega Carletto al Milan, non sarebbe bastata una telefonata per sondare le intenzioni dell’allenatore? E soprattutto, se Ancelotti avesse intenzione di “tornare a casa” non sarebbe bastata una cena? Cinque incontri mi sembrano forse troppi, una preghiera, una supplica più che un accordo. Ma non è soltanto questo a farmi dubitare.

Ancelotti arriva da una stagione stancante, polemica nonostante tutto, in cui ha dovuto lottare ogni settimana, sommerso da critiche anche quando il Real vinceva. Siamo sicuri che abbia intenzione di trascinare con fatica una squadra fuori dall’abisso in cui è precipitata ricostruendo valori, schemi, mentalità gioco e senza una base vera da cui partire? Carletto è un grande allenatore e un grande uomo, ma ha sempre avuto la fortuna di trovarsi tra le mani squadre dignitose se non eccellenti. E il Milan ad oggi non lo è. Sicuramente il mercato sarà più dispendioso di quello degli ultimi anni, certamente Carlo chiederà delle garanzie e pretenderà degli acquisti, ma non sono sicura che 100 milioni spesi senza un progetto bastino a risollevare le sorti di questo Milan. Per compiere questa missione impossibile la qualità principale che l’allenatore del futuro dovrà avere è il carisma, quell’aggressività e mordente che ho visto in pochi allenatori. E uno di questi e proprio uno su cui la società ha messo gli occhi, quell’Antonio Conte che, a mio parere, se non avesse la Nazionale vestirebbe già i colori rossoneri. Lasciare l’Italia a un anno dall’Europeo non è facile, ma penso che sarebbe la scelta migliore per lui e per noi.

La risposta di Ancelotti arriverà la prossima settimana e Galliani ha parlato di un 50%: i miei dubbi rimangono, ma devo ammettere che rivedere Carlo a Milanello potrebbe essere un’emozione unica. Anche senza Kakà.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog