1552242-34I riflettori sul nuovo Milan di Inzaghi si sono spenti con la stessa velocità con cui si erano accesi: la notizia della settimana è sicuramente l’addio tra Antonio Conte e la Juventus e l’ingaggio, per la panchina dei bianconeri, di Massimiliano Allegri. Ricordiamo tutti come i media abbiano contribuito ad alimentare le (nell’ultimo periodo sacrosante, vorrei sottolineare) critiche ad Allegri, plaudendo, a fine gennaio, all’esonero del tecnico livornese. Quello stesso scetticismo ha caratterizzato anche la prima accoglienza del nuovo allenatore della Juve: con il passare delle ore, però, i media si sono ricordati di stare parlando, appunto, dell’allenatore della Juve, il che implica, in qualche modo, il dover “cambiare registro”. E le critiche iniziali si sono trasformate nel resoconto di una vera e propria agiografia.

Ricordiamo come Allegri si sia lasciato in malo modo con il Milan, dopo una stagione e mezzo caratterizzata da una sfilza di insuccessi e delusioni: eppure, ora che lo stemma sulla sua (sempre impeccabile, come da suo precetto stilistico) giacca è quello della Juventus, è ritornato “Allegri, l’allievo di Galeone che riportò il Milan a vincere”, e il suo talvolta scarso carisma è diventato il ritratto di un uomo “aziendalista, educatamente schietto, se necessario pungente“. C’è chi si spinge ancora oltre, descrivendo l’ingaggio della Juve come la ripartenza di un tecnico “giovane, ambizioso e vincente”: nessuno dei tre aggettivi si adatta al ritratto (quanto realistico, spetti ad ognuno giudicarlo) dell’allenatore imbolsito, poco ambizioso e ancor meno vincente tracciato dagli articoli degli ultimi due anni.

La grande incognita per Allegri, comunque, era il rapporto con Pirlo, separatosi dal Milan quantomeno bruscamente tre anni fa e, almeno a detta della voce dei media, principale protagonista dei tre scudetti della Juve di Conte. Si era detto di tutto, fintanto che Allegri era al Milan, arrivando alla citazione letterale di ampi stralci della biografia del centrocampista: ma ora nessun problema. Ora si preferisce parlare di un “presunto litigio“, già ricomposto “facendogli intendere la centralità nel suo progetto tecnico“, ponendo così fine “alle incomprensioni del recente passato“, e di una “precisa scelta della società rossonera […] avallata anche da lui“. Ma l’apice si è raggiunto con una clamorosa rivelazione: Allegri avrebbe sempre tifato Juve, con il poster di Platini a troneggiare nella sua cameretta da ragazzo! Non l’ha detto in conferenza stampa, per non far pensare ad una stucchevole “captatio benevolentiae“: è anche modesto, per giunta. Il tecnico giunto in sordina dalla difficile esperienza rossonera ci ha messo soltanto 48 ore a diventare l’uomo giusto per guidare la Juve a nuovi e ambiziosi traguardi, e replicare al contrario i successi di Ancelotti al Milan: potenza dei media…

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.