kaka_gol_cento_gettyCerti amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano. Ma poi finiscono, questa volta per sempre. È ironico ripensare a pochi mesi fa quando questa canzone accompagnava i sorrisi compiaciuti di tutti i dirigenti rossoneri, riusciti nell’impresa di riportare “a casa” l’idolo indimenticato dei tifosi, Ricardo Kakà.

Un ritorno da lacrime, che ha commosso tutti, me compresa, annebbiando la realtà delle cose. Il Kakà 2.0, quello che è riapparso a San Siro 10 anni dopo, non era e soprattutto non poteva essere lo stesso giocatore, micidiale e decisivo, arrivato come un marziano in quel lontano 2003. Dopo gli infortuni, le delusioni, i periodi bui non poteva certo risollevare una squadra senza speranze e trascinarla verso i primi posti della classifica. Sì, era chiaro anche allora, ma la gioia di rivedere quel sorriso in rossonero aveva confuso un po’ tutti. Oggi, a mente lucida, mi rendo conto come forse il suo ritorno abbia avuto più un peso mediatico che altro, che Richi non avrebbe potuto fare miracoli e che, nonostante dispiaccia, la sua partenza verso le assolate spiagge della Florida sia più che giusta. Per la necessità di rinnovamento della squadra e sia per quegli 8 milioni di ingaggio che non peseranno sulle casse rossonere la prossima stagione e che potrebbero risultare utili per colmare dei buchi. Troppi buchi. Si tratta di 4 milioni di risparmio netti, certamente insufficienti per i 25 milioni chiesti dall’Hellas per cedere quello che sembrava ormai diventato l’unico vero oggetto del desiderio del mercato rossonero, Iturbe. Un ottimo giocatore, che nel 433 di Inzaghi poteva risultare perfetto e letale. Per arrivare a quella cifra non sarebbe bastato certo il risparmio dell’ingaggio di Kakà, né l’eventuale cessione di cartellini pesanti come quelli di Mexes o Robinho. Ora si pensa a Lavezzi, per cui il PSG chiede 15 milioni. Soldi che attualemente il Milan non spenderebbe. Servirebbe una cessione di livello, una vendita di milioni, ovvero la cessione di Balotelli. Tralasciando la questione acquirenti, che al momento paiono scarseggiare, mi chiedo se sia davvero utile improntare l’intero mercato in vista dell’acquisto di un attaccante come Lavezzi: vendere Balotelli significherebbe rimanere con due uniche punte, ovvero Pazzini e Matri. Non una situazione ottimale.

Come ho più volte ribadito io credo in Mario, credo meriti un’altra opportunità e il Milan di Inzaghi potrebbe essere la sua “volta buona”. Un Milan che si libera, finalmente di alcuni giocatori che a questa maglia non hanno più nulla da dare (vedi Silvestre ed Emanuelson) e un Milan che ha il coraggio di puntare su qualcuno come Saponara, voluto fortemente dal mister e che finalmente troverà il suo spazio. Non sarà il Milan di Kakà, ma potrebbe rivelarsi il Milan di Mario. Finalmente.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog