KakàIl ritorno di Kakà merita una riflessione approfondita. In queste ore ho cercato di andare al di là della mia emozione, della mia gioia infantile nel rivedere quel sorriso, quella mano sul cuore e quel viso pulito che tanto mi è mancato in questi anni. Si perchè Kakà, il bambino d’oro, è il simbolo di un periodo vincente, di tante soddisfazioni, di bel gioco, di una vera squadra e di un vero allenatore. L’accoglienza ricevuta ieri dimostra che i tifosi sono pronti a riabbracciare il numero 22 come se niente fosse successo, come se tutto ripartisse da quel giorno del 2009, quel giorno in cui dal balcone della sua casa in centro a Milano promise amore eterno ai colori rossoneri. Una promessa poi non mantenuta, un torto che il popolo milanista ha cancellato, come dimostrano i 200 tifosi che hanno accolto Kakà all’areoporto, lo hanno poi seguito alla clinica Madonnina per le visite mediche, hanno occupato l’intera via Turati, poi chiusa al traffico, per acclamarlo sotto il balcone delle sede rossonera dal quale il brasiliano ha sventolato l’amata maglia.

L’entusiasmo dei tifosi mi ha dimostrato come nessuno abbia mai smesso di amare questo ragazzo, e ha dimostrato l’enorme impatto emotivo che il ritorno del brasiliano avrebbe scatentato. La società ne era pienamente consapevole e chi parla di acquisto mediatico non sbaglia e penso che lo dimostrerà anche la presentazione ufficiale organizzata giovedì a Milanello, così come la decisione di schierarlo in campo nell’amichevole di Chiasso. Ho cercato di mettere da parte la mia emozione e i miei ricordi, cercando di capire se realmente Kaka sia solamente un acquisto mediatico e niente di più. Credo che non sia solo questo. Credo infatti che oltre al fondamentale entusiasmo che il brasiliano ha scatentato nei tifosi, Kakà porterà degli indubbi vantaggi anche sul campo. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’età non sia più quella degli inizi e che arrivi da 4 anni a Madrid molto difficili, costellati da infortuni, panchine e sostituzioni, anni di aspettative deluse e tanti rimpianti. Kakà sa che è questa la sua occasione per riscattarsi, per dimostrare di essere ancora in grado di trascinare una squadra.

Al Real è stato scavalcato da chiunque, da Ozil a Izco, ma è anche vero che in rossonero non esistono centrocampisti di tale caratura e credo che un Kakà anche solo al 50% valga molto di più di un Nocerino o di un Traorè. Tra un centrocampo senza Kakà e uno con il brasiliano penso che chiunque sceglierebbe il secondo: nonostante gli infortuni e le poche presenze, il talento e la classe sono rimasti immutati e mi considero fortunata se potrò assistere anche solo per poche partite a una delle accelerate del brasiliano. Nessuno si aspetta di ritrovare un Kakà come quello di 10 anni fa, ma è indubbio che il suo arrivo non potrà che aumentare il tasso tecnico della squadra. Sono in tanti a criticare le mosse di mercato della società, tra chi avrebbe puntato su un difensore, agli anti-Matri. Io credo che il Milan si sia comunque rafforzato, Matri sostituirà degnamente Pazzini fino a novembre e la difesa avrebbe forse avuto bisogno di qualche modifica, forse con l’arrivo di Astori avrei potuto definite il mercato estivo da 9. Vorrei però soffermarmi su un elemento decisaemtne positivo: la partenza da me tanto attesa di Boateng, di cui finalmente ci siamo liberati, guadagnando quei 10 milioni che, viste le prestazioni del ghanese, valgono come 100. E qui torno al punto di partenza: parte Boateng e arriva Kakà. Se me l’avessero detto qualche mese fa, non ci avrei mai creduto.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog