Milan 4312Alla tanto celebrata quanto sciagurata cena nella villa di Arcore, risalente ai primissimi giorni di giugno, oltre alla riconferma del fenomeno livornese in panchina, litri e litri di champagne versati da tutti gli amanti del bel giuoco nel globo per questa lieta novella, tra un rutto e l’altro è passata alle cronache anche la possibilità di un ritorno al passato, tatticamente parlando: dall’attuale 4-3-3 si tornerebbe al buon vecchio 4-3-1-2, il modulo col trequartista e le due punte tanto caro al presidente. Che poi la giustificazione ufficiale sia l’acquisto del sì giovane, ma ancora tutto da vedere, Riccardo Saponara (che, tra l’altro, potrebbe essere girato al Cagliari per Astori), è un’altra storia. Forse. Beh, comunque, il modulo col trequartista riporta alla memoria dolci ricordi, nemmeno troppo lontani: l’anno del diciottesimo scudetto, stagione 2010/2011, assistemmo alla nascita del Milan dei “3 mediani”, di Boateng trequartista e del “non abbiamo rischiato nulla”. Fu il trionfo di Massimiliano Allegri, che per non saper né leggere né scrivere mandò tutto all’aria l’anno dopo buttando nel cesso un campionato da stravincere. Ritornare al 4-3-1-2 può non essere una soluzione malvagia; è necessario, però, avere i giocatori giusti, cosa che sembra scontata ma che, in realtà, non lo è affatto: la stagione passata giocammo senza un effettivo esterno di destra, provando prima Emanuelson, con pessimi risultati, poi Niang, decente ma comunque fuori ruolo, e infine Boateng, tanto fuori ruolo quanto incommentabile. Un trequartista dotato di buona tecnica e un centrocampista con piedi discreti e capace di fare entrambe le fasi, sia rottura che impostazione, sono pedine imprescindibili per attuare questo scacchiere tattico: se proprio devo fare nomi, nomi plausibili, certo, ritengo Andrea Poli e Keisuke Honda buoni elementi per questo modulo.

Non mi soffermo sulla difesa: si è sempre giocato a 4 e si continuerà a farlo. Il (presunto) quartetto titolare, ovvero Abate-Zapata-Mexes-De Sciglio, mi sembra adeguato; certo, piacerebbe a tutti avere i “Top Player”, perdonate l’orrendo juventinismo, ma questo passa in convento e la difesa, per quanto sia da sistemare, non è la prima necessità. Lo è invece la mediana, dove il solo Montolivo predica in un deserto popolato da gente con ferri da stiro al posto dei piedi. Nonostante l’idea di un Milan-Barcellona con Flamini, De Jong e Muntari in mediana a riempir di pestoni le fighette catalane sia per alcuni allettante, per il sottoscritto sicuramente (amo il bel gioco, ma quando è troppo è troppo), il 4-3-1-2 con questo genere di giocatori è impraticabile. Poli e Honda, parliamo di giocatori buoni, nulla più, ma comunque utili alla causa, potrebbero alzare il nullo livello qualitativo del centrocampo permettendo così una manovra più ragionata e fluida. Considerazione su De Jong: Allegri lo ritiene un giocatore di “geometria”, e questo la dice lunga, ma sono dell’idea che, se si dedicasse solo alla fase di rottura lasciando ad altri l’impostazione della manovra, potrebbe essere più utile di quel che si crede. Poli-De Jong-Montolivo con Honda trequartista. Per ora è solo una suggestione, ma se sarà, sono sicuro che in giro si è visto di peggio. Ho parlato del 2011: quell’anno, con il 4-3-1-2 e giocando buona parte della stagione con un centrocampo muscolare, vincemmo lo scudetto. Perchè non dovrebbe funzionare di nuovo? Semplice: quella stagione avevamo un giocatore che oggi non abbiamo e che era capace, da solo, di gestire la manovra offensiva: Zlatan Ibrahimovic. Per quanto Balotelli fisicamente gli si avvicini, tatticamente Mario ha bisogno di un supporto per poter giocare al meglio. Supporto che, esclusi cataclismi (e non mi sento di escluderli, sinceramente), risponderebbe al nome di Stephan El Shaarawy. Potenziale campione, ma con tutti i rischi del caso. Se dovesse rimanere, non possiamo che augurarci che questo “potenziale” si realizzi.

La via, dunque, è praticabile, ma assai rischiosa: vecchi problemi potrebbero ripresentarsi e l’ampiezza del campo è certamente il più importante di questi. Difatti, con questo modulo, il Milan ha sempre attaccato per vie centrali, giocando pochissimo le fasce e risolvendo spesso e volentieri la partita grazie a giocate individuali. Se a tutto ciò aggiungiamo l’incertezza sul mercato, la conseguente panchina “corta” e gli evidenti limiti tecnici presentati dal fenomeno livornese, è facile capire come questo cambio di modulo sia tutt’altro che cosa semplice e scontata. La strada è definita, ma i dubbi rimangono. Ancora una volta, il campo sarà giudice.

Giangi_Ceresara

Posted by Giangi_Ceresara

Classe '93, studente di Linguaggi dei Media in Cattolica, è redattore del blog da quasi un anno. Il Milan è la passione di una vita, nel bene e nel male rossonero per sempre.