C_27_articolo_96254_immagineprincipaleIl 28 maggio non riesco mai a scrivere niente. Perché mi viene una tristezza troppo forte. Dieci anni fa eravamo sul tetto del mondo, ve ne rendete conto? Dieci anni fa noi eravamo i campioni d’Europa, e il calcio italiano era il più bello e onorato del mondo. Poi Calciopoli, gli sceicchi, il lodo Mondadori, la crisi – non necessariamente in quest’ordine. E il calcio italiano è diventato periferia d’Europa, e il Milan periferia d’Italia. Un tempo i più forti facevano la fila per approdare ai nostri lidi: il tempo, beninteso, in cui c’erano soldi in cassa. Ora, purtroppo, non ce ne sono, e la dirigenza si deve inventare un mercato a bilancio nullo: sarebbe normali in tempi di Fair Play Finanziario, in tempi in cui certi club, seppur indebitati fino al collo, non comprassero giocatori ipersopravvalutati dal Brasile in maniera poco chiara…

Comunque sia, i grandi giocatori europei, a parte pochi casi motivati da una grande motivazione personale (Balotelli, per intenderci), snobbano Milano e l’Italia. Una società intelligente, allora, andrebbe a pescare giovani nei campionati delle nazioni minori (come l’Udinese) o rafforzerebbe il proprio settore giovanile. Non nego che si stiano compiendo meritori sforzi in questo campo, e i risultati a livello giovanile si sono visti: ma quello che manca è il coraggio del grande salto. C’è chi, come Gabriel, naviga tra la panchina della prima squadra e la Primavera, anche in caso di problemi o prestazioni poco convincenti dei primi due portieri; c’è chi, come Cristante, viene invocato da più parti ma mai fatto esordire.

Il battesimo del fuoco per questi ragazzi deve essere veloce e indolore: superato il trauma dell’esordio, i migliori elementi del nostro settore giovanile hanno tutte le capacità di fare meglio di molti uomini della prima squadra. Sulla sponda rossonera di Milano, invece, si preferisce il bollito. Si rincorrono, come avvenuto prima solo per Kakà, le voci di un ritorno in rossonero di Pato, e, dulcis in fundo, si parla di un sondaggio per Rolando Bianchi. Rolando Bianchi? Ma siamo matti? Quando in Primavera abbiamo Ganz jr e Petagna, e abbiamo Comi in prestito?

Ma i giovani, in casa rossonera, hanno spesso preso – con poche eccezioni – la via del prestito. Per questo temo per le porcate che potrebbero avvenire in merito a Riccardo Saponara. Se lo era El Shaarawy, a maggior ragione è pronto anche per una maglia da titolare a Milanello: ma non può che persistere il timore che qualcuno metta i bastoni tra le ruote, come stava per accadere per il Faraone, mandando il giovane a “fare esperienza” in prestito. Ma il tempo dell'”esperienza”, per chi ha quelle qualità, è già passato: ora conta agire. Affinché il Milan torni grande, affinché il talento grezzo diventi puro. E il fallimento è lecito, se motivato da ragioni altre che da una palese incapacità.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.