Ingratitudine. E’ questa la parola che viene in mente ad ogni milanista in questo momento se gli parli di Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato, il papero appunto. Il suo comportamento dopo la partita di Champions vinta contro l‘Anderlecht ha lasciato tutti di stucco: dopo pochi minuti giocati controvoglia in cui riesce a procurarsi l’ennesimo infortunio e a segnare una rete di quelle della serie “questa la facevo anch’io” regalatagli da El Sharaawy, ha la grandissima faccia tosta di presentarsi alla stampa per provocare l’allenatore chiedendo più minuti in campo e minacciare la società di far intervenire il suo procuratore.

La stessa società che, seppur abbia contribuito alla sua rovina fisica con un programma di allenamento troppo intenso e sbilanciato, ha fatto di tutto per cercare di guarirlo portandolo in pellegrinaggio come un idolo pagano da specialisti in tutto il mondo. Un giocatore che a soli 23 anni ha subito qualcosa come quindici infortuni di media o di grande entità è indubbiamente un calciatore provato non solo nel fisico ma specialmente nella testa. Perché sicuramente MilanLab gli ha rovinato lo sviluppo dei muscoli, ma il cervello di quello che ormai è un uomo fatto e finito sembra essere rimasto quello del ragazzino che nel 2007 segnò, come sua abitudine fare negli esordi, contro la Dinamo Kiev in amichevole.

Galliani poveretto, ci aveva pure provato a darlo via agli sceicchi per prendere Tevez per quello che poteva essere il secondo pacco più clamoroso della storia rossonera dopo Kakà, ma purtroppo entrò in gioco l’altro elemento che sta aizzando il risentimento dei tifosi rossoneri nei confronti di Pato: il suo stato di “protetto” a causa della sua tresca amorosa con Barbara B. che ovviamente avrebbe mal digerito il suo allontanamento da quel di Milanello. Chissà forse se l’operazione fosse andata a buon fine oggi saremmo noi ad indossare lo scudetto sulle maglie invece che chi costruisce gli stadi a prezzi da discount.

Lo stesso Berlusconi però dopo l’ennesimo infortunio non può più tenere la testa sotto la sabbia e continuare a difendere un giocatore che a conti fatti, perde ogni centesimo del suo valore ogni secondo che passa e che non contento di ciò si permette anche il lusso di criticare le scelte dell’allenatore ( e forse qui non è il solo) portando ulteriore malessere nello spogliatoio alla vigilia di una gara fondamentale. Per quanto mi riguarda se Pato vuole andar via è liberissimo di farlo sempre ammesso che trovi qualche folle pronto a scommettere nuovamente sul suo futuro. Esclusi noi ovviamente.

Posted by Angelo Raffaele Torre

Responsabile dei LIVE ed editorialista. @RaffoTorre on Twitter