“Noi gente che spera” è il titolo di una canzone degli Articolo 31. Ma è anche il titolo che si potrebbe applicare alla stagione del Milan: dopo che tre settimane fa sembrava essere stata trovata la quadratura tattica, è arrivato il crollo casalingo con la Fiorentina e il ritorno al 4-3-3 con la falsa punta che già aveva fatto abbastanza danni. E, sorprendentemente, per una volta è andata bene, nonostante manchino gli interpreti a centrocampo.

E dopo le partite con Napoli e Anderlecht sembra essere tornata la fiducia nell’ambiente rossonero, sperando che non sia un’altra illusione; perfino Constant con l’Anderlecht non ha sfigurato, e nonostante il centrocampo a 3 con Montolivo unico a livello “da Milan” vicino a Nocerino e De Jong abbiamo assistito a una rimonta di due gol con il Napoli (segno che la squadra non si è scoraggiata nonostante i due gol presi in quella maniera, mentre mercoledì sera la squadra è uscita alla distanza. Con la Juve servirà ben di più, sia chiaro; e la formazione “migliore” che ipotizzo (ritorno al 4-2-3-1 con Zapata-Yepes centrali, Pazzini punta con alle spalle il trio Elsha-Bojan-Ema) non mi tranquillizza del tutto, specie per la difesa.

Ma resta un problema irrisolto: per quanto tempo il Faraone riuscirà a supplire all’assenza di gioco facendo contemporaneamente da trequartista, ala e punta? I momenti di forma massima non sono eterni, per cui bisognerebbe trovare o qualcuno che riesca a fare quello che fa lui (e nel Milan attuale non c’è nessuno) o arrivare a creare una mole di gioco tale per cui alla punta di turno, che sia Pazzini o Pato, arrivino tanti di quei palloni giocabili da riuscire a fare, addirittura, segnare uno dei due (possibile, con un altro allenatore). Per cui anche qui c’è da sperare che il momento di forma di Elsha duri il più possibile.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014

3 Comments

  1. Borgofosco

    Caro Peter il titolo è buono il contenuto è di un sano realismo tendente al pessimismo. A Napoli e Bruxelles si sono notati i prodromi di una rinascita del collettivo che prima, neppure contro il Chievo, si erano notati. Mi sono sbilanciato a dire che quel Milan c’è. Aspetto soltanto che alcuni campioni o presunti tali(Boateng, Pato e Robinho) ci dicano se vogliono oppure no contribuire alla rinascita del Milan. Con i se e con i ma non si costruisce nulla. Ci vogliono certezze e queste vengono da prestazioni confortanti(Mexes a Bruxelles). Sperare è l’unica cosa rimasta ai tifosi del Milan. Le certezze verranno se tutto il team comincerà realmente a credere, a partire dal suo presidente onorario e proprietario, di essere degni della storia e della tradizione di quella che ancora oggi è la squadra più titolata al mondo!

  2. pieroBENEDETTO
    piero Benedetto 23 Novembre 2012 at 17:09

    L’equivoco di fondo e’ che nn c’e’ gioco.- Partiamo bene dopo 110/15 minuti,la squadra si disunisce e perdiamo la bussola.- Siamo a ncora precari.-
    L’assetto ancora nn c’e, ed in difesa e’ da brividi.- Sperem in ben ForzaMilan

  3. post molto pessimista non condivido

    sinceramente dobbiamo giocare domenica sera in difesa sfruttando le ripartenze visto che la davanti abbiamo Bojan ed il faraone che sono veloci ed alla difesa della juve che manca probabilmente Chiellini , defezione importante

    il modulo 4 3 3 va bene sicuramente in trasferta da equilibrio

    in casa mettere Pazzini sperando che De sciglio lo serva ci può anche stare

    ma a quel punto a centrocampo devi giocare con almeno 3 centrocampisti più il Boa visto che hai di fronte la squadra italiana con il miglior centrocampo
    se no fai la fine come con la Fiorentina in cui i nostri 2 centrocampisti erano completamente in balia ed in inferiorità numerica contro i 5 centrocampisti viola

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