Più che una notizia ci è sembrato un pesce d’Aprile in colpevole ritardo. L’aveva riportata lunedì Dagospia, il noto sito di Roberto d’Agostino famoso per aver anticipato tante notizie sconosciute ai più e, soprattutto, averne toppate il triplo. Berlusconi si sarebbe stufato di Adriano Galliani – o forse delle provvigioni profumate che il nostro a.d. paga ai dirigenti amici per portarci in calibra campionissimi del calibro di Mesbah o Emanuelson: basti pensare alle trattative con il Genoa che hanno portato negli ultimi due anni in rossonero ben 14 giocatori che con la società del capoluogo ligure hanno avuto a che fare anche soltanto nominalmente ma – a discolpa di Galliani – tra questi troviamo Boateng ed El Sharaawy.

Il ruolo di amministratore delegato, quindi, dovrebbe andare a uno tra Fenucci e Biesuz: il primo attualmente in forze alla Roma (non una buona cosa, visti i non risultati dei giallorossi) il secondo, addirittura, col mondo del pallone avrebbe a che fare zero. Rivoluzione che dovrebbe portare in società anche Pep Guardiola sulla panchina di Allegri tecnico, lo sappiamo, mai gradito alla dirigenza specie dopo che Galliani, prima del derby d’andata dello scorso anno, gli ha rinnovato il contratto per due anni ma che dovrebbe portare anche e soprattutto Paolo Maldini in società. Abbiamo quindi raccolto i pro e i contro dell’affare e lasciamo che, liberamente, ognuno si faccia la propria opinione, al termine troverete la nostra.

Perché sì

Tra Berlusconi e Galliani non ci sono più buoni rapporti – e non è un segreto. Scelte non condivise, soprattutto in sede di mercato a partire dal rinnovo di Allegri che è diventata la vendetta dell’AD per il mancato affare Pato-Tevez. Ci sono torti da entrambe le parti: il primo non mette i soldi, il secondo li usa per cene da Giannino e commissioni ai procuratori amici – troppe. Allegri dopo la gara con la Fiorentina dello scorso anno non era più l’allenatore del Milan. E’ stato salvato da un “no” di Fabio Capello e, soprattutto, dal lauto ingaggio che Berlusconi avrebbe dovuto pagare per avere il ritorno di uno dei migliori al mondo sulla panchina rossonera.

Mazzone ha detto che Guardiola allenerà a Milano la prossima stagione e, soprattutto, lo stesso Guardiola sta cercando casa a Milano per il prossimo anno – notizia che mi è stata confermata da due differenti fonti. Attualmente Guardiola non è in Spagna ma è a New York con moglie e figli (questa ve la confermo direttamente io, dato che l’ho incontrato per caso durante le ultime vacanze) e non pare intenzionato ad occupare panchine durante questa annata. La cessione di Ibrahimovic e lo sviluppo di molti giovani in prima squadra, già durante questa stagione, potrebbe infatti andare in questo senso date le ormai note incompatibilità tra lui e lo svedese.

Perché no

Il motivo è uno solo: soldi. Liberarsi di Allegri costa, e costa circa cinque milioni di euro netti con le tasse. A questi vanno aggiunti l’ingaggio pesante di Guardiola e, soprattutto, i costi dei cartellini degli eventuali acquisti dato che difficilmente uno che era abituato ad allenare Xavi, Messi e Iniesta si accontenterà di Boateng, Muntari e Flamini. Berlusconi stesso ha smentito tutto – dando, come era forse ovvio, massima fiducia a Galliani e ai trofei che anche e soprattutto grazie al suo decisivo intervento in sede di mercato il Milan ha portato a casa negli ultimi 25 anni. L’esborso consistente dovrebbe inoltre avvenire alla vigilia del Fair Play Finanziario, cosa quantomeno improbabile, soprattutto qualora in caso di stagione negativa manchino i proventi derivanti dalla mancata partecipazione alla prossima Champions League.

C’è poi un aspetto puramente tattico: il Milan non ha mai preso un allenatore “top mondo” e ci ha costruito una squadra intorno. Al Milan nell’era Berlusconi l’allenatore è sempre contato zero, è sempre diventato “grande” nel Milan e mai da altre parti prima di sedere sulla panchina rossonera. Di punto in bianco dovrebbe cambiare la politica societaria e lo stesso Berlusconi dovrebbe essere messo in ombra da un allenatore con cui confrontarsi da pari e discutere eventuali scelte tattiche: troppo per una primadonna come lui che lo scorso anno imputava (stavolta ingiustamente) ad Allegri il non aver espresso un gioco pari al Barcellona dopo il buon 0-0 strappato nella gara di San Siro. Senza considerare che la prossima estate potrebbe essere impegnato politicamente (di giorno con Mubarak, di notte con la nipote), anche se, per il bene del paese, è meglio che questo non accada.

In conclusione

Penso che Guardiola a Milano arriverà, ma arriverà sulla sponda nerazzurra. Due anni di Stramaccioni, per una Inter che come noi è in transizione, sarebbero veramente troppi e sappiamo quanto Moratti sia decisamente meno avaro di Berlusconi in sede di mercato. Il Milan sotto Berlusconi non lo vedo più vincente per l’evidente ragione del fatto di essere guidato da un uomo che ormai ha perso completamente il senno e il senso della realtà arrivando persino a non mantenere promesse fatte in pubblico come le cessioni di Kakà prima, di Ibra e Thiago poi. E’ evidente che il risanamento dei bilanci sta portando il Milan verso la cessione al primo acquirente che vorrà offrire il prezzo che effettivamente questa società vale (e non la valutazione pompata a 800 milioni di Berlusconi). Tra questi sicuramente non ci sarà Ferrero la cui famiglia, nonostante sia tifosa della squadra, viene periodicamente accostata al Milan: chi li conosce bene sa che mai spenderebbero nel calcio un investimento che, attualmente, è valutato come a fondo perduto.

Spendere ora per rifare la squadra sarebbe un errore, sia perché vietato dal Fair Play finanziario sia perché vorrebbe dire non camminare più con le proprie gambe ma continuare ad essere ostaggi delle voglie del presidente – il Milan oggi è tornato ostaggio delle voglie di Berlusconi dopo che Galliani nel 2010 era riuscito con un lavoro certosino dei bilanci ad avere una squadra competitiva per i primi tre posti senza intaccare il monte stipendi – nel mezzo gli acquisti di Robinho e Ibra e la cessione di quest’ultimo che hanno di nuovo mischiato tutto. Se soldi devono essere spesi che siano nell’ottimizzare le risorse, abbassare il monte stipendi e cercare di acquisire San Siro come stadio di proprietà nel momento in cui l’Inter lo lascerà. Sarebbe bella una scossa per uscire da questa stagnazione, ma ad oggi rimane un’utopia. Come, appunto, la marmotta che confezionava la cioccolata nella famosa pubblicità.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.